Re Psammenito e i futuri pensionandi

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 Nel III libro delle Storie, Erodoto narra la vicenda di Psammenito.
“Quando il re egizio Psammenito fu sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, questi fece in modo di umiliare il prigioniero. Comandò di mettere Psammenito sulla strada lungo la quale avrebbe dovuto muovere la processione trionfale dei Persiani e fece in modo che il prigioniero vedesse passare sua figlia che andava con l’anfora alla fonte come serva. Mentre tutti gli egizi si lamentavano levando alte grida a questo spettacolo, solo Psammenito restò muto e immobile, con gli occhi fissi a terra; e quando poco dopo vide passare suo figlio portato in processione al patibolo, anche allora restò immoto. Ma quando poi scorse nelle fila dei prigionieri uno dei suoi servitori, un vecchio caduto in povertà, allora si percosse il capo con i pugni e diede tutti i segni di una profonda tristezza.”
Molti si sono interrogati sul perché di questo atteggiamento.
Secondo Michel de Montaigne (Essais) , Psammenito era già traboccante di tristezza e bastò una minima aggiunta perché questa abbattesse gli argini.
Secondo Walter Benjamin (Der Erzähler, trad. it. Il narratore, Einaudi, a cura di A. Baricco) a commuovere il re non è il destino dei reali che è il loro proprio.
Tuttavia lo stesso Erodoto svela il mistero.
“C’erano lì delle guardie che segnalavano a Cambise tutto quel che veniva fatto da Psammenito ad ogni passaggio e Cambise, meravigliato per quella condotta, mandò un messaggero a interrogarlo: <>. A questa domanda, quello così rispondeva: <> “
Re Psammenito aveva capito che non c’è strazio peggiore che, giunti alla soglia della vecchiaia, quando le nostre forze non sono più in grado di sostenerci, perdere ogni sicurezza, finendo in miseria senza una pensione dignitosa.
 

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