Un “gratta e vinci” fiscale per la riduzione dell’evasione

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L’idea è molto semplice ma presenta al tempo stesso grandi potenzialità per la lotta all’evasione. Essa è circolata ma in modo ancora esoterico e non si è aperta su di essa una vera discussione. Invece secondo noi essa merita una riflessione seria e convinta in sede tecnica e una giusta considerazione all’interno degli strumenti operativi per la lotta all’evasione.
Eccola: prevedere l’obbligo di rilasciare, a favore del cliente, anziché lo scontrino o la ricevuta fiscale, uno scontrino speciale, un “gratta e vinci”. Esso può avere diverse applicazioni concrete: ad esempio, un “gratta e vinci” avente valore nominale di giocata corrispondente a quanto speso – cosa che potrebbe permettere di incorporare, a sua volta, la valenza fiscale dello scontrino. Oppure uno scontrino con un numero seriale, al quale abbinare lotterie settimanali, quindicinali o mensili di importo variabile.    
Questo strumento è già applicato da diverso tempo e con un buon successo in Cina (Lottery Receipt Experiment, LRE), a Taiwan e in Corea e anche in altri Paesi asiatici che in quanto ad evasione ed economia sommersa la sanno lunga. Secondo un lavoro di Junmin Wan presentato al 64esimo Congress dell’IIPF, all’Università di Maastricht nell’agosto del 2008, l’esperimento è stato un discreto successo e nei settori in cui è stata introdotta la lotteria – negozi commerciali, ristoranti, eccetera – e imposte sulle società sono risultate maggiori del 17 per cento di quelle degli altri settori – e la crescita del gettito di queste imposte in un arco di sei anni è stata del 21,5% più elevata rispetto alle altre forme di prelievo.
Questo strumento potrebbe avere un ruolo particolare nel nostro paese, data la diffusa propensione, nella cultura collettiva, al gioco, alle scommesse, a partecipare a lotterie e a tutto ciò che sfida la buona sorte – i dati sullo scommesse legate al calcio o il boom del recente win for life lo confermano. Esso potrebbe arrecare un contributo concreto a risolvere uno dei problemi più gravi, quello dell’evasione diffusa dei ricavi e compensi, in particolare da parte dei professionisti e delle imprese con volume d’affari sotto i 5 milioni di euro.
Larga parte del problema, come ormai tutti sanno, deriva semplicemente da ragioni tecniche di natura oggettiva, che rendono troppe morbide le regole fiscali di comparto, in particolare nel determinare i ricavi in sede Iva e i costi deducibili. Il nostro sistema ancora oggi è basato sulla buona fede spontanea del contribuente, dato che tecnicamente permette a chiunque di poter largamente nascondere al Fisco le cifre che desidera, potendo occultare in contabilità parte stessa dei ricavi o gonfiare i costi.
 
Fino ad oggi, infatti, ancora non è stata escogitata in sede tecnica una qualche misura di contrasto e di conflitto di interessi tra venditore ed acquirente che si sia dimostrata efficace a livello di massa e che non presenti costi elevati o difficoltà enormi di gestione pratica, come attestano le dichiarazioni Iva e la perdurante iniquità delle dichiarazioni annuali Irpef, da ultimo con riferimento all’anno d’imposta 2007, esiti che ancora oggi sono sempre gli stessi, come più di 30 anni fa!
L’Irpef è ormai un’imposta sul lavoro dipendente e il numero risibile di persone che dichiara più di 100 mila euro di per sé rappresenta uno scandalo, soprattutto se lo si confronta con i numeri di individui che hanno comprato auto di valore, Suv, oppure altri beni di lusso, come motoscafi, case, eccetera.  
Vista in prospettiva, pertanto, l’attuazione di un meccanismo basato su quello che potremmo chiamare il sistema del “grattino fiscale” costituirebbe certo una delle applicazioni di eccezionale efficacia fra tutte le declinazioni astrattamente possibili del conflitto di interessi tra contribuenti Iva e consumatori. Si tratta infatti di  trasformare lo scontrino fiscale in un documento pieno di valore non solo dal punto di vista del Fisco, ma – nel contempo – anche dal punto di vista del cliente che paga per il bene o servizio acquistato (ma che, viceversa, nel contesto attuale è portato a considerare lo scontrino alla stregua di un pezzo di carta straccia). 
 
