Sgravi fiscali per il lavoro agli under 35

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CORRIERE DELLA SERA – 10 maggio 2013

 

 

La situazione economica del Paese, stretto tra debito pubblico e stagnazione, è seria. Lo stato di sofferenza richiede provvedimenti robusti e concreti. È urgente una riforma fiscale che riduca la pressione sulle attività economiche. La pressione tributaria elevata concorre in modo decisivo a comprimere la crescita, insieme alla stretta del credito e, su un orizzonte più lungo, all’incertezza normativa, al peso della burocrazia, al divario tra Nord e Sud, all’assenza di una politica della ricerca.

 

Sia l’Ocse che il Fondo Monetario hanno sottolineato che, a parità di gettito, un riequilibrio del mix tributario può stimolare la ripresa. Non tutti i tributi, infatti, producono gli stessi effetti sulla crescita economica. E, purtroppo, in Italia il prelievo è gravemente sbilanciato proprio a sfavore del lavoro e dell’impresa, come ha ricordato su questo giornale Alberto Alesina ( Corriere, 4 maggio). Tuttavia, alle prese con la forte contrazione della domanda, il riequilibrio necessario non può certo basarsi, per il momento, sull’aumento delle aliquote sui consumi. E allora, che fare?

 

In primo luogo, serve liberare risorse con un piano credibile di riduzione della spesa pubblica, innalzandone drasticamente la produttività. Vasto programma? Forse, ma si tratta di una condizione necessaria e non rinviabile. In parallelo, pensiamo che il rilancio di occupazione, produttività e investimenti richieda un intervento d’insieme a sostegno del lavoro dei giovani. Da un lato, vanno cancellate le norme che ostacolano le assunzioni a tempo determinato. Dall’altro, vanno ridotti gli oneri sul lavoro – il cuneo fiscale e contributivo – incidendo davvero su incentivi e aspettative di imprese e individui. Un risultato, questo, che non sarebbe realizzabile con uno sgravio che si rivolgesse a tutti gli occupati ma rimanesse esiguo negli importi. Per dare risultati, infatti, la riduzione deve essere tangibile e valere nel tempo. Un taglio di entità adeguata potrebbe essere realizzato in tempi rapidi selezionando una platea ben definita di beneficiari, quella degli under 35: una generazione che fatica a trovare e a mantenere il lavoro e che, in assenza d’interventi adeguati, è condannata dalla demografia a un carico di contributi per pensioni e sanità sempre più gravoso negli anni a venire.

 

Ed è proprio agendo su questo carico contributivo che può determinarsi un impatto duraturo sulla capacità di creare posti di lavoro e, progressivamente, sui consumi. Per dare uno scenario realistico, abbiamo ipotizzato uno sgravio permanente di 8 punti percentuali, ripartito ugualmente tra impresa e lavoratore. Lo sgravio si applicherebbe, per il primo anno, ai cinque milioni di lavoratori dipendenti under 35 del comparto privato e, successivamente, ai nuovi assunti a tempo determinato e indeterminato sotto i 35 anni. L’intervento darebbe luogo sia a un aumento della retribuzione lorda assoggettata a Ire, sia a una riduzione del costo del lavoro, con effetti sull’Ires e sull’Irap. In avvio, i minori introiti sarebbero di circa 4,6 miliardi di euro, mentre negli anni successivi i flussi di neo occupati non indurrebbero incrementi repentini di fabbisogno.

 

Naturalmente, ogni riduzione della contribuzione al sistema delle pensioni pubbliche deve trovare la sua copertura, perché minori contributi significano meno risorse per finanziare le pensioni in essere. Sono risorse, queste, che è possibile trovare riducendo la spesa pubblica sui capitoli che meno impattano sulla domanda, inclusi i sussidi alle imprese e le tax expenditures più orientate alle lobbies. Per i beneficiari, lo sgravio di oggi corrisponde a una riduzione delle promesse pensionistiche per domani. Peraltro, il costo in termini di minori tassi di sostituzione non sarebbe elevato, tra 1,6 e 3,5 punti percentuali in relazione all’età, mentre un’accelerazione dei tempi d’ingresso e una maggiore stabilità lavorativa potrebbero compensare ampiamente questa riduzione teorica.

 

La coperta corta delle risorse richiede di fissare priorità chiare per il Paese. Vanno evitate dispersioni su troppi fronti ed è necessario concentrare gli sforzi su interventi in grado di determinare un’inversione di tendenza. Una misura forte per il lavoro dei giovani, finanziata tagliando la spesa pubblica, è uno dei cardini per la svolta che stiamo cercando.

 

Mauro Marè e Fabio Pammolli

 

 

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