Semplificazioni per Fisco e Welfare

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In questo articolo si vogliono condividere con il lettore alcune brevi considerazioni sulla semplificazione burocratica, qui intesa come “unificazione”. Alcuni suggerimenti operativi dovrebbero rendere queste note meno didattiche e, forse, più interessanti.

Gli esperti di sistemi complessi spesso dicono, tra il serio e il faceto, che un sistema complesso è in grado di fallire in infiniti modi e che, più grande è il sistema, maggiore è la probabilità che esso non funzioni. La pubblica amministrazione (PA) di un paese economicamente e socialmente avanzato come il nostro rientra certamente tra i sistemi più complicati da gestire. Federalismo, informatizzazione e semplificazione sono alcune delle risposte che la PA sta dando alla propria complessità. Tra gli obiettivi finali di questo genere di interventi c’è quello di trasformare la PA in un elemento di supporto piuttosto che di intralcio a imprese e famiglie. Molti cittadini conoscono per esperienza diretta quanto può essere aberrante e snervante, oltreché inevitabile, avere rapporti con l’amministrazione pubblica.

A livello aggregato, si possono citare le recenti stime elaborate dal ministero della Funzione Pubblica e da quello per la Semplificazione Normativa. La Funzione Pubblica ha misurato in oltre 21,5 miliardi gli oneri amministrativi, nelle materie di competenza statale, che ogni anno gravano sulle imprese. La Semplificazione Normativa ha quantificato in oltre 430.000 il numero degli atti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Utilizzando una stima prudenziale della Commissione Europea, la semplificazione potrebbe ridurre gli oneri a carico delle imprese fino ad un risparmio di circa 18 miliardi di euro annuali. Numeri che vanno letti alla luce degli svariati interventi sedimentatisi a partire dalle cosiddette “riforme Bassanini” degli anni “90. 

Ovvero, di strada da fare ce n’è ancora tanta. 
Un termine che ricorre spesso negli interventi di semplificazione è “unico”. C’è il Modello Unico e i Testi Unici in materia fiscale, lo Sportello Unico per le attività produttive, il Libro Unico del lavoro, il Documento Unico di regolarità contributiva, la Comunicazione Unica per l’avvio dell’impresa e così via. Ciò non può sorprendere. Una delle più urticanti perdite di tempo e denaro, frequentemente denunciata dagli amministrati, è l’avere a che fare con un labirinto kafkiano di interlocutori autoreferenziali, spesso organizzati a tenuta stagna e cioè predisposti per quel compito,
solo per quel compito e senza eccezioni “dalle…alle”. 

Se associare in modo univoco un operatore pubblico ad uno privato è una soluzione che spesso trova riscontri positivi anche presso il settore privato, si potrebbe pensare anche alla mappatura inversa. Ovvero, un unico PIN per ciascun cittadino in modo da averne a disposizione “in un click” il completo profilo di lavoratore, contribuente, risparmiatore e consumatore. Mentre la precedente associazione uno-a-uno consente risparmi al settore privato, il PIN consentirebbe alla PA di ottimizzare la gestione sia delle entrate che delle spese pubbliche. In realtà, una sorta di PIN c’è già: si tratta del codice fiscale, che ormai è andato ben oltre la caratterizzazione della sola dimensione contributiva del cittadino, accompagnandolo “dalla culla alla tomba” in molte delle sue decisioni economiche. Il codice fiscale, tra l’altro, è la base del motore di ricerca dell’Agenzia delle Entrate a cui è stato dato il nome “SERPICO” (SERvizio Per le Informazioni sul COntribuente).

Anche questo sistema può essere ricondotto alla logica della semplificazione come unificazione. 
Nel relativo data base, infatti, vengono convogliate le informazioni provenienti da fonti diverse che, talvolta, sono poco intercomunicanti. SERPICO consente di avere informazioni piuttosto dettagliate e aggiornate su ciascun contribuente. E’ possibile conoscere i redditi percepiti, i perimetri catastali di case e terreni posseduti, i dati relativi alle automobili, moto, barche, aeroplani. Ma si possono avere informazioni anche sulle spese sostenute per elettricità, gas, telefono, viaggi e simili. Infine, si può sapere se l’utente ha pagato contributi per colf e quale modello ISEE ha presentato per mandare il figlio all’asilo. Insomma, grazie al codice fiscale e a SERPICO si può tracciare un identikit multidimensionale e piuttosto particolareggiato del cittadino. L’Agenzia per le Entrate stima in 20 miliardi di euro il recupero dell’evasione per il 2011. Aspettiamo di vedere se SERPICO sarà riuscito nella sua funzione dichiarata di strumento per la massimizzazione delle entrate. Nel frattempo, si avanzano due suggerimenti operativi.

