Regioni: una vera autonomia finanziaria? 1/3

reg.jpg

 

Premessa

Garantire l’autonomia finanziaria, secondo l’art. 119 Cost., c. 1, è uno degli obiettivi prioritari del sistema di finanziamento degli enti territoriali. Coerentemente, quindi, all’art. 1, c.1, della legge n. 42/2009, si afferma che il provvedimento “costituisce attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, assicurando autonomia di entrata e di spesa di comuni, province, città metropolitane e regioni” ma anche “garantendo i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica e da garantire la loro massima responsabilizzazione e l’effettività e la trasparenza del controllo democratico nei confronti degli eletti”.
Nelle dichiarazioni che hanno accompagnato il varo della legge 42, si è sostenuto che dalla sua attuazione dovrebbe derivare un forte potenziamento dell’autonomia finanziaria. Questa prospettiva, tuttavia, regge ad un’analisi oggettiva della legge e dello schema di decreto delegato licenziato dal Governo il 7 ottobre u.s.?
Con specifico riferimento alle regioni a statuto ordinario, si intendono qui fornire alcuni elementi di valutazione in proposito, partendo, come sembra necessario, da un’analisi del livello di attuale di autonomia, cioè prima della riforma.
Ci si sofferma su quattro questioni chiave:

definizione del concetto di autonomia finanziaria;

proposta di un set di indicatori per la valutazione del livello di autonomia finanziaria;

calcolo del livello attuale dell’autonomia finanziaria;

valutazione del possibile impatto della riforma.

 
2. Definizione del concetto di autonomia finanziaria
Il concetto di autonomia finanziaria, coerentemente con quanto previsto nella l. 42/2009, è stato qui inteso in senso ampio, cioè in termini di possibilità, per i singoli enti territoriali, di:

finanziare le spese relative alle funzioni conferite con entrate prodotte nel territorio amministrato, in altre parole con entrate “geografiche” (autosufficienza finanziaria);

adeguare le entrate al fabbisogno di spesa espresso dalle singole collettività amministrate (autonomia di entrata);

allocare discrezionalmente le risorse del proprio bilancio tra la varie materie conferite in modo da soddisfare al meglio le preferenze locali, senza vincoli esterni imposti dal governo centrale (autonomia di spesa);

esercitare in modo efficiente ed efficace le funzioni conferite, a prescindere dalla capacità fiscale locale, cioè dall’ammontare di entrate geografiche che ogni ente può ragionevolmente ottenere dal territorio amministrato. Cosa possibile solo se esiste un adeguato sistema di trasferimenti perequativi.

 
3. Alcuni indicatori utili per valutare l’impatto della legge 42/2009 sull’autonomia finanziaria delle regioni
Per consentire la valutazione dei vari aspetti in cui il concetto dell’autonomia finanziaria, sono stati utilizzati quattro indicatori:

Autosufficienza finanziaria: entrate geografiche correnti (compartecipazioni attribuite in base al gettito prodotto in ogni ente, tributi propri, altre entrate proprie extratributarie) in percentuale del totale delle spese correnti;

Autonomia tributaria: gettito dei tributi propri in percentuale del totale delle entrate correnti (tributarie, fondo perequativo, altri trasferimenti correnti, entrate extratributarie);

Autonomia di spesa: totale delle entrate libere (cioè senza vincoli espliciti di destinazione imposti da altri livelli di governo) in percentuale del totale delle entrate, al netto dei mutui;

Efficacia del sistema di perequazione: divario percentuale tra le regioni del nord e quelle del sud in termini di entrate correnti procapite (entrate geografiche + trasferimenti perequativi).

Ovviamente a tali indicatori se ne potrebbero aggiungere altri. Ad esempio, per l’autonomia tributaria, potrebbe risultare molto opportuno, calcolare anche – per ogni tributo proprio “devoluto”, cioè introdotto e in parte disciplinato con legge dello Stato – il gettito standard e le variazioni di gettito ottenibili dalle regioni, in aumento e in diminuzione, se venissero sfruttati al massimo i margini di manovrabilità consentiti.
 
4. I valori attuali degli indicatori
Utilizzando i dati dell’Osservatorio finanziario Regionale, pubblicato annualmente dall’ISSiRFA, gli indicatori prima elencati sono stati calcolati per l’ultima legislatura (cioè l’VIII) delle regioni ordinarie, prendendo a riferimento i valori medi relativi al periodo 2006-2009, non essendo disponibile il 2010. I dati sono stati anche articolati per area geografica e messi a confronto con quelli delle regioni a statuto speciale.
Qui mi limiterò a richiamare brevemente i risultati per il complesso delle regioni ordinarie e a fornire alcuni dati di raffronto con le regioni speciali.
Per le regioni ordinarie i valori sono i seguenti:

autosufficienza finanziaria 48%

autonomia tributaria 44%

autonomia di spesa 88%

efficacia del sistema di perequazione: un divario percentuale tra regioni del nord e regioni del sud, in termini di entrate correnti pro capite, pari al 5% a vantaggio del Nord, rispetto ad un divario in termini esclusivamente di entrate tributarie – e, quindi, non considerando le maggiori entrate assicurate dal sistema di perequazione – pari, per lo stesso periodo, all’80%.

Per quanto riguarda il confronto con le regioni speciali, l’autonomia di spesa è simile (83%). Risultano invece diverse – data l’importanza, nei loro bilanci, del consistente gettito assicurato dalle compartecipazioni a tributi erariali – sia l’autosufficienza finanziaria che l’autonomia tributaria. Rispetto alle regioni ordinarie, la prima è di gran lunga superiore, essendo pari al 109% (le entrate correnti sono cioè superiori alle spese correnti) e la seconda è molto più bassa, collocandosi al 15%.

Top