Previdenza complementare: punti di forza e “nuove” idee per il futuro

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L’attuale, grave crisi finanziaria rappresenta uno “stress test” anche per il sistema di previdenza complementare italiano. Nel seguito si individuano cinque aspetti che rappresentano, a parere di chi scrive, altrettante fondamenta dell’impianto previdenziale nella sua configurazione attuale e si propongono altrettanti temi di discussione che possono rappresentare una direzione proficua di riassetto e rilancio della previdenza complementare in Italia.

Punti di forza

1. Il pilastro complementare è solido

Le varie riforme succedutesi dai primi anni ’90 fino all’ultima del 2005 hanno dato vita a un solido secondo pilastro, articolato e plurale nelle fonti, nei soggetti gestori, nelle autorità preposte.

2. Una legislazione all’avanguardia

La legislazione che ha riformato la pensione pubblica e introdotto quella complementare è un esempio di impianto lungimirante e moderno, che ha fatto tesoro delle migliori esperienze estere e ha proposto soluzioni innovative e di ampio respiro, all’altezza dei problemi (economici e demografici) da risolvere.

3. Una previdenza complementare ispirata alla prudenza

L’impianto previdenziale che è scaturito si è mostrato, anche alla prova dei fatti, equilibrato negli assetti, controllato nei processi decisionali e prudente negli investimenti. L’avversione al rischio dei lavoratori, rappresentata nelle decisioni di asset allocation dei CdA e poi nelle scelte dirette di comparto, ha portato alla costruzione di portafogli a basso rischio, che hanno risentito della crisi dei mercati in misura contenuta e dei numerosi default avvenuti negli ultimi mesi in misura quasi irrilevante. I numerosi livelli di controllo interno ed esterno hanno agito efficacemente a salvaguardia degli interessi degli aderenti.

4. Un sistema trasparente

Grazie alla normativa secondaria prodotta dall’Autorità di Vigilanza, la previdenza complementare si caratterizza come un sistema di intermediazione finanziaria tra i più trasparenti in Italia e nel panorama internazionale, quanto a struttura gestionale, amministrativa e finanziaria, costi di adesione e gestione, in tutte le fasi (ingresso, permanenza, uscita) di adesione alla previdenza complementare. Tale trasparenza è condizione necessaria, sebbene di per sé insufficiente, per lo sviluppo di un’effettiva concorrenza tra le varie forme pensionistiche.

5. Un sistema di ammortizzatori previdenziali

Il sistema previdenziale è stato concepito con una dotazione di diverse forme di incentivazione/compensazione a favore della pensione complementare.

Il passaggio, innovativo, alla capitalizzazione di mercato è stato da subito riconosciuto come non privo di rischi per il lavoratore e sia lo Stato, con le agevolazioni fiscali, sia il datore di lavoro, con la contribuzione a suo carico, hanno partecipato direttamente alla costruzione di un pilastro aggiuntivo con profili di garanzia di risultato non dissimili, in ultima analisi, da quelli tradizionali, vigenti nella pensione pubblica di primo pilastro.

Gli obiettivi per il futuro

1. Chiarezza sul primo pilastro

La previdenza complementare trae la sua ragion d’essere nella configurazione pensionistica di primo pilastro. Diventa così indispensabile fornire da parte dell’Inps ai lavoratori (a legislazione vigente e sulla base dei parametri in essere) un “prospetto esemplificativo” relativo alla rendita pensionistica pubblica così come proiettabile, in termini individuali, sull’orizzonte di passaggio alla quiescenza di vecchiaia.

Tale prospetto, da impostare in termini prudenziali e da far conoscere nella sua valenza previsiva ed esemplificativa, diverrebbe il punto di partenza per impostare un conseguente “progetto complementare” per colmare il gap previdenziale creatosi, nei tassi di sostituzione, con le riforme di primo pilastro.

2. Comparti a rendimento assoluto

Come conseguenza di un’operazione trasparenza sul gap previdenziale e in alternativa agli usuali comparti a benchmark, possono essere costruiti comparti a rendimento assoluto e rischio controllato, ottenuti attraverso mandati di gestione finanziaria che si prefiggano obiettivi di rendimento su orizzonti temporali a breve, medio e lungo termine: es. 2% a 5 anni, 4% a 10 anni, 6% a 20 anni. Tali obiettivi potranno essere perseguiti con investimenti in asset tradizionali e non, mediante gestioni dinamiche attente non tanto a seguire un benchmark di mercato quanto a non superare un dato rischio assoluto. L’obiettivo di rendimento e la dimensione del contributo versato diventano chiaramente le due leve a disposizione del lavoratore per arrivare a colmare l’eventuale gap previdenziale.

3. Ampliare le opportunità di investimento

Le esigenze di revisione e aggiornamento del DM 703/96, che regola gli investimenti dei fondi pensione, non sono venute meno con la recente crisi creditizia.

Se è vero che alcuni strumenti finiti in default non erano accessibili per effetto del Decreto, è altrettanto vero che altri strumenti, risultati non meno dannosi, potevano entrare di diritto nel portafoglio del fondi pensione e se non l’hanno fatto è un merito da ascrivere alle capacità gestionali dei responsabili dei fondi più che a presunti vincoli di legge.

Come l’avviata consultazione sul “nuovo 703” ha evidenziato, le linee di intervento per un nuovo testo dovrebbero concentrarsi da un lato sul rafforzamento delle funzioni di risk management presso i fondi pensione e dall’altro, in parallelo e come conseguenza di tali, comprovate capacità, sul progressivo ampliamento dell’universo investibile a disposizione dei gestori finanziari.

Resta inteso che tale ampliamento dovrebbe avvenire con esclusivo riferimento ai mercati regolamentati e con parallelo rafforzamento dell’Autorità di Vigilanza ispettiva e cartolare.

4. Promuovere le aggregazioni tra fondi pensione

L’evidenza empirica, anche italiana, ha messo in luce la presenza di significative economie di scala e di scopo nel sistema di previdenza complementare, economie che, nell’attuale struttura d’offerta, risultano largamente non sfruttate dai vari soggetti presenti sul mercato previdenziale.

In assenza di meccanismi concorrenziali pienamente funzionanti, si rende necessaria, da parte di tutti gli attori in gioco (parti sociali, Autorità etc.) un’azione di promozione delle fusioni e aggregazioni tra fondi e di efficace penalizzazione del permanere di configurazioni sub-ottimali.

5. Ampliare le coperture: prestiti, sanità, long-term care

Affinché l’adesione e la fidelizzazione ai fondi pensione possa essere vista dai lavoratori come una scelta multifunzionale, capace di dare risposte a diversi problemi di welfare, tra loro interrelati sia in linea teorica sia nella percezione effettiva dei singoli, sembra opportuno ampliare il raggio d’azione dei fondi nelle tre direzioni fondamentali della fornitura di liquidità temporanea (prestiti a tassi agevolati grazie alla presenza di garanzie, asset-backed loans), delle coperture sanitarie e delle coperture per le invalidità di lungo termine.

Le forme di previdenza complementare possono sfruttare anche in tali ambiti le posizioni di forza derivanti dall’aggregazione di ampi bacini di lavoratori-consumatori dando ulteriore efficacia al messaggio promozionale – certamente da rivitalizzare – a favore della previdenza complementare.

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