In tal modo, nel consumatore potrebbe nascere finalmente una motivazione precisa a farsi consegnare sempre, più realisticamente spesso, da parte dei venditori, artigiani o professionisti, il fatidico grattino fiscale. Una spinta che – evidentemente – anche di fronte a un una spesa di esiguo valore, potrebbe essere vissuta addirittura con entusiasmo, nella prospettiva di una vincita che, anche per un acquisto minimo, promette di cambiare la vita a chiunque.  
Chi, fra la massa dei clienti, si priverebbe una sola volta di questa chance? Chi più rimarrebbe indifferente di fronte a colui che si rifiuta di consegnare il grattino fiscale in misura pari a quanto speso? Potrebbe nascere davvero un conflitto di interessi basato sull’alea e sul gioco. Si potrebbe sostenere ottimisticamente che questo sistema possa anche invogliare i consumatori a preferire chi commercia nella legalità, rispetto all’operatore abusivo, che potrebbe subire invece una condanna “economica” e quindi implicitamente anche una sociale.
E’ intuitivo capire come in questo modo lo Stato finisca per trasformare i cittadini-consumatori in un esercito di controllori involontari, contenti però di essere alleati, capaci nel proprio interesse di garantire, sia pur indirettamente, che i ricavi annui dichiarati al Fisco dai titolari di partita Iva siano il più possibile vicini a quanto davvero incassato.
Vanno naturalmente studiati i dettagli tecnici e operativi e meglio comprese le reali potenzialità di questo strumento; ma a noi sembra che una riflessione seria sia giustificata.
Un primo punto di grande valore da sottolineare è che con questo sistema verrebbe meno l’obiezione che si è sempre fatta alla vecchia idea del conflitto di interessi, della deducibilità parziale o totale degli scontrini fiscali. Quella cioè che l’agenzia delle Entrate si troverebbe poi a dover controllare una mole ciclopica di scontrini fiscali che oltre a far esplodere i costi dei controlli e della compliance, non garantirebbe la fedeltà degli stessi scontrini, vanificando la stessa attività di controllo. Infatti, nel momento in cui venisse riconosciuta la deducibilità delle ricevute fiscali, è ovvio che verrebbero avviate attività di vere e proprie tipografie illegali di scontrini, da scambiare poi in un secondo momento, sul “mercato secondario” degli scontrini a un prezzo di favore – come già accade in parte in sede di Iva con le “cartiere”.
D’altro canto le esperienze concrete in tal senso – permettere ai consumatori/contribuenti di dedurre dalla loro dichiarazione dei redditi una parte degli scontrini relativi ai loro acquisti in alcuni settori – in alcuni paesi come Cipro Nord e la Bolivia non hanno dati risultati esaltanti. Anzi hanno messo in evidenza frodi, falsificazioni, la raccolta per strada degli scontrini gettati via nei supermercati (ad esempio, da chi non può beneficiare dello sconto, come turisti e studenti), un recupero di gettito molto contenuto e soprattutto un aumento vertiginoso dei costi di compliance per il contribuente e di controllo per l’amministrazione.           
Un secondo punto molto delicato è quello se legare l’importo della lotteria e del premio al valore della transazione, oppure se renderlo casuale. Nel primo caso è tautologico che vi sarebbe un ovvio interesse ad avere gli scontrini per lo più nei casi di acquisti di valore elevato, mentre il conflitto di interessi verrebbe in parte meno per importi piccoli o comunque più contenuti – rispetto ai quali, magari, le parti (venditore e consumatore) concorderebbero fra loro sconti vari sul prezzo. Naturalmente, il venditore potrebbe avere un chiaro incentivo a frazionare il valore della vendita singola in diverse transazioni e applicare uno sconto collegato al prezzo. Più forte appare perciò, proprio sul terreno del conflitto di interessi, la soluzione, adottata in Cina e a Taiwan, di una vera e propria lotteria, con scadenza temporale variabile, e soprattutto di importo conosciuto in partenza, ma non legato al valore della transazione, per cui l’incentivo a richiedere lo scontrino per poter beneficare, ad esempio, del premio settimanale di 100 mila euro, vale per tutti i consumatori o acquirenti. Si possono studiare varianti di questa soluzione più o meno complicate, con importi conosciuti in anticipo, oppure non noti a priori – ma solo, ad esempio, all’interno di un certo intervallo.          
 
