Un’anticipazione della busta arancione

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In attesa che, come in altri paesi a più alta civiltà fiscale, l’Inps dica a ciascun contribuente qual è la situazione attuale e prospettica della sua pensione (in Svezia il documento arriva a casa in una bella busta arancione), la Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato un aggiornamento dei tassi di sostituzione per i lavoratori italiani (rapporto prima pensione su ultimo stipendio).
Un primo dato che si ricava dal documento è il sensibile peggioramento dovuto all’entrata in vigore da gennaio 2010 dei nuovi coefficienti di trasformazione del montante in pensione.
Per chi andrà in pensione come lavoratore dipendente tra 10 anni il tasso di sostituzione lordo scende dal 62.1% al 60.1%; per chi andrà in pensione tra 20 anni si passa dal 57% al 55%.
In termini netti (cioè dopo le imposte) tra 10 anni si percepirà come pensione pubblica il 70% dell’ultimo stipendio invece del 72% calcolato in passato; tra 20 anni il 65.1% invece del 67%.
In sintesi, un taglio netto di 2 punti percentuali, causato da un lato dall’allungamento della speranza di vita e dall’altro dalla necessità di non mandare fuori controllo i conti pubblici (Atene docet per Roma). Sarà questo il primo importante dato della busta arancione: caro lavoratore, quando andrai in pensione tra 20 anni percepirai 650 euro netti al mese (in valuta di oggi) contro gli attuali 1000 netti mensili.
Un secondo dato riguarda la previdenza complementare. Dal documento, infatti, si può ricavare un’indicazione operativa sul da farsi per non trovare brutte sorprese al momento del pensionamento (a 63 anni, con 35 anni di contributi) e colmare il gap previdenziale tra la pensione di pubblica (primo pilastro) e l’ultimo stipendio.
Ponendosi come obiettivo il mitico 80%, la tabella 1 mostra a quanto deve puntare la previdenza complementare per dare relativa tranquillità al futuro pensionato.
TAB. 1 Tassi di sostituzione netti per lav. dipendenti (RGS, 2009)

Anni alla pensione:
10
20
30
40
50

Pensione pubblica
69.9%
65.1%
62.5%
61.9%
61.0%

Pensione complementare
10.1%
14.9%
17.5%
18.1%
19.0%

Totale
80.0%
80.0%
80.0%
80.0%
80.0%

Chi andrà in pensione tra 10 anni ha un 10.1% da colmare; tra 20 anni un gap previdenziale del 14.9%. Per un lavoratore autonomo le percentuali sono rispettivamente 18% e 29%.
Cosa significa questo in soldoni?
Con alcune ipotesi semplificatrici e una redditività netta del fondo pensione al 4% (2% in termini reali), la Tab. 2 mostra i versamenti iniziali (crescenti al tasso d’inflazione del 2%) necessari per colmare il gap e procurare una adeguata pensione di secondo pilastro (rivalutata all’inflazione). 
TAB. 2 Versamento annuo iniziale con rendimento finanziario al 4%

 
Rendimento netto del Fondo Pensione

 
4%
4%
4%
4%
4%

Anni alla pensione:
10
20
30
40
50

reddito corrente di 12 mila
€ 2005
€ 1336
€ 942
€ 656
€ 493

reddito corrente di 24 mila
€ 4010
€ 2672
€ 1883
€ 1311
€ 986

reddito corrente di 36 mila
€ 6015
€ 4007
€ 2825
€ 1967
€ 1478

Se mancano solo 10 anni alla pensione servono ben due mensilità all’anno di risparmio previdenziale. Se l’orizzonte è invece di 20 anni è sufficiente 1.3 mensilità e su 30 anni meno di una mensilità.
Naturalmente, se i mercati finanziari sul medio-lungo termine daranno redditività più elevate (es. un rendimento medio del 6%) il versamento iniziale necessario è di una mensilità per 20 anni e circa 2/3 di stipendio mensile se ci sono 30 anni davanti (Tab. 3). 
TAB. 3 Versamento annuo iniziale con rendimenti finanziario al 6%

 
Rendimento netto del Fondo Pensione

 
6%
6%
6%
6%
6%

Anni alla pensione:
10
20
30
40
50

reddito corrente di 12 mila
€ 1832
€ 1095
€ 686
€ 421
€ 277

reddito corrente di 24 mila
€ 3664
€ 2189
€ 1372
€ 842
€ 553

reddito corrente di 36 mila
€ 5496
€ 3284
€ 2058
€ 1263
€ 830

A questo punto occorre fare un accorato appello anche ai media: non si chiami più la pensione complementare “pensione di scorta”. Questa, come la “ruota di scorta”, sembra essere utile solo in caso di foratura. Invece, la pensione complementare è fin da oggi indispensabile non per un generico senso di prudenza ma per una elementare necessità di sopravvivenza: restando in metafora, da tempo c’è un buco nei conti pubblici e la pensione Inps si è già sgonfiata. Senza la pensione complementare si resterà con le gomme a terra.

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