Strabismo fotovoltaico

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Con un Decreto legislativo approvato lo scorso 3 marzo il Governo ha rivisto parte del sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili. Tra le misure, quella che ha suscitato le maggiori proteste degli operatori è stata la retromarcia fatta sul Terzo Conto Energia destinato a sostenere il fotovoltaico, varato dallo stesso Governo appena la scorsa estate: la sua operatività, inizialmente prevista per il triennio 2011-2013, viene interrotta dal prossimo mese di giugno in vista di uno schema sostitutivo meno oneroso per la collettività. La decisione segue a sua volta la divulgazione di alcuni dati da parte del GSE in merito alle nuove installazioni fotovoltaiche1: lo scorso anno sono stati collegati impianti per poco meno di 2000 MW di potenza ed è stato dichiarato il “fine-lavori” per altri 3800 MW che – se confermati – farebbero salire a circa 7000 MW la capacità totale dispiegata sul nostro territorio. Un vero e proprio “boom” considerato che la potenza cumulata al 2009 era poco più di 1100 MW e che il Piano di azione nazionale per le rinnovabili (il PAN, anch’esso varato la scorsa estate) fissava un target pari a 8000 MW per il 2020. Con le installazioni è destinato ovviamente a salire anche l’onere complessivo delle agevolazioni: secondo le stime prodotte dall’Autorità per l’energia, il costo del solare fotovoltaico – già arrivato a 860 milioni nel 2010 – potrebbe raggiungere quest’anno i 3 miliardi di euro, sempre qualora tutti gli impianti dichiarati terminati entrassero effettivamente in funzione2.

Il dibattito politico-economico si è infiammato attorno all’opportunità e alle modalità dell’azione del Governo: da un lato la difesa del consumatore – che in ultima istanza sopporta l’aggravio in bolletta per sostenere il fotovoltaico -, dall’altro il sostegno a un comparto già con quasi 20 mila addetti3 ed espressione diretta di un modello di crescita sostenibile da un punto di vista ambientale. La complessa trattativa avviata attorno a queste legittime esigenze contrapposte e l’urgenza di rimodulare il sistema delle tariffe feed-in per fornire certezze immediate agli operatori rischiano tuttavia di far perdere di vista l’obiettivo prioritario in una prospettiva di medio-lungo termine: la necessità di irrobustire e completare una filiera produttiva nazionale “verde” competitiva e capace, almeno in alcuni segmenti, di garantire l’intero percorso che va dalla creazione di una tecnologia alla sua commercializzazione e diffusione.

Per avere idea di quanto siamo lontani da tale condizione, basta ripercorrere la dinamica degli scambi internazionali di beni per l’impiantistica delle fonti energetiche rinnovabili disponibile nella banca dati COMEX dell’Eurostat. Tra il 2008 e il 2010, le importazioni di tecnologie fotovoltaiche (celle/moduli) sono più che quintuplicate arrivando a superare su base annuale gli 8 miliardi di euro (nel grafico 1, appare evidente l’accelerazione registrata in occasione della messa a punto del Terzo Conto Energia recentemente bloccato dal Governo). 

Grafico 1 – Importazione di celle e moduli (milioni di euro, dati mensili)

Il dato, rilevante in termini assoluti, può essere guardato con diverse lenti.

Ipotizzando un costo medio dei soli moduli poco sotto ai 2000 euro /kW4, esso certifica che circa l’80 per cento degli investimenti destinati alla parte “core” degli impianti finisce all’estero: il fatturato maggiore fa capo ad imprese tedesche e soprattutto cinesi che insieme coprono i 2/3 della fornitura.

Nel 2010, il pesante dato negativo del fotovoltaico da solo ha “ribaltato” il segno del saldo commerciale italiano complessivo dei beni (da + 3 mld a -5 mld di euro).

Ragionando in termini meramente contabili, il flusso in uscita si è tradotto in mancata crescita reale per oltre 2 decimi di Pil (parecchio, considerato che l’Italia è cresciuta all’1,3 per cento).

Da un punto di vista occupazionale una parte significativa dell’impatto potenziale legato agli investimenti rischia di perdersi. E’ assodato infatti che nella filiera verde il ritorno maggiore in termini di posti di lavoro si ha nelle fasi più a monte della catena produttiva (costruzione/installazione) che non in quelle più a valle (gestione/manutenzione): in particolare nel fotovoltaico il rapporto è tendenzialmente di 2 a 1 5.

Un dibattito ridotto al “quanto” degli incentivi alla domanda per il fotovoltaico rischia di essere strabico e perdere di profondità se lascia fuori le misure dal lato dell’offerta necessarie allo sviluppo di un solido comparto produttivo verde, a cominciare da quelle di sostegno all’innovazione tecnologica. In quest’ultima prospettiva è indicativo dello stato dell’arte un confronto con la Germania dove l’industria delle rinnovabili è appunto maggiormente consolidata: nel caso italiano, a fronte di incentivi alla domanda sensibilmente più alti (almeno fino al Terzo Conto Energia), risulta inferiore la spesa settoriale in R&S, il numero degli incubatori in tecnologie verdi e, in generale, la capacità di innescare investimenti industriali privati nel ramo (grafico 26).

Un assetto troppo sbilanciato sugli aiuti alla domanda rischia di premiare le tecnologie (e le imprese) più mature e consolidate sul piano commerciale, penalizzando in ultima istanza una filiera ancora poco strutturata come quella italiana che invece dove puntare ad un elevato grado di innovazione: se è certamente auspicabile una conferma del sostegno al comparto, per evitare che si inneschino effetti perversi nelle importazioni, è però opportuno un ribilanciamento almeno parziale dell’impegno pubblico sul versante dell’offerta.

Grafico 2 – Un profilo di sostegno all’innovazione verde (Germania = 100)

1 L’evidenza è tratta dal Rapporto “Lo sviluppo dell’industria verde italiana:possibilità, prospettive, politiche”, CerNib, febbraio 2011.

 
2 Relativamente alla dinamica dei costi degli impianti fotovoltaici si veda ad esempio, “Il fotovoltaico, un investimento per il futuro”, A. Lorenzoni, 2010.
 

3 In questo senso, si veda ad esempio “Green Jobs, towards decent work in a sustainable, low carbon world”, Unep, 2008. 

4 Audizione informale del 25 gennaio 2011 presso la X Commissione del Senato.
5 Comunicato stampa del 7 febbraio 2011.
6 E’ una stima dell’occupazione diretta recentemente pubblicata da Nomisma Energia.

 
 
Pubblicato anche su www.centroeuroparicerche.it  

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