Vi sono altri punti interessanti che andrebbero sviluppati e su cui è opportuno riflettere. Il primo è quello, ad esempio, se, per render più robusto il sistema, non convenga retrocedere una parte della vincita, o degli stessi premi, ai contribuenti onesti, che hanno evidenziato una notevole proficuità fiscale. Più è alto il volume d’affari dichiarato, più dovrebbero aumentare le probabilità che la stessa impresa o il professionista possano ricevere un premio (ai quali andrebbe quindi riconosciuto il diritto di partecipare, con una quota non simbolica, al premio eventualmente vinto dal cliente).
Il sistema andrebbe naturalmente studiato a fondo e introdotto con una ovvia gradualità, ponderando preventivamente anche qui i rischi inevitabili di truffe e contraffazioni. Le tecnologie informatiche ormai disponibili legate ai giochi e alle lotterie fanno però ben sperare al riguardo. Si pensi alle varie lotterie italiane e al fatto che le frodi e le contraffazioni sono molto difficili e appaiono molto limitate. Esse sembrano garantire almeno un unico vincitore. Il punto di forza della lotteria, per applicare il conflitto di interessi, sarà anche sicuramente un’azione di comunicazione diffusa al grande pubblico dei nuovi meccanismi, da attuare con campagne mirate di informazione e di illustrazione dei vantaggi potenziali del grattino fiscale. Il sistema va progettato, considerando anche i possibili riflessi sociali dell’operazione. Andrebbero ovviamente scongiurati meccanismi invasivi e pervasivi che favoriscano l’insorgere fra la gente degli intuibili rischi di condizionamento psicologico, compresi quelli di dipendenza morbosa dal miraggio della vincita promessa, che una diffusione eccessiva di lotterie potrebbe indubbiamente provocare. Ma ciò se pure in parte già accade e se vale l’obiezione morale di riscuotere entrate tributarie dal gioco e dalle scommesse, allora essa vale sempre…
Quanto alle possibili resistenze da parte dei molteplici protagonisti coinvolti, esse appaiono prima facie alquanto deboli. A noi sembra, anzi, che addirittura in questo caso il congegno sia in grado di mettere d’accordo tutti: cliente, commerciante, consulente fiscale e anche Amministrazione finanziaria.
Dal punto di vista del cliente, perché egli sarà quasi sempre più che interessato, per tornaconto personale, a entrare in possesso del grattino fiscale, almeno per un numero assolutamente preponderante di situazioni. Per l’artigiano-commerciante, poiché soprattutto quelli onesti, possono dare un colpo forte alla concorrenza sleale che oggi è operata dalle imprese concorrenti che riescono ad evadere: sia quelle dotate di partita Iva, le quali in futuro sarebbero costrette tutte a “scontrinare” fino all’ultimo euro, sia quelle totalmente abusive, le quali in futuro sarebbero facilmente riconoscibili, e quasi sempre scartate dal cliente, in quanto ovviamente non in grado di offrire la ghiotta chance della vincita fiscale. Per il consulente fiscale, poiché questi vedrà a sua volta aumentare i volumi ufficiali dell’attività di gestione aziendale da assistere professionalmente – anche se questa crescita potrebbe trovare una compensazione nelle minori richieste di escogitare pratiche elusive e di riduzione della base imponibile. Il sistema del grattino fiscale, infatti, è in grado di realizzare una emersione spontanea dei corrispettivi, senza necessità di modificare l’architettura attuale dei principali adempimenti fiscali. Anzi si verrebbe a generare, a catena, un trascinamento ulteriore in termini di emersione, con riferimento a tutti i componenti di reddito. Infine, dal punto di vista dell’Amministrazione finanziaria, perché finalmente essa potrà limitare gli accertamenti su base indiziaria e concentrarsi nella ricerca delle vere e proprie frodi in ambito fiscale.
 

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