Stadi, infrastrutture sportive e territorio

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Come ho evidenziato nei precedenti articoli, ormai è cosa nota, gli stadi italiani sono obsoleti, scomodi e poco sicuri.  Ogni anno si assiste ad un calo sempre più rilevante di presenze allo stadio. L’ultima stagione calcistica ha registrato circa 280 mila spettatori in meno rispetto alla precedente. La AS Roma, nota per la passione della propria tifoseria, ha avuto, complessivamente, una diminuzione di circa 134 mila spettatori, un calo di circa 7 mila a partita (fonte stadiapostcards). Questo, ovviamente, non solo si riflette negativamente sui bilanci delle società peggiorando una situazione già squilibrata dal punto di vista costi-ricavi, ma significa, anche, meno possibilità di competere con le migliori squadre europee, le quali hanno stadi di proprietà e incassano mediamente 4/6 volte di più di quanto incassa la AS Roma. Lo stadio per i club italiani più che un centro di profitto è una voce di costo, la cui fonte di guadagno più rilevante, circa il 65% del totale delle entrate, proviene dai diritti TV. Uno studio di Stage Up dimostra che se i club di Serie A fossero proprietari e gestori dei loro stadi il fatturato aumenterebbe rispetto alla stagione 2009-10 di circa il 27%.
Cosa stanno facendo gli attori in gioco e le istituzioni per migliorare le strutture sportive? C’è una legge, già approvata dal Senato nell’ottobre 2009, ora ferma in Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in sede legislativa, che potrebbe permettere di modernizzare gli stadi italiani. La domanda sorge spontanea, perché la legge non viene approvata? La risposta: mistero. Il nodo cruciale sembrerebbe riguardare la normativa in materia di vincoli storici, archeologici e idrogeologici. Ma senza questi vincoli la legge rischia di trasformarsi in un importante cambiamento delle normative urbanistiche e di quelle che regolano i contratti pubblici, con il pericolo di una cementificazione selvaggia. Inoltre, manca l’accordo sia riguardo la distribuzione dei diritti TV, la FIGC vorrebbe lo stralcio dalla legge, e sia sulla parte dell’impiantistica di base. Da rilevare che rispetto al testo licenziato dal Senato la legge è stata arricchita di elementi che vanno al di la della costruzione degli stadi di calcio. Comunque, la realtà è che il progetto di legge è fermo in Parlamento.
In questo caso, perché non rispettare le norme e le procedure esistenti? Quali vantaggi avrebbe una legge specifica? I fautori della legge sostengono che servirebbe a snellire le procedure burocratiche così da velocizzare i tempi di costruzione. Inoltre, potrebbe garantire le così dette “compensazioni”, cioè quegli investimenti edilizi necessari ad ammortizzare in tempi più brevi l’investimento. Di contribuzione finanziaria da parte dello Stato, sia in conto interesse che in conto capitale, non c’è traccia, si parla solo di credito agevolato da parte dell’Istituto per il Credito Sportivo.
L’esperienza pratica, però, mostra una realtà in movimento nonostante la legge sia ferma in Parlamento. Il “caso” Juventus evidenzia che la legge non è necessaria quando ci sono da parte della società idee chiare, capitali e capacità di collaborazione con il Comune. Infatti, quest’ultimo ha tutto l’interesse, quando un progetto è ben equilibrato, a dare in concessione l’area perché introita risorse, nel caso della Juventus 25 milioni di euro. E, non avendo più gli oneri di gestione dell’impianto, ha più capitale da investire nell’impiantistica di base. Anche i tempi di costruzione sono stati rispettati. Il vecchio stadio delle Alpi è stato demolito alla fine del 2008, i lavori sono iniziati nel mese di aprile 2009 e l’inaugurazione ci sarà a fine agosto di quest’anno, pertanto la Juventus giocherà il prossimo campionato nel nuovo stadio. Da sottolineare due cose. La prima è che non si sono verificati i temuti tempi biblici per la costruzione dell’impianto. La seconda è che non c’è stata una maxi-speculazione edilizia in quanto le opere accessorie sono funzionali allo stadio. Inoltre, si sono formate code davanti al sales center di Torino per sottoscrivere i nuovi abbonamenti. Ciò dimostra che un impianto moderno, efficiente e confortevole costituisce un forte richiamo per il pubblico. I tifosi potranno guardare la partita, nel posto più vicino, a sette metri dal terreno di gioco. Un’altra cosa da evidenziare è che all’interno dello stadio non ci saranno più le gabbie, stile Catania, e la barriera tra campo e tribuna sarà alta circa un metro. Un importante passo in avanti per contrastare i tifosi violenti o chi si reca allo stadio per finalità non sportive.
