Spending review, una “toppa” a tempo determinato

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La recente sentenza della Corte Costituzionale (n.193 del 19 luglio 2012) rappresenta l’ennesima debacle di quel modello del rigore fondato sulla linearità dei tagli e il contenimento della spesa pubblica “a prescindere”.
In tale decisione, infatti, il Giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 20, comma 4 e comma 5, lettera b, e, in via consequenziale, comma 5, lettere a, c e d, del decreto legge 6 luglio 2011, n.98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria) nelle parti in cui il provvedimento disponeva che le misure previste si applicassero “a decorrere dal 2013” e “per gli anni 2014 e successivi”.
Con ciò ha chiarito che tali misure non possono essere assunte “a tempo indeterminato”, bensì devono prevedere un preciso orizzonte temporale di applicazione e una ben definita scadenza.
Sulla base di una simile assunzione da parte della Corte, è quindi logico dedurre che essa stessa appare ben più di un campanello d’allarme per l’istituenda spending review.
Se, infatti, tali indicazioni valgono relativamente alle manovre d’estate del 2011, esse sono ancor più stringenti per l’attuale provvedimento normativo di revisione della spesa pubblica, che si troverà a dover fronteggiare il succitato pericolo di incostituzionalità.
Ed è dinanzi a tali “rimostranze” che viene da chiedersi perché si sia deciso, ormai da mesi, e si continui a pensare, ancor di più oggi, di poter risolvere l’annoso problema di una spesa pubblica inefficiente affidandosi supinamente all’occasionalità di cura palliativa una tantum, la spending review appunto, piuttosto che ancorarsi ad un sistema complessivo capace di consentire l’abbattimento degli sprechi e la riduzione dei costi inutili in modo sistemico e continuativo nel tempo.
In ragione di ciò, alle motivazioni fornite dal Governo per legittimare le scelte compiute per l’adozione di un metodo per razionalizzare la spesa pubblica, quale la spending review, si potrebbe controbattere, infatti, che un tale provvedimento “momentaneo” rischia di produrre un effetto minimale, simile a quello di un’aspirina somministrata ad un malato tumorale, e di risultare, addirittura, incostituzionale per la non determinatezza temporale della sua applicazione.
Ecco perché, a tal proposito, non occorrerebbe un puzzle di tagli indistinti e figli di criteri, anch’essi, del momento, ma un nuovo sistema ordinamentale alternativo della spesa pubblica, che tra l’altro sarebbe già pronto ai blocchi di partenza, il federalismo fiscale, che resta, tuttavia, dimenticato dal governo Monti e giace inattuato tra ritardi e rinvii, proroghe e retromarce, impossibilitato ad iniziare la sua corsa riformatrice.
Invero, ad oggi una razionalizzazione più proficua di quella ipotizzata attraverso la messa a regime del sistema dei costi standard non è data ancora conoscerla nel nostro Paese, sempre che non si voglia “gattopardescamente” cambiare tutto perché nulla mai cambi.
Procedendo nella direzione ormai segnata dal Governo, infatti, accadrà che ogni periodica spending review finirà per rappresentare un sollievo hic et nunc e non la “soluzione finale”, rimandando i problemi della spesa pubblica “sprecona” in avanti negli anni e restando schiavi, colpevolmente, di quel sistema infausto della spesa storica, che fino ad oggi i cittadini italiani hanno ben conosciuto sulla propria pelle.
Non cogliere ciò, intestardirsi sulle scelte dell’oggi e rimandare, ad esempio, l’adozione del pur ancora perfettibile paradigma dei costi standard, vera gemma preziosa del federalismo fiscale, sarebbe un grave danno per il sistema ordinamentale della Repubblica.

Resterebbe indubbia la necessità, per il bene delle future generazioni, di preferire l’obiettività scientifica di un modello di spesa sistemico alla discrezionalità umana del momento, così come la scelta sulla migliore convenienza di un costo standardizzato, figlio di un metodo oggettivo, alla soggettività dei pur valenti “supertecnici” chiamati oggi a guidare l’Italia.
Ecco perché è quanto mai necessario e urgente abbandonare, da subito, il sentiero dei tagli lineari e discrezionali e sposare immediatamente un nuovo sistema, di natura scientifica e di carattere duraturo, che ridia qualità, efficienza, efficacia ed economicità alla spesa pubblica; che riduca ogni inutile spreco; che affermi costantemente la garanzia dei diritti di cittadinanza ed i livelli di prestazione e di servizio, costituzionalmente da riconoscere ad ogni latitudine del Paese.
 Che risolva, insomma, ogni spreco e ogni disservizio contemporaneamente.

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