Riduzione del contante e altre idee per la lotta all’evasione

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Una prima idea relativamente semplice è quella di ridurre sensibilmente il contante in circolazione e incentivare l’utilizzo delle carte di pagamento.
La quantità di cash oggi circolante in Italia è abnorme e non trova riscontro in altre economie dell’area europea a noi simili. Secondo i dati dell’ABI, in Italia, infatti, il contante rappresenta circa il 90% delle transazioni totali (rispetto alla media europea del 69% circa). Naturalmente questa situazione si spiega solo con l’enorme evasione fiscale esistente oggi in Italia e con il largo uso del contante cui ricorrono la criminalità comune e le organizzazioni mafiose.
Perciò c’è poco da fare, si devono trovare strumenti che rendano più difficile l’uso del contante: vanno escogitati obblighi soft sul piano normativo e incentivi specifici per diffondere l’uso della moneta elettronica (bancomat, carte di credito). Questa situazione tra l’altro ci avvicinerebbe alla situazione oggi esistente negli Usa ma anche in Francia e Regno Unito, dove per vari tipi di pagamenti, anche quelli più piccoli – ad esempio, in un bar – gli individui fanno ampio ricorso alle carte di pagamento anche per importi alquanto esigui – ad es., 2 o 3 dollari.
Ciò consentirebbe di lasciare una traccia dei movimenti di denaro, delle transazioni riguardanti le vendite e gli acquisti connessi a questi spostamenti di contante effettuati dagli individui, con ovvi effetti sull’evasione complessiva e soprattutto su quella legata all’Iva – e si tralasciano gli altri diversi e possibili benefici che potrebbero derivare da una riduzione del contante, sia in termini di costi diretti, sia indiretti, come i tempi per la gestione delle somme, la riduzione del rischio di furti, rapine, smarrimenti, ecc. Se non si ricostruisce una relativa tracciabilità dei movimenti economici e finanziari dei contribuenti, sarà poi molto difficile conseguire risultati concreti nella lotta all’evasione.
Si potrebbe escogitare una struttura di incentivi con sconti sui canoni delle carte di pagamento elettroniche per i clienti, oppure con una riduzione delle commissioni per i negozianti – con parziale copertura pubblica – e con una parziale e simmetrica traslazione dei benefici monetari sugli acquirenti, con sconti per pagamenti effettuati con le carte elettroniche. Le obiezioni delle difficoltà degli individui con età avanzata e senza conto bancario potrebbero essere in parte superate utilizzando i dati dell’esperienza della Social card, che non è stata però molto positiva. Ma va riconosciuto che le probabili resistenze di alcune fasce della popolazione saranno difficili da superare – età, piccoli centri, struttura del commercio basata su piccoli negozianti, ecc. – e ciò anche a causa della struttura economica italiana e dell’elevato grado di frammentazione del tessuto economico. Tuttavia molto spesso questo argomento è stato utilizzato come un pretesto per non rendere l’utilizzo del contante più limitato. Sicuramente per alcuni settori commerciali, per le are più densamente popolate e per alcune fasce di età e di reddito della popolazione i benefici sul piano della lotta all’evasione potrebbero essere consistenti.
L’Abi ha recentemente proposto alcune misure di incentivo alla moneta elettronica sia per gli esercenti, sia per i consumatori: ad esempio, la riduzione o l’eliminazione dell’imposta di bollo per i conti “base” della fasce più deboli della popolazione; l’introduzione di un limite massimo oltre il quale gli stipendi non possono essere corrisposti in contante; l’obbligo per i professionisti, gli esercenti e la Pubblica Amministrazione di accettare pagamenti tramite carte di pagamento al di là di una determinata soglia; la fissazione di un limite massimo per le transazioni in contanti – misure che già esistono in parte, si tratta quindi di renderle più stringenti.
Naturalmente le misure sul contante potrebbero essere accompagnate dal potenziamento e dall’integrazione dei vari archivi informatici e fiscali. Adesso ne esistono già molti – anagrafe tributaria, autoveicoli, catasto, dati comunali, dichiarazioni sulla situazione economica per fruire delle prestazioni, ecc. Un più efficace sfruttamento delle possibili sinergie che possono derivare da un utilizzo comune e integrato di questi database potrebbero permettere passi avanti significativi nella lotta all’evasione.
L’introduzione di misure concrete di contrasto degli interessi – tra venditori e consumatori – potrebbe far emergere inoltre nuova base imponibile e per questa via ridurre la dimensione dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale. Il caso greco – ma anche le esperienze italiane del passato – dimostrano in modo lampante come le strategie tradizionali finora adottate – come l’idea di permettere una generica detrazione/deduzione delle fatture e degli scontrini da parte dei consumatori per alcuni settori ad alta evasione – si siano dimostrate largamente inefficaci e fallimentari. Infatti, il consumatore tende a preferire uno sconto immediato sul prezzo, con comportamenti collusivi con il dettagliante, a una ipotetica riduzione futura da utilizzare in sede di dichiarazione fiscale.
Inoltre questo meccanismo per essere valido sul piano dell’analisi costi-benefici per il consumatore deve comportare uno sconto significativo sul prezzo di acquisto, che perciò finisce per tradursi in un costo elevato per l‘amministrazione tributaria, che potrebbe compensare in larga parte, se non per la sua totalità, il possibile recupero di evasione. Inoltre è noto che questo meccanismo tende a generare la produzione di documenti, scontrini e fatture false e l’emersione di vere e proprie “cartiere” dedicate appunto alla produzione fittizia di scontrini e documenti contabili, che farebbero esplodere i costi di controllo dell’amministrazione tributaria.
Alcune esperienze internazionali – Cina, Taiwan – evidenziano però che è possibile utilizzare, con risultati soddisfacenti sul piano dell’emersione dell’evasione e costi contenuti sul piano della gestione tecnica e amministrativa, metodi alternativi per lo più basati sull’emissione di scontrini con lotterie abbinate.
Infine, oltre che da una sostanziale semplificazione del sistema tributario e dei relativi adempimenti per i contribuenti, la lotta all’evasione potrebbe beneficiare da una seria revisione e potenziamento degli studi di settore e da un rafforzamento del redditometro – come quello che è ora allo studio; in particolare, non solo per i contribuenti individuali ma anche e soprattutto per larga parte dei beni e servizi intestati a società – come auto, barche, abitazioni, viaggi.

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