Produzione e ordinativi industriali in Europa

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I problemi dell’industria non riguardano solo l’Italia (cfr. articolo precedente). Da tutta Europa giungono segnali di difficoltà e indebolimento, che da qualche mese non risparmiano neppure la Germania.

 

La produzione

 

Il dato peggiore per la produzione industriale[1] è della Spagna, che a Novembre 2012, fa registrare un -30 p.p. rispetto al pre crisi (Gennaio 2007). A Novembre la Spagna fa peggio del picco negativo già segnato a Marzo 2009, e il suo trend resta negativo. Regno Unito, Francia, UE-27 e Area Euro hanno recuperato molto terreno rispetto al picco negativo del 2009, ma restano ancora al di sotto dei livelli di inizio 2007 (i valori si collocano in una forchetta tra -15 e -10 p.p.). Solo la Germania ha toccato nuovamente i livelli pre crisi a metà 2011. Non si può non notare, tuttavia, che anche questo gruppo di Partner (Germania inclusa), con il sistema industriale che sembra aver reagito meglio, già da diversi mesi si muove lungo un trend piatto o leggermente negativo. Una chiara e stabile riconquista dei livelli di produzione pre crisi non sembra essere avvenuta in nessun Paese. Per Spagna e Italia appare ancora in corso, purtroppo, un processo di deterioramento.

 

La produzione industriale in Europa

(elaborazioni su dati Eurostat)

 

Gli ordinativi

Altre considerazioni emergono se il confronto viene esteso agli ordinativi. Per precisione, si ricorda che i dati Eurostat riportano i valori degli ordinativi solo con riferimento al settore manifatturiero (non il totale dell’industria) e sino ad Aprile 2012 (alla data in cui si scrive). Le serie descritte nei grafici sono a valori reali e destagionalizzate. Le serie nominali originarie Eurostat sono deflazionate utilizzato i prezzi alla produzione industriale per l’offerta rispettivamente complessiva, al mercato interno, al mercato estero.

 

Ordinativi del manifatturiero in Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(elaborazioni su dati Eurostat)

 

Gli andamenti degli ordinativi complessivi (interno e estero) sollecitano tre considerazioni: (1) Tutti i Partner, Germania inclusa, restano ancora significativamente lontani dal livello pre crisi (lo scarto minimo, -7 p.p., è quello della Germania, quello massimo, -30 p.p., della Spagna); (2) Dopo una fase di netto recupero dal picco negativo di metà 2009, da metà 2011 i trend si sono dappertutto indeboliti, divenendo piatti o di nuovo negativi; (3) I Paesi in posizione più critica sono la Spagna e l’Italia, nei quali i valori di Aprile 2012 si sono collocati a ridosso del picco negativo del 2009 e lungo un trend decrescente che, se non invertito, porterà presto ad aggiornare i valori minimi (almeno) dal 2007.

 

Interessante e utile osservare lo spaccato tra mercato interno e mercato estero.

 

Ordinativi del manifatturiero in Europa – mercato interno (nazionale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(elaborazioni su dati Eurostat)

 

Ordinativi del manifatturiero in Europa – mercato estero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(elaborazioni su dati Eurostat)

 

Crollano gli ordinativi interni della Spagna: l’ultimo dato (Aprile 2012) è del 50% inferiore rispetto al valore di inizio 2007, peggio del picco negativo di metà 2009, e con un trend discendente ancora in corso. Male anche quelli italiani: -35% da inizio 2007, e anche in questo caso peggio del picco negativo del 2009, con trend discendente ancora in pieno corso. Sembra reggere il mercato interno di Germania, Francia e Regno Unito, ma su valori grossomodo stabilizzati al di sotto del dato di inizio 2007, e non di poco, tra 5 e 10 p.p. in meno. Le due media europee (UE-27 e AE) si collocano al di sotto di Germania, Francia e Regno Unito, ma in condizioni molto meno negative che Spagna e Italia[2].

 

Sul mercato estero cambia la posizione relativa dei Paesi, ma non la criticità del momento.. Nessuno ha recuperato appieno i livelli del 2007, ma l’arretramento più forte è adesso quello del Regno Unito, circa -30 p.p., seguito da quello della Francia, circa -15 p.p.. Al di là di oscillazioni mensili, negli ultimi 20-24 mesi coperti dal grafico i trend di questi due Paesi si mostrano piatti, non dando segnali sulla possibilità della  domanda dall’estero di riassorbire il gap con il pre crisi. Spagna e Italia (e con loro le due medie europee, UE-27 e AE) mostrano un significativo recupero sul picco negativo del 2009, ma si resta ben lontani dei livelli pre crisi, per non dire che i trend degli ultimi 12 mesi coperti dal grafico (Aprile 2011 – Aprile 2012) sono negativi, soprattutto quello dell’Italia, preludendo alla dinamica discendente di fatto osservata nella produzione industriale di fine anno. Ancora una volta è la Germania a far registrare le performance migliori. È suo il recupero più ampio rispetto al picco negativo del 2009. Eppure, dopo aver ritoccato, nell’estate del 2011, il livello di Gennaio 2007, il trend è andato affievolendosi, prima negativo nell’ultima parte del 2011, e poi piatto sino ad Aprile 2012. Neanche la Germania ha riacquistato definitivamente i livelli degli ordinativi di 5 anni fa, e questo è stato il preludio all’andamento della produzione industriale, che ha anch’essa, come si è visto, fermato il suo recupero nell’estate del 2011, per poi smorzarsi e stabilizzarsi circa 10 p.p. sotto il 2007.

 

In conclusione

È, questo, solo un veloce colpo d’occhio ai dati Istat-Eurostat, ma quanto basta per mettere in luce le criticità del sistema industriale italiano ed europeo, sui quali la crisi, in misura diversa da Paese a Paese, continua a far pesare i suoi effetti. Nemmeno la Germania può dirsi del tutto al di là della crisi, anche se a metà 2011 era arrivata a ritoccare i livelli di produzione di inizio 2007. Spagna e Italia restano su un percorso discendente. Se in Germania produzione e ordinativi ristagnano adesso a livelli inferiori a quelli di 5 anni fa, nei Paesi più deboli, in mancanza di misure profonde e rapide, non è affatto ovvio che l’attività industriale possa riconquistare i regimi pre crisi. Gli effetti della crisi, strutturalizzati, arrivano a paventare un rischio di lenta deindustrializzazione che non va assolutamente sottovalutato, soprattutto considerando globalizzazione, crescita dei new comers nel manifacturing ma non solo, e incompletezze dell’architettura istituzionale europea, soprattutto con riferimento ai rapporti tra politica monetaria e politiche fiscali.

Servono, dappertutto, Governi coesi, pronti a intervenire con le riforme e a collaborare lealmente con i Partner europei e con la Bce. Governi responsabili e europeisti. Divisione, litigiosità e tentennamenti, sia all’interno dei Paesi che nel consesso europeo, possono, adesso, creare danni anche irreversibili alla struttura e al funzionamento dell’economia e della società europea. Un messaggio chiaro alla vigilia dell’appuntamento elettorale italiano.

 

 

[1] Serie a valori reali e destagionalizzate.

[2] In tutti i grafici, le serie del Regno Unito mostrano una variabilità più ampia. Le ragioni andrebbero investigate più attentamente, ma si possono escludere problemi connessi al tasso di cambio Sterlina-Euro. Tutte le serie sono espresse in moneta nazionale, poi trasposte su base reale (volumi) e quindi trasformate in indici ponendo pari all’unità il dato di Gennaio 2007.

 

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