Strabismo autarchico

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Siamo alle solite. C’è sempre qualcuno cui non sta bene che si importi qualcosa e vorrebbe tanto la producessimo qui. Per Alessandro Carettoni in questo post è il fotovoltaico. Ma la logica sottostante è estendibile a tutto. A parte certe materie prime che proprio non si trovano sull’italico suolo o nelle italiche acque territoriali, dovremmo allora cercare di produrre tutto e avere come obiettivo l’autarchia.
 
In Europa gli Stati membri possono sussidiare le energie rinnovabili perché il regolatore della concorrenza – l’Unione europea – lo consente. Ecco perché lo consente o addirittura lo incoraggia.
 
Their (delle energie rinnovabili) use reduces our greenhouse gas emissions, diversifies our energy supply and reduces our dependence on unreliable and volatile fossil fuel markets (in particular oil and gas). The growth of renewable energy sources ALSO stimulates employment in Europe, the creation of new technologies and improves our trade balance.

ALSO in lettere capitali ce l’ho messo io.

Invece Carettoni rovescia tutto. Per lui non è più ALSO. Per lui “irrobustire e completare una filiera produttiva NAZIONALE ‘verde’ competitiva e capace, almeno in alcuni segmenti, di garantire l’intero percorso che va dalla creazione di una tecnologia alla sua commercializzazione e diffusione [è] l’OBIETTIVO PRIORITARIO in una prospettiva di medio-lungo termine”.

OBIETTIVO PRIORITARIO e NAZIONALE in lettere capitali ce li ho messi io.

Importiamo (orrore!) cellule fotovoltaiche dalla Germania e dalla Cina – in Cina si sta trasferendo in ogni caso gran parte della produzione di chiunque. Se importiamo dalla Germania è un bene per l’obiettivo secondario posto dall’Unione europea –“stimolare l’occupazione IN EUROPA, la creazione di nuove tecnologie e migliorare la nostra [DELL’EUROPA] bilancia dei pagamenti”.

EUROPA in lettere capitali ce l’ho messa io.

Se dovessimo sussidiare con i soldi pubblici produttori NAZIONALI a scapito di produttori tedeschi la Commissione aprirebbe subito una bella procedura d’infrazione.

Che disastro. Non solo ci viene proposto di subordinare e rallentare la lotta al riscaldamento globale e altri lungimiranti obiettivi alla politica industriale di Carettoni, ma nel farlo dovremmo pure violare i principi del mercato interno, la base su cui poggia l’intero processo di integrazione europea.

Sostituzione delle importazioni, politica industriale nazionale – un ritorno al passato in nome delle tecnologie di punta.

Se non produciamo impianti fotovoltaici – né pale eoliche o, per dire, turbine a gas – vuol dire che gli imprenditori italiani hanno puntato su altri settori. Ed è vendendo all’estero la produzione di questi altri settori che dovremo pagarci le importazioni di tutto. Ma che c’è di strano?

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