Redditometro: più scostamento è uguale a maggiore “affidabilità” della cifra accertabile

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Il nuovo redditometro, il cui provvedimento attuativo è attualmente è in corso di predisposizione, ha la finalità di stabilire qual è la giusta cifra di reddito che ogni persona dovrebbe aver comunicato al Fisco per essere in linea con quanto egli ha speso nel corso dell’intera annualità, per il mantenimento dei beni e servizi cosiddetti “di lusso”.
Se questa cifra sarà al di sotto di ciò che il contribuente ha indicato nel modello 730/Unico egli non riceverà addebiti. In caso contrario il Fisco potrebbe chiedergli spiegazioni. E, nell’ipotesi in cui queste saranno insufficienti, l’ufficio delle Entrate potrà alla fine notificare un atto di accertamento che addebita al contribuente imposte e sanzioni calcolate sulla cifra di reddito conteggiata in base a quanto speso. Ancora una volta, dunque, nel contrasto alla evasione di massa il cuore del problema è nell’individuare – inevitabilmente su basi ipotetico-presuntive – la cifra corrispondente a quanto si è sicuri che il singolo abbia evaso. Trattasi di compito molto più arduo di quanto possa sembrare e che si muove su un terreno estremamente scivoloso per l’Amministrazione finanziaria (ne ho scritto in altro articolo).
La specificazione dei nuovi criteri di conteggio di questa cifra sarà oggetto di un provvedimento che dovrà essere emanato nel corso delle prossime settimane. Il tasso di “affidabilità” della cifra calcolata dipenderà anzitutto dalla selezione dei cosiddetti beni-indice che saranno individuati dal futuro decreto, nonché dal grado di affinamento dei criteri matematici di computo. E’ tuttavia ragionevole, in questa fase di attesa, confidare che le nuove formule di calcolo sapranno cogliere nel giusto, essendo peraltro inevitabile che esse ricalchino l’impostazione cui era ispirata la normativa previgente. Indipendentemente da quel che sarà il contenuto di dettaglio, pertanto, si può sin d’ora prefigurarne la logica di fondo.
A differenza di quel che accade per gli studi di settore infatti, la cifra calcolata mediante redditometro ha una “affidabilità” che risente in qualche modo del grado di maggiore o minore consistenza dello scostamento complessivo rilevato, rispetto al reddito dichiarato. Trattasi infatti di una cifra che, per un verso, non potrà che essere per definizione approssimata, ma che, per altro verso, non potrà mai essere lontana (più di tanto) dal vero. Queste considerazioni, peraltro, rimangono parimenti valide anche con riferimento allo strumento previgente.
I calcoli del redditometro, infatti, individuano un valore (la cifra annua spesa per il mantenimento di particolari beni) che non viene conteggiato in base a medie di settore, ma con riferimento esclusivo alla posizione del singolo e, più precisamente, alla somma delle spese incontestabilmente riferibili al contribuente (e solo a lui). Da ciò discende, già in linea teorica, una “affidabilità” del responso del redditometro che è più ampia rispetto a quella degli studi di settore.
Quest’ultimo strumento di calcolo, infatti, indaga una realtà (l’azienda) estremamente più sofisticata e variegata, rispetto a quella (la persona fisica) che viene monitorata dal redditometro. Lo studio di settore, infatti, ha come base di partenza un tipo di dati che per loro natura sono elastici (in teoria, da zero a infinito): mi riferisco ai dati di origine contabile, i quali sono a loro volta frutto di elaborazione da parte del contribuente prima ancora di essere inseriti quali elemento-base, nel software di calcolo. Mentre, invece, il redditometro si limita a valorizzare in modo diretto (e, a confronto con gli studi, in modo assai più ravvicinato) solo dati fisici aventi una consistenza e una misurabilità oggettiva (la disponibilità fisica e materiale di beni e servizi).
Da ciò discende che gli studi di settore, pur avvicinandosi con probabilità molto elevata al dato storico veritiero, non riescono ad escludere del tutto sporadici casi di rilevante imprecisione della cifra di ricavo calcolata. A differenza del redditometro, inoltre, gli studi utilizzano ricarichi medi di settore i quali introducono elementi di calcolo esterni alla posizione del singolo. Da tutto ciò si desume che, per gli studi, una cifra di scostamento troppo elevata non rafforza, di per sé, l’”affidabilità” dell’addebito (a esempio, in taluni settori, potrebbe risultare inadeguata la percentuale di ricarico desunta dalla media altrui).
