Rigore finanziario e crescita: le due gambe della politica economica

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È possibile coniugare rigore finanziario e crescita economica? Il Centro Studi Economia Reale proprio su questo tema ha prodotto recentemente una analisi dedicata alla politica di bilancio e alle prospettive dell’economia in Italia. Il lavoro prende avvio dalla considerazione che nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, in questa fase alla politica di bilancio viene stato assegnato l’obiettivo esclusivo di consolidamento dei conti pubblici, trascurando completamente le ricadute negative sulla ripresa e sulla crescita dell’economia nei prossimi anni.
Come noto, il richiamo al rigore finanziario e agli impegni del Patto di stabilità è stato espresso nelle ultime settimane da tutti i governi europei con una urgenza dettata dagli eventi critici dei mesi scorsi (crisi greca, rischio di attacchi speculativi ad alcuni paesi dell’Area euro). In effetti, per la prima volta dall’introduzione della moneta unica, lo scenario di crisi del debito in Europa e di collasso dell’euro, da mera ipotesi di scuola si è trasformato in possibilità più che mai concreta visti i livelli raggiunti dai deficit e dai debiti pubblici in diversi paesi.
Contro la politica economica essenzialmente rigorista in Italia e in Europa si sono sollevate molte voci autorevoli, soprattutto degli economisti, a sottolineare come questa impostazione non potrà che peggiorare le prospettive di ripresa e deprimere l’economia rendendo concreto il rischio di una stagflazione in stile “sindrome giapponese” in tutta l’Area dell’euro.
I fautori della linea del “rigore”, cioè principalmente le istituzioni economiche europee, Commissione e Banca Centrale Europea, e i governi, fanno però capire che si tratta di una amara medicina, e ribadiscono che d’altro canto solo passando attraverso l’aggiustamento dei conti pubblici si potrà migliorare il clima di fiducia e ripristinare le condizioni per una ripresa più solida e duratura.
Anche l’Italia, come si diceva, pur non essendo nella lista dei paesi maggiormente esposti al giudizio dei mercati ma attenendosi comunque alle linee europee, ha varato una manovra da 25 miliardi di euro per riportare il rapporto deficit/PIL sotto il tetto del 3% entro il 2012. E proprio sull’economia italiana il Centro Studi Economia Reale ha elaborato un esercizio di simulazione. L’obiettivo è quello di evidenziare l’impatto negativo del rigore finanziario e di mettere provocatoriamente in discussione la prevalente dicotomia delle opinioni che vede da una parte chi sostiene l’inevitabilità dell’amara medicina del rigore finanziario, anche se questo significa sacrificare la crescita almeno per i prossimi tre o quattro anni, e chi sostiene viceversa che le manovre di rientro dei deficit in questa fase non faranno che deprimere ulteriormente l’economia e che andrebbero rinviate. Nel lavoro di Economia Reale gli effetti del rigore finanziario sono stati confrontati con quelli di una proposta alternativa di politica di bilancio, in grado di coniugare l’esigenza di rientro del deficit nei parametri di Maastricht con il mantenimento di prospettive accettabili di crescita economica per il nostro Paese.
Per essere più precisi, l’esercizio di simulazione mette a confronto gli andamenti del quadro economico di base, ricavati dalle previsioni tendenziali a legislazione vigente, con quelli di due ipotetici scenari alternativi. Il primo scenario corrisponde all’ipotesi di una manovra di puro rigore finanziario simile a quella che il Parlamento italiano si accinge ad approvare e che ha ricevuto il benestare dell’Ecofin (vedi Tavola 1). Prevede un taglio di 15 miliardi di euro della spesa pubblica (8,5 miliardi trasferimenti statali a regioni ed enti locali, 4,5 miliardi stipendi e pensioni, 2 miliardi spese ministeri) e un aumento di 10 miliardi delle entrate (9 miliardi rafforzamento lotta all’evasione, 1 miliardo altre entrate non fiscali).
Il secondo scenario si riferisce invece all’ipotesi di manovra alternativa (vedi Tavola 2). La manovra ipotizzata da Economia Reale taglia 35 miliardi di euro di spesa pubblica corrente in più rispetto all’ipotesi precedente. Si tratta di 15 miliardi di spesa per acquisti di beni e servizi delle Amministrazioni Pubbliche e 20 miliardi di contributi pubblici alla produzione e di contributi a fondo perduto. Per essere più chiari la manovra alternativa produce un totale di 50 miliardi di euro di risparmi di spesa che vengono impiegati in maggiori investimenti pubblici per 4 miliardi e in spesa per ricerca, innovazione, difesa e sicurezza per ulteriori 4 miliardi di euro. Altri 27 miliardi di euro vengono impiegati, sul fronte delle entrate, per ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese (15 miliardi riduzione IRPEF, 12 miliardi riduzione IRAP).
Gli andamenti del quadro economico di base non si discostano dalle previsioni della maggior parte degli altri centri di analisi (vedi Tavola 3). Un prezzo del petrolio in graduale aumento da 81,3 $ al barile nel 2010 ai 92 $ nel 2013. Il cambio dell’euro ancora in discesa da 1,29 dollari nel 2010 a 1,18 e 1,17 dollari rispettivamente nel 2011 e 2012. Infine, a 1,20 dollari nel 2013.
