Una frustata all’economia

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 La letteratura degli anni Ottanta ha abituato gli economisti a ragionare in termini di credibilità e reputazione. I concetti sono piuttosto semplici. Il policy maker che intenda conseguire un obiettivo è facilitato nel suo compito se gli operatori ritengono credibile il suo annuncio, adattando di conseguenza le proprie scelte e aspettative. Ad esempio, rinunciando a ritoccare i listini o a chiedere aumenti salariali, se l’obiettivo annunciato è una riduzione del tasso di inflazione; oppure anticipando le decisioni di investimento e di consumo se viene prospettato un intervento sul tasso di crescita.
La reputazione è invece una sorta di patrimonio di credibilità accumulato nel tempo, funzione diretta del grado di realizzazione degli obiettivi enunciati. E’ un argomento che diviene importante quando ci si trovi nella necessità di invertire andamenti inerziali o di ripristinare condizioni di normalità dopo il verificarsi di shock esogeni. In sostanza, la reputazione fa sì che il mutamento delle aspettative sia più rapido quando si fissi un obiettivo più ambizioso e, di contro, meno veloce quando ci si trovi di fronte a eventi avversi.
Non si tratta,insomma, solo di buttare il cuore oltre l’ostacolo, ma anche di disegnare obiettivi in grado di stimolare comportamenti virtuosi negli operatori economici. Avendo a mente questi principi, possiamo allora fornire una prima valutazione, necessariamente ex-ante, sul nuovo obiettivo di crescita annunciato dal governo.
La prima domanda da porsi è se l’annuncio di un incremento del Pil compreso fra il 3 e 4% sia credibile. Analizziamo i dati (grafico 1).
 
Andamento storico e previsto del Pil italiano: 1980- 2015

Negli ultimi trent’anni, il Pil italiano ha registrato un aumento compreso nella nuova fascia obiettivo (linee continue del grafico) solo sei volte e tutte negli anni Ottanta; la sola eccezione è rappresentata dall’episodio del 2000. Per sei volte è stata superata una crescita del 2% e in altre cinque occasioni si è saliti al di sopra dell’1,5%. Nella storia non troppo recente dell’economia italiana, incrementi del prodotto quali quelli annunciati costituiscono cioè una vera e propria rarità.
Volgiamo lo sguardo al futuro. Nell’ultima sezione del grafico sono riportati i valori di una previsione di consenso di 24 Istituti (linea verde), e gli obiettivi di crescita assunti dal Governo nella Decisione di finanza pubblica (linea blu). Come si osserva, questi ultimi presentano la caratteristica di essere molto al di sotto del nuovo target e al contempo superiori alle valutazioni del consenso. In altre parole, in considerazione di quelle che sono le stime prevalenti, sarebbe già un risultato eccezionale realizzare i valori delineati nella Decisione di finanza pubblica. Correggere questi ambiziosi obiettivi al rialzo non sembra un viatico per rafforza la credibilità dell’azione di governo.
Veniamo al secondo punto. Quelli fin qui esposti sono, in realtà, i dati del problema, nel senso che descrivono le condizioni di crescita stagnante in cui è caduta l’economia italiana. Dal momento che l’intento del Governo è di superare queste condizioni, limitarsi a evidenziare i risultati del passato non è un esercizio esaustivo. La valutazione deve riguardare anche la capacità di indurre effettive discontinuità sugli andamenti correnti. L’attenzione si sposta cioè al concetto di reputazione e la domanda diviene: nel passato, quando ha annunciato di voler imprimere un’accelerazione del tasso di crescita, il governo è riuscito a tenere fede ai propri obiettivi?
Possiamo qui considerare i target assunti in avvio di legislatura dal presente governo, nella prima esperienza avviata nel 2001 e in quella corrente che ha preso inizio nel 2008 (tabella). L’osservazione è la seguente: nel Dpef 2001 si annunciava una crescita cumulata nella legislatura superiore al 16,6%, ma il risultato effettivamente conseguito fu inferiore al 5%; nel Dpef 2001 si assumeva un obiettivo più prudente, pari al 2.6% in termini cumulati per i primi tre anni di legislatura, ma gli andamenti effettivi ci consegnano un valore comunque più basso e addirittura negativo (-5.5%) a causa della grande recessione del 2008-2009.
 
La reputazione del Governo: fissazione e conseguimento degli obiettivi di crescita
 
Legislatura 2001-2006                                                  2002        2003      2004     2005       2006       cumulato
Obiettivi assunti nel primo Dpef di legislatura              3.1            3.2         3.1         3.1           3.1              16.6
Risultati conseguiti                                                             0.5              0          1.5         0.7           2                    4.8

Legislatura 2008-2013                                                  2008         2009      2010     cumulato
Obiettivi assunti nel primo Dpef di legislatura              0.5             0.9         1.2         2.6
Risultati conseguiti                                                           -1.4             -5            1           -5.4

 

Anche in questo caso l’analisi dei dati va presa con la necessaria cautela, non potendosi evidentemente imputare al governo la crisi finanziaria o gli eventi dell’11 settembre 2001. Resta però il fatto che l’attuale governo non ha una reputazione da poter spendere in termini di conseguimento degli obiettivi annunciati.
A ciò si aggiunga che:

l’intento di modificare alcuni articoli costituzionali attiva una procedura comunque lunga, il che rimanda l’impatto sull’economia;

il Piano casa, è stato già adottato e il fatto che non abbia fin qui conseguito i risultati sperati segna un altri punto a sfavore della reputazione del governo;

che sulla riforma dei servizi locali pesa la posizione conservativa del secondo pilastro della maggioranza;

che anche il Piano per il Sud è stato già varato ufficialmente qualche mese fa.

Tutto ciò non significa che imprimere un’accelerazione alla crescita sia impossibile. Più semplicemente, si vuole far notare quanto improbabile sia che gli annunci di questi giorni trovino un’accoglienza immediata nelle aspettative degli operatori. Conseguire obiettivi poco credibili, in assenza di un’adeguata reputazione, richiederà, pertanto, un duro lavoro.            

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