Vigilare per una Europa coesa

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La crisi economica che ha investito tutto il mondo è innanzitutto un fallimento della politica. I meeting internazionali che si succedono ci offrono risultati sconsolanti che non risolvono i grandi problemi strutturali che ci hanno investito. Ci si aspetterebbe dalla politica una reazione forte, la scrittura di nuove regole per l’economia e la finanza, in grado di non farci correre più rischi come quelli che ci hanno colpito e la promozione di politiche comuni per assicurarci una pronta ripresa.
 
 
Assistiamo invece alla solita recita della litania che chiede una moneta stabile e il pareggio dei bilanci pubblici e tutta la discussione fatta a livello europeo non ha fornito quei necessari cambiamenti di sistema, convinti come sono molti, che tagliare la spesa e alzare le tasse contribuirà a migliorare la fiducia per le imprese e questo espanderà l’economia.
 
 Nel frattempo però, come in un film di cui già si conosce la trama , prima la Grecia e ora l’Irlanda, dopo aver assunto misure drastiche di austerità e forti tagli alla spesa pubblica sono comunque considerati dai mercati fortemente a rischio.
 
 In questo cupo contesto apprendiamo che dal primo gennaio a livello europeo si insedieranno le nuove Authority Europee dei mercati. L’Esma per i mercati dei valori mobiliari, l’Eba per le banche e l’Eiopa per le assicurazioni potranno rappresentare una tutela di sistema per rischi presenti nel mercato europeo.
 
 Si apre così un cantiere per la regolamentazione economica della Europa comunitaria, che se pur con i limiti dei giudizi successivi della Commissione e del Parlamento europeo rappresentano una novità nello scenario della “Vigilanza” europea.
 
 Un passo avanti rispetto ad una politica che non vuole cedere quote di sovranità nazionale con il vantaggio di avere regole uniche. Un passo avanti subito fermato dalla indisponibilità tedesca, e non solo, ad emettere EuroBond per affrontare i problemi di debito già previsti per il salvataggio degli Stati a rischio. Un sistema che dovrebbe progressivamente emettere titoli fino al 40% del Pil della U.e. e dei singoli Stati, contribuendo a prevenire future crisi e ribadendo l’irreversibilità della scelta Euro.
 
 La posizione della Germania e dei suoi alleati, che segnalano la loro indisponibilità a queste proposte, indicano come ancora le leadership di quei Paesi si confermano imponendo sacrifici agli altri.
 
 Anche il sindacato del “dialogo sociale” deve trovare nuove e più incise modalità organizzative e di intervento per poter efficacemente rappresentare, nella prospettiva della costruzione di nuove regole comuni, gli interessi collettivi dei lavoratori europei.
 
La speranza è che insieme l’Europa possa trovare una strada diversa da quella indicata da chi ci chiede di uscire dalla crisi facendo pagare il conto a milioni di disoccupati che rischiano di rimanere senza una prospettiva.

illustrazione: shaun tan 

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