Ancora sulla vicenda Fiat:i problemi emergeranno lentamente
di RICCARDO PERISSICH - pubblicato il 26/05/2009 in RUE DE LA LOIL’articolo “FIAT, bumpy road to becoming a European champion” del 15/5 pone alcuni problemi reali e condivisibili. Con il pezzo pubblicato su Notre Europe in aprile ho cercato di delineare le grandi linee di un approccio europeo al problema dell’automobile. Non bisogna farsi illusioni: la consapevolezza della portata dei problemi che il settore deve affrontare a livello mondiale emergerà lentamente non solo fra i governi, ma anche fra i costruttori. Nel frattempo le imprese che, come FIAT, hanno deciso di fare da apripista dovranno confrontarsi con le posizioni frammentarie di governi preoccupati solo degli effetti di breve periodo sull’occupazione nel proprio paese.
A termine tuttavia, alcune questioni non saranno eludibili. La prima riguarda la sovraccapacità; se essa è così importante come pensano molti analisti, la ristrutturazione e le sinergie derivanti dal consolidamento in atto non potranno essere gestite con misure sociali poco dolorose, ma richiederanno chiusure di impianti. Dove? E soprattutto, a chi spetta la decisione? In secondo luogo inventare l’auto “ecologica” del ventunesimo secolo richiederà investimenti molto importanti che non potranno essere finanziati unicamente con denaro pubblico; il settore dovrà quindi ispirare fiducia al mercato. Ciò implica infine la necessità di dissipare ogni dubbio sulla gestibilità di grandi gruppi transnazionali. Non c’è solo il problema dell’integrazione delle culture manageriali, ostacolo con cui si sono scontrate sia Daimler sia Renault. C’è anche un problema di governance, se la prospettiva è quella della presenza teoricamente temporanea nei Consigli d’amministrazione non solo dei sindacati ma anche dei governi. Uno dei problemi più gravi di Airbus è che i problemi non vengono affrontati e risolti dagli organi societari, ma in incontri fra governi.
Un approccio genuinamente europeo non garantirebbe certo una gestione ottimale, ma quella nazionale è comunque destinata a rivelarsi fallimentare. Il governo americano si sta muovendo con accenti protezionisti, ma anche con una determinazione che manca all’atteggiamento di pura difesa dei governi europei. Del resto, immaginiamo cosa succederebbe se negli Stati Uniti la gestione della crisi fosse affidata ai Governatori degli stati interessati. L’attuale Commissione europea è riuscita a screditarsi in poche battute. Prima con le dichiarazioni irresponsabili di Verheugen sul caso Opel, poi con il rifiuto miope e difensivo opposto dalla Signora Kroes alla proposta Amato/Bonino: come se la difesa di una prerogativa essenziale come la tutela della concorrenza richiedesse di rinchiudersi in una torre d’avorio. Bisognerà quindi attendere la prossima Commissione in cui con un po’ di fortuna queste due persone non saranno presenti. Davignon, se ci sei batti un colpo.



