Zingaretti sa solo aumentare le tasse Non si stupisca se poi vincerà Grillo

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Matteo Renzi, se non diminuirà le tasse, è destinato a perdere le prossime elezioni politiche. Lui, gli va dato atto, a livello nazionale ci sta provando, ma gli esponenti del Pd che governano gli enti locali non lo seguono. La regione dove è esplosa Mafia Capitale, ad esempio, ha portato l’Irpef all’aliquota insostenibile del 3,33% e lasciato l’Irap vicina al 5%. Puro populismo fiscale di matrice culturale post comunista che avrà il solo effetto di regalare il governo dell’Italia a Beppe Grillo.

Del resto l’insegnamento inglese è emblematico. Dal 1979 ad oggi, cioè in ben 36 anni, solo Tony Blair ha saputo battere alle elezioni i conservatori. La ragione è semplice: il premier laburista non aveva aumentato le tasse. Blair era sensibile all’idea di uno stato low cost e di una pressione fiscale altrettanto contenuta. Dopo di lui sono riandate in scena le solite proposte sindacatocentriche e tutte all’insegna dello slogan «più tasse, più spesa pubblica». Non sorprende che il Labour di Gordon Brown e Ed Miliband sia stato sconfitto.

In Italia Renzi rischia la stessa fine: quella di rinchiudersi nel solito elettorato minoritario del Pd fatto di cooperative, pensionati retributivi e pubblico impiego. Il Lazio da questo punto di vista è un caso di studio perfetto. Schiacciato da un debito vicino ai 13 miliardi di euro e con una spesa sanitaria annua di 12,170, anziché agire alla Blair ha pensato bene di fare tutto l’aggiustamento sul fisco e su una minoranza di contribuenti: quelli con il reddito annuo superiore ai 35 mila euro. I «ricchi», evidentemente, nel modo di pensare della giunta Zingaretti. Quelli che Blair avrebbe, invece, considerato il target irrinunciabile per vincere le elezioni. Lo scenario lo certifica la Corte dei conti nel suo ultimo rapporto sul bilancio della Regione Lazio: «In effetti questa sezione regionale di controllo ha avuto modo di accertare che il disavanzo prodotto nella sanità del Lazio è stato coperto integralmente, almeno fino ad ora, dalle maggiori tasse gravanti sui cittadini e sulle imprese del Lazio (aumento dell’addizionale Irpef e dell’Irap)».

Far pagare tanto a pochi lasciando godere i moltissimi evasori che, magari con molte proprietà e patrimonio, dichiarano solo 20.600 euro annui, è demagogia fiscale non politica economica da sinistra del ventunesimo secolo. In Italia sopra i 50 mila euro annui di reddito si collocano solo il 5% dei contribuenti e praticamente da soli, secondo Zingaretti, questi dovrebbero risanare la sanità laziale. In questo contesto, sorprendersi di un Pd sconfitto dal M5S alle prossime elezioni è un lusso intellettuale consentito solo agli ex comunisti.

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