Nel caso del redditometro, invece, l’aumentare dello scostamento si riverbera in modo diretto sulla qualità e “affidabilità” dell’addebito. Questa considerazione è dovuta essenzialmente al fatto che nel redditometro la cifra potrà essere via via più elevata solo se è certo che il contribuente dispone effettivamente di un numero via via crescente di beni e servizi di lusso da mantenere. Non ci sono altre possibilità. Quest’ultimo aspetto non è secondario: vale a dire che la riferibilità al contribuente dei beni che gli vengono attribuiti non potrà essere oggetto di semplice presunzione, ma dovrà essere provata in modo certo da parte del Fisco (è questo, in definitiva, ciò che assicura maggiore “affidabilità” allo strumento).
Più la cifra è elevata, inoltre, più si assottiglia la possibilità che l’addebito possa essere inficiato da difetti di calcolo. Di fronte a una maxi-cifra, infatti, solo un improbabile errore macroscopico del conteggio può minarne la consistenza sostanziale, intesa quanto meno come ordine di grandezza. Ma è da escludere, ragionevolmente, che il futuro redditometro renda possibili simili errori, che sarebbero segno di anomalia grave. Inoltre, più la cifra è alta e più è difficile, al tempo stesso, che il contribuente possa neutralizzarne il suo significato sintomatico di evasione conclamata, facendo ricorso a prove apparenti o a giustificazioni di comodo.
In linea generale, a tal riguardo, non si possono escludere casistiche in cui il calcolo mediante redditometro colpisce chi è in buona fede. Ma tutto questo rimane verosimile solo fino a che si parla di cifre contenute, come potrebbe verificarsi, a esempio, a seguito di margini di approssimazione nel calcolo, o per un involontario deficit di documentazione probatoria da parte del contribuente, o anche per via di un dettaglio assunto in misura erronea circa la consistenza di uno o più beni di lusso pesati. Al di fuori quindi di un range di imprecisione ammissibile, ma per definizione di entità limitata, il contribuente o sarà in grado di contrapporre le prove piene della propria copertura fiscale, oppure, di fronte a una maxi-cifra di scostamento, dovrà confessare di essere stato riconosciuto senza margini di errore come effettivo evasore fiscale.
Indipendentemente da quella che è la tolleranza minima di scostamento prevista per legge (20%, ma solo fino a che esso rimane al di sotto di tale cifra), è pertanto evidente che servirà ragionevolezza nel graduare in concreto l’azione di controllo. La quale, infatti, dovrebbe anzitutto rivolgersi, evidentemente, verso quei casi in cui lo scostamento è massimamente elevato, per poi essere graduata in maniera strettamente decrescente. Mano a mano che diminuisce la cifra di scostamento, inoltre, e quindi per importi gradatamente inferiori, è naturale che sarà intercettato un numero via via crescente di contribuenti irregolari. Sul confine inferiore, e cioè sulla soglia minima di accertabilità, si può immaginare – immediatamente al di sopra di essa – una sorta di zona grigia, il cui perimetro e la cui consistenza rimangono allo stato obbiettivamente non definibili.
All’interno di questa zona ibrida, ritengo si potrebbe determinare una situazione larghissimamente popolata da posizioni irregolari, caratterizzata da una obiettiva problematicità di gestione. Trattasi infatti di casistiche border line che – per le ragioni dianzi viste – non permettono di raggiungere a colpo sicuro (solo) chi è stato responsabile di evasione. A tale riguardo sarebbe auspicabile un approfondimento, mettendo magari allo studio misure paraconciliative che facciano leva – giocoforza – sul coinvolgimento dell’interessato e dunque sulla creazione di una sua convenienza a rendere un’autodichiarazione di tipo confessorio. Si conferma, in ogni caso, che il redditometro è strumento vocato a perseguire, senza cospicui margini di errore, i casi di evasione in cui lo scostamento è particolarmente rilevante.

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