Un esercizio etico della politica, si cominci dai prossimi sindaci

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Gli esiti delle ultime elezioni hanno tradotto in voti e in astensioni il quasi disgusto per la politica. I risultati sono stati disastrosi per il Paese, tant’è che ancora non si riesce a dare allo stesso un governo. Non uno qualsiasi, quello che gli serve.

 

Sul piano dei vecchi apparati, sono in molti ad attendere che i fumi della “protesta” si dissolvano, per fare in modo che si continui a ragionare come ieri. Il nuovo sembra tuttavia uscito male come “il melone bianco” di Carosoniana  memoria. Non entusiasma affatto per contenuti, ma neppure per stile. L’esempio più eclatante è dato dalla capogruppo grillina alla Camera che, oltre a collezionare gaffe, sembra essere antipatica al mondo intero.

 

Dunque, i professionisti degli apparati sono in attesa che salga la nebbia per raccogliere quanto più possibile.  Nel frattempo, c’è il rischio che si arrivi ad eleggere un Presidente della Repubblica che ricordi appena e male quello uscente. Un Presidente utile ad esperire i più ardui tentativi di formare il Governo, attraverso attribuzioni di incarichi eventualmente già convenuti. Un Capo dello Stato al quale, però, non residuerà altro che sciogliere il Parlamento per andare ad eleggerne uno nuovo, si spera almeno con il mattarellum.

 

Questo è quanto si presume che accada nell’immediato senza essere “zingara”! Per il resto, come si prepareranno i partiti, senza i quali non vi è ipotesi di democrazia realizzata e correttamente rappresentativa? Intanto, intorno e dentro essi si sta sviluppando un confronto. Per alcuni versi innovativo. Per altri vintage.

 

C’è chi pensa di rinnovare il proprio proponendo le formule (e i nomi) dell’altro ieri, magari arricchiti di lustrini. C’è che ritiene di modificare dal di dentro l’immodificabile, senza tenere conto degli eserciti che occupano gli organismi e che vivono di partito. C’è chi vuole ma non può. C’è, infine, chi si prepara a creare il nuovo sperando, a ragione, di attrarre quel consenso che oramai tutti hanno perduto irrimediabilmente.

 

Su tutti, poche le speranze in circolazione. Inesistenti nel centrodestra. Evaporate nella squadretta di Monti, oramai in disarmo. Condizionate nel PD dalla difficoltà di fare spazio alle nuove istanze. Al riguardo, (per mio conto) mi auguro un Renzi premier e un Barca leader politico, a capo di un partito autenticamente progressista, rigenerato all’insegna della volontà di rimanere distante dallo Stato in senso lato, ma democraticamente vigile sul Governo e autore di critiche senza sconti.

 

Un partito nuovo, come lo stesso Barca propone nelle sue 59 pagine, che non ingombri la PA e metta da parte gli arrugginiti e i faccendieri. Che cominci a scegliere bene i prossimi sindaci, da eleggere nel Mezzogiorno il prossimo mese di maggio. Quindi, occhio ai candidati!

  

Un consiglio da non sottovalutare. Si faccia di tutto per arrivare ad un esercizio etico della politica, tanto da renderla garante di ciò che è dovuto alle nuove povertà. A quei disagi economici imminenti e in espansione ai quali bisognerà dare risposte adeguate. Dunque, l’etica prima di tutto, come licenza per frequentare i prossimi concorsi elettorali. L’etica come fine e strumento di governo!

 

L’assenza di un sistema privato autonomamente produttivo e l’imminente pericolo di una filiera istituzionale pronta a saltare in aria, con la conseguente messa in discussione della sua attuale capacità occupazionale, esige una politica diversa. Più etica, ma anche attrezzata dei saperi.

 

Una politica che sappia esprimere ciò che serve a far diventare anche il Mezzogiorno comunitario, ove il nostro Sud rappresenta il baricentro geografico, protagonista e destinatario, nel suo insieme assoluto, delle nuove politiche dell’UE.

 

 

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