La ripresa economica si manifesta chiaramente negli Stati Uniti, con tassi di crescita nuovamente sopra il 3%, e molto meno invece nell’Area euro, dove si prevede uno 0,7% per l’anno in corso, 1,3% per il 2011 e non si va oltre il 2% negli anni successivi. In questo quadro, le prospettive dell’economia italiana non sono ovviamente esaltanti. La crescita del PIL non supera l’1% quest’anno, è 1,1% nel 2011 e circa 1,5% fino a fine periodo. Il tasso di disoccupazione, da 9,1% nel 2010 cresce ancora a 9,2% nel 2011 per poi tornare a 8,6% nel 2013.
Per quanto riguarda la finanza pubblica italiana, il quadro tendenziale a legislazione vigente è sostanzialmente simile a quello che il Ministero dell’economia e delle finanze ha pubblicato nella RUEF 2010.
Un rapporto deficit/PIL pari al 5% quest’anno, al 4,7% nel 2011, e rispettivamente a 4,3% e a 3,6% nel 2012 e nel 2013. Debito pubblico al 117,5% nel 2010, che cresce ancora nei prossimi tre anni collocandosi rispettivamente al 120,9%, al 122,9% e al 123,5% del PIL a fine periodo.
Su questo quadro tendenziale di base sono stati simulati i due scenari alternativi riferiti alle due ipotesi di politica di bilancio, mantenendo ferme le ipotesi su tutte le altre variabili esogene: il primo scenario con la manovra di puro rigore finanziario, il secondo scenario con la manovra alternativa.
Nel primo scenario con la manovra di puro rigore finanziario (vedi Tavola 4), rispetto agli andamenti del quadro economico di base si perde circa mezzo punto di crescita nel 2011 e un ulteriore mezzo punto nel 2012. Nel 2013 il tasso di crescita torna all’1,6% come nel tendenziale. L’impatto negativo della manovra è più evidente sull’occupazione. 110 mila occupati in meno nel 2013 rispetto alla base. Il tasso di disoccupazione a fine periodo aumenta di quasi mezzo punto rispetto agli andamenti tendenziali.
L’effetto di freno sulla crescita economica incide negativamente anche sui target di finanza pubblica. In effetti, a fronte di una correzione di 25 miliardi di euro preventivata ex ante, cioè circa 1,6 punti di PIL, il risultato ex post sui conti è pari a poco più di 1 punto di PIL. Il deficit pubblico, infatti, risulta pari al 3,2% del PIL nel 2012, e scende sotto il tetto del 3% solo nel 2013. Il debito pubblico si riduce in misura quasi trascurabile rispetto al tendenziale. Soltanto 0,7 punti di PIL (122,8% del PIL invece che 123,5% del quadro tendenziale).
Questi risultati dipendono molto dalle ipotesi sul cambio dell’euro, il quale è previsto svalutarsi sensibilmente rispetto alla quotazione media dell’ultimo biennio. Se invece si ipotizza che l’euro torna a 1,45 dollari già a partire dal 2011, all’impatto negativo della manovra correttiva si aggiunge quello ancora più depressivo della rivalutazione del cambio. La crescita del PIL diventerebbe in tal caso -0,4% nel 2011 e praticamente zero nel 2012, anche se poi verrebbe seguita da un rimbalzo nel 2013. A fine periodo ci sarebbero 240 mila occupati in meno e il tasso di disoccupazione sarebbe più alto di un punto percentuale rispetto allo scenario tendenziale. I conti pubblici, anziché migliorare, peggiorerebbero rispetto alla base tendenziale nonostante la correzione ex ante di 25 miliardi di euro. Per l’esattezza, il rapporto deficit/PIL peggiorerebbe di 0,6 punti nel 2012 e quello debito/PIL a fine periodo di oltre 8 punti.
Nel secondo scenario, quello della manovra alternativa (vedi ancora Tavola 4), l’andamento dell’economia è migliore sia rispetto allo scenario della manovra di rigore finanziario sia rispetto al quadro di base. Rispetto agli andamenti tendenziali si hanno 0,8 punti in più di crescita del PIL nel 2011, 0,2 punti in più nel 2012 e 0,3 punti in più nel 2013. Le ricadute sull’occupazione, ovviamente, sono positive. A fine periodo si contano 240 mila occupati in più rispetto agli andamenti tendenziali. Il tasso di disoccupazione è di quasi un punto inferiore a quello previsto nel tendenziale al 2013.
Ma l’aspetto per certi versi più sorprendente riguarda i conti pubblici, dove i risultati sono migliori anche qui sia rispetto al tendenziale sia rispetto alla manovra di rigore finanziario. Il deficit pubblico si attesterebbe al 2,9%, cioè sotto il tetto del 3%, già nel 2012. Obiettivo che, come si è potuto vedere, ex post non si ottiene con la manovra correttiva da 25 miliardi di euro. Il deficit scenderebbe poi ulteriormente al 2,7% del PIL nel 2013. Sul fronte del debito, similmente al primo scenario, l’impatto non è eccessivo, ma i risultati sono comunque migliori di quelli che si ottengono con la sola manovra di correzione dei conti. Si tratta infatti di una riduzione di 1,3 punti di PIL rispetto al tendenziale (122,2% del PIL invece che 123,5% del tendenziale).
Da notare, in conclusione, che in nessuno dei due scenari simulati il rapporto debito/PIL si riduce nell’arco del prossimo triennio.
Tavola 1: manovra di rigore finanziario

Tavola 2: manovra alternativa Centro Studi Economia Reale

Tavola 3: quadro economico internazionale

Tavola 4: risultati delle simulazioni

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