Quale modello per il Presidente del Consiglio Europeo: i puffi o asterix?

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Supponiamo che il 2 ottobre gli irlandesi votino a favore del Trattato di Lisbona, che potrà così entrare in vigore. La principale innovazione in ambito istituzionale consisterà nella creazione della figura del Presidente del Consiglio Europeo, con un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. Scomparirà quindi la tradizionale presidenza semestrale a rotazione, ma quali saranno i poteri di questo Presidente? In base all’articolo 15 comma 6 della versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea,
 
“Il Presidente del Consiglio Europeo:
a) presiede e anima i lavori del Consiglio Europeo;
b) assicura la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo, in cooperazione con il presidente della Commissione e in base ai lavori del Consiglio “Affari generali”;
c) si adopera per facilitare la coesione e il consenso in seno al Consiglio Europeo;
d) presenta al Parlamento Europeo una relazione dopo ciascuna delle riunioni del Consiglio Europeo.
Il presidente del Consiglio Europeo assicura, al suo livello e in tale veste, la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune […] Il Presidente del Consiglio Europeo non può esercitare un mandato nazionale.”
 
Si tratta quindi di un ruolo potenzialmente ampio, ma delineato in modo abbastanza vago e perciò passibile di varie interpretazioni. Poiché Bruxelles non è solo la sede delle maggiori istituzioni europee, ma anche la capitale del fumetto, ispiriamoci alle bandes dessinées per delineare brevemente due modelli opposti di leadership che il Presidente del Consiglio Europeo potrebbe esercitare.
 
Il primo modello (leadership forte) è offerto proprio da uno dei più noti fumetti belgi: i Puffi. Questi piccoli esseri blu vivono nel villaggio di Pufflandia all’interno di una grande foresta. Il capo del villaggio è il Grande Puffo, che è anche il vero leader della comunità, grazie alla sua esperienza, alla sua saggezza e al suo carisma. Decide le strategie da seguire per combattere contro il perfido mago Gargamella ed interviene sempre quando un puffo combina qualche guaio o mette in pericolo se stesso o l’intero villaggio. Nessun puffo mette mai in discussione la sua autorità.
 
L’altro modello (leadership debole) è rappresentato invece da un celeberrimo fumetto, questa volta francese: Asterix. La storia è quella di un villaggio della Gallia che, nel 50 avanti Cristo, resiste ancora all’invasione dell’esercito romano di Giulio Cesare. Il capo del villaggio si chiama Abraracourcix, ma è un personaggio secondario, perché i veri protagonisti sono altri: l’astuto guerriero Asterix, il forzuto portatore di menhir Obelix e il saggio druido Panoramix. Abraracourcix assicura la rappresentanza esterna del villaggio, ricevendo gli ospiti provenienti da altre regioni della Gallia o dall’estero, così come i rappresentanti dell’esercito romano venuti per negoziare, ma nulla più. Non riesce a fermare le dispute tra gli abitanti del villaggio, che di solito nascono per futili motivi e si concludono con una gigantesca rissa. E’ più che altro attento ai simboli esterni del potere, perché si fa trasportare in piedi su uno scudo (appartenuto al glorioso capo Vercingetorige, il vero avversario storicamente esistito di Giulio Cesare) da due servitori; tuttavia, a simboleggiare la sua sostanziale impotenza, spesso i suoi maldestri portatori lo fanno cadere dallo scudo ed egli si ritrova a lamentarsi per terra.
 
Se consideriamo il Consiglio Europeo una sorta di villaggio popolato dai capi di Stato o di governo dei Paesi della UE, a quale di questi due modelli estremi (Grande Puffo o Abraracourcix) si avvicinerà maggiormente il futuro Presidente? Già da tempo sulla stampa specializzata compaiono nomi di possibili candidati, ma qui mi interessa individuare quali caratteristiche dovrebbe possedere per poter esercitare una leadership forte. Propongo perciò cinque criteri, che, se rispettati, avvicinerebbero il Presidente al modello del Grande Puffo: 
 
1) ha un’esperienza abbastanza lunga come capo di governo (e/o di Stato) del suo Paese;
2) non è un politico ormai “in pensione”;
3) è una figura conosciuta e rispettata a livello internazionale, anche al di fuori della UE;
4) proviene da un Paese di grandi dimensioni;
5) nel recente passato non ha avuto forti attriti con i governi di altri Paesi o con le istituzioni comunitarie.
 
I primi due criteri identificano una personalità che sia stata alla guida del proprio Paese, che abbia quindi partecipato a numerosi Consigli Europei e conosca a fondo i meccanismi formali ed informali di funzionamento di questa istituzione e, inoltre, sia ancora nel pieno della sua attività politica.
 
Il terzo e il quarto criterio sono strettamente collegati: per rappresentare all’esterno la UE in modo efficace, il Presidente dovrà essere in grado di trattare alla pari con i maggiori leader mondiali; ora, nelle relazioni internazionali, la Germania e la Francia contano più di Malta e Cipro…In altre parole, la provenienza da uno dei “grandi” Paesi garantirebbe maggiore autorevolezza al Presidente, soprattutto nelle relazioni con i Paesi extra-UE.
 
Infine, l’ultimo criterio prevede che, per poter lavorare in modo costruttivo con tutti i capi di governo, così come con la Commissione e il Parlamento Europeo, il Presidente del Consiglio debba essere in buoni rapporti con tutti i suoi principali interlocutori e non portare con sé il peso di passate dispute con altri Paesi o con la UE.
 
Le personalità che rispettano questi criteri non sono tante, ma esistono. Tutto dipenderà dalla volontà dei governi nella nomina del Presidente. Forse il Consiglio Europeo assomiglierà maggiormente al villaggio di Asterix che a Pufflandia; tuttavia, quando è necessario, persino nel rissoso villaggio di Asterix gli abitanti mettono da parte le loro divisioni, si mobilitano per un obiettivo comune ed ogni avventura si conclude felicemente con un festoso banchetto finale. Auguriamoci che accada lo stesso anche nel Consiglio Europeo.
 

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