L’esempio della Juventus ha fatto scuola poiché anche il Cagliari,  l’Udinese, e il Palermo si stanno attivando per costruire un nuovo stadio o migliorare l’esistente.  Tra queste, il Cagliari e l’Udinese sono già avanti con il progetto.  Il Cagliari, attraverso il Presidente Massimo Cellino, è la società che sta perseguendo il progetto più innovativo e originale. Il piano prevede delle tribune modulabili e un corpo centrale fisso per un investimento complessivo di 34 milioni di euro, di cui una parte sarà finanziata dall’Istituto per il Credito Sportivo. Riguardo ai tempi di realizzazione, l’obiettivo del Cagliari è di giocare la stagione calcistica 2012-13 nel nuovo impianto. Lo stadio ospiterà circa 24.000 spettatori e sarà costruito nel Comune di Elmas su un’area di proprietà della società, vicino all’aeroporto. La struttura ospiterà uno store della squadra, ristoranti e una serie di servizi per gli spettatori. Per il momento non sono previsti centri commerciali o altre opere edilizie che non siano strettamente accessorie allo stadio. E’ prevista una compartecipazione ai lavori tra il Cagliari e il Comune di Elmas per le opere di urbanizzazione. Il nuovo stadio S. Caterina, questo dovrebbe essere il nome, sarà il secondo stadio di proprietà di una società di calcio in Italia, dopo il Giglio di Reggio Emilia. L’unico problema, per la realizzazione dell’opera, potrebbe essere rappresentato da eventuali lungaggini burocratiche.
L’Udinese, con il presidente Giampaolo Pozzo, sta ultimando gli accordi con il Comune, proprietario dell’impianto, per la ristrutturazione-gestione dello stesso e per il diritto di superficie. Quest’ultimo dovrà avere una durata lunga sia per ammortizzare il costo della struttura, sia per garantire la banca erogatrice del finanziamento. Anche in questo caso, si sta raggiungendo un accordo con l’Istituto per il Credito Sportivo. Il nuovo stadio “Friuli” avrà una capienza di circa 25 mila posti, non avrà più la pista di atletica e sarà interamente coperto. Il costo complessivo dell’investimento dovrebbe aggirarsi a circa 25 milioni di euro. Un’altra cosa da sottolineare è che il presidente Pozzo sta ristrutturando lo stadio cercando di andare incontro alle esigenze dei tifosi e del territorio.
Un consiglio per i progettisti, bisognerebbe evitare di collocare queste strutture all’interno del tessuto caotico cittadino, come lo stadio San Paolo di Napoli e l’Olimpico di Roma. In quanto, in molte occasioni viene bloccato un intero quadrante della città. Tra cui il fiume di auto, moto, motorini e pullman che si riversano nella zona, sprovvista di metropolitana o trasporto su rotaia che arrivi direttamente in prossimità dello stadio. A ciò si aggiungano le conseguenze riguardo all’inquinamento acustico e dell’aria che sicuramente non è conforme alle vigenti normative europee e nazionali. Da rilevare, che la cosa che mi ha più colpito dell’O2 Arena di Londra è che durante l’evento girava sui vari schermi digitali la percentuale di persone arrivate all’Arena con i mezzi pubblici, il dato superava il 70%. Il posizionamento e la logistica per questo tipo di strutture sono il primo passo nel rispetto del territorio e delle persone che lo abitano.
In conclusione, queste esperienze dimostrano che non è poi così difficile costruire anche in Italia uno stadio di calcio. Sia il Comune che il privato potrebbero avere degli interessi convergenti. E’ sufficiente un po’ di buon senso, capacità di fare sintesi politica e rispetto per il territorio. Però, la legge sugli stadi potrebbe essere utile a svolgere un importante ruolo di semplificazione burocratica e a dare certezze a chi investe capitali. Inoltre, al Comune dovrebbe fornire delle direttive precise su come interfacciarsi con le società, senza ledere il principio di concorrenza.
Ed è dal territorio che si dovrebbe partire per costruire un impianto funzionale cioè capace di comprendere i bisogni, le necessità delle realtà economico-sociali che lo vivono, senza avere dei format costruttivi prestabiliti. Perché ogni territorio ha esigenze diverse, e ciò che deve essere assolutamente evitato è un intervento che non sia sostenibile nel tempo o che violi i piani urbanistici locali. E’ noto che è con l’urbanistica che si salva il territorio dalla speculazione. Per realizzare uno stadio non è necessario costruire un quartiere. Lo stadio deve essere messo al centro del progetto, non deve diventare la parte residuale. Solo se ben progettato, in funzione di ciò che dovrà ospitare, l’impianto sarà in grado di generare ricavi attirarando pubblico e partners commerciali. Producendo valore aggiunto per tutti gli stakeholder, senza il cui supporto l’impresa non è in grado di sopravvivere, in modo particolare facendo felice sia il cittadino che il tifoso.
Fig. 1: L’impianto è il cuore della pianificazione solo se ben progettato è in grado di innescare un circolo virtuoso.

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