Prima proposta: se possibile, usare il codice fiscale anche come numero della patente, del passaporto e simili in modo da consentire a SERPICO di avere una mappatura più completa del cittadino. Anche quest’ultimo potrebbe apprezzare la semplificazione: la logica è infatti sempre quella della semplificazione via unicità. D’altronde, l’evoluzione di un codice nato “settoriale” in un PIN “globale” è comune a molti paesi. Negli USA, ad esempio, il social security number era all’inizio stato concepito per finalità di welfare, ma oggi è un elemento in pratica immanente nella vita quotidiana degli statunitensi. Andrebbero, comunque, affrontati i problemi legati al codice fiscale. Esso, nacque nel 1973 e non era pensato come PIN, bensì come promemoria anagrafico finalizzato, come suggerito dal suo nome, al cittadino-contribuente. Dovendo essere mnemonico, il codice fiscale ha dei difetti. Tra i principali figura senz’altro l’omocodia, cioè la situazione in cui diversi individui hanno lo stesso identico codice poiché omonimi e con gli stessi estremi anagrafici.

I dati disponibili dicono che ci sono 15.000 casi di “gemelli fiscali” che, per ora, vengono risolti dall’Agenzia delle Entrate. Il fenomeno è però certamente destinato a crescere, poiché la conoscenza dei dati anagrafici degli immigrati è sovente non completa, il che impedisce di determinare in modo adeguato il codice fiscale. Si pensi al caso in cui è noto con certezza solamente lo stato di provenienza e/o solo l’anno di nascita dell’immigrato: è ovvio che la probabilità di omocodia aumenta di molto. Carte con microchip e/o con dati biometrici potrebbero aiutare. In qualche regione, seppure con finalità settoriali, tessere del genere già esistono e funzionano. Seconda proposta: visto che è già operativo per accrescere le entrate della PA, perché non usare SERPICO anche per ottimizzare la spesa sociale? In fondo, è facilmente intuibile che la spesa per welfare non è altro che tassazione negativa. Ed è altrettanto immediato esemplificare come usare SERPICO al fine di distribuire al meglio i soldi pubblici. Chi evade, è poco o nullatenente per il Fisco: c’è dunque il rischio concreto che il falso incapiente risulti beneficiario di qualche bonus sociale. Una banca dati a 360° come quella gestita da SERPICO potrebbe evitare che al danno si aggiunga la beffa. Insomma, SERPICO anche come strumento di welfare per decidere l’accesso o meno a determinate politiche, servizi ed erogazioni di sussidi.

Appare opportuno concludere con qualche considerazione sui problemi connessi a sistemi in stile SERPICO. Anche trascurando la possibilità che vengano rubate informazioni particolarmente sensibili (è già successo), il principale problema di banche dati “orwelliane” è l’invasione della privacy. Qui la discussione sale ad un livello filosofico e nasce un dubbio amletico: dove finisce la
libertà individuale e cominciano i bisogni collettivi? Eliminando gli estremi assoluti dell’anarchia e del totalitarismo rimaniamo, comunque, con infinite possibilità concrete: dalla socialdemocrazia di tipo scandinavo al capitalismo più spinto. Più pragmaticamente è plausibile ritenere che la proposta qui avanzata di utilizzare SERPICO sia come strumento anti-evasione che pro-welfare, potrebbe rendere meno costoso per i cittadini cedere alla PA una parte della propria privacy. Anche cambiare il nome da codice fiscale a, diciamo, “codice assistenziale” potrebbe aiutare a rendere meno conflittuale il rapporto tra amministrati e amministrazione.
 
 

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