Un nuovo patto trasparente tra i contribuenti e gli uffici

di GIUSEPPE PASQUALE - pubblicato il 02/01/2012 in MERCATO & REGOLE
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- Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2001 -

 

L’intuizione è buona, ma sarebbe un peccato sprecarla. L’idea di un regime su base opzionale che dà vantaggi al contribuente virtuoso può davvero segnare la svolta verso la soluzione del problema evasione di massa.

 

L’articolo 10  del decreto Monti che introduce le regole sulla cosiddetta trasparenza, prefigurando uno scambio fra contribuenti che si rendono “visibili” al fisco e minori opneri e controlli, contiene però dei limiti.

Primo, è debole l’appeal. Le ansie dell’autonomo riguardano l’esistenza in sé degli accertamenti presuntivi, mentre l’accorciamento di un anno dei termini di decadenza risulta a tal fine poco significativo. In secondo luogo, la norma rischia di “aprire” rispetto al rischio evasione laddove prevede (con la conversione in legge ciò diviene conseguenza automatica) la soppressione degli obblighi di emissione dello scontrino fiscale. E, inoltre, il divieto di emettere accertamenti presuntivi nei riguardi di chi, in Gerico, raggiungerà il doppio traguardo di congruità e coerenza non è presidiato da efficaci misure anti-abuso.

Ma soprattutto, l’articolo 10 trascura un elemento che contraddistingue il popolo delle partite Iva rispetto alle altre figure di trasgressore: la forte spinta a “sentirsi a posto” verso l’autorità costituita. Ciò che dovrebbe portare a considerare l’autonomo una risorsa più che un problema.

Su questa strada sarebbe opportuno riuscire a stringere un patto fra Fisco e contribuente grazie al quale la questione-Fisco cessa di essere percepita come tormento quotidiano e come causa prima del crescente clima di soffocamento che oramai si registra fra gli autonomi. A fronte del taglio di obblighi inutili e dell’antico  gioco di guardie e ladri che si nasconde dietro la logica dei poteri presuntivi ex post, il contribuente troverà conveniente decidere che è meglio per lui stare alle regole.

Accettando di collaborare onde far sì che in corso d’anno vi siano molti più controlli su fatti di gestione attuali: meno ricostruzioni in chiave retrospettiva e meno poteri presuntivi,  dunque, a fronte del rafforzamento dei veri controlli, quelli  basati su prova certa (come a esempio le verifiche sullo scontrino fiscale). 

Va costruito un sistema nel quale il contribuente si deve sentire come preso fra due fuochi: da un lato la “minaccia” degli studi di settore; dall’altro - in alternativa - il regime speciale del contribuente virtuoso. Chi avrà accesso a questa scelta verrebbe liberato per sempre dal rischio di accertamenti su base indiziaria. Chi invece sceglie di stare fuori dal regime del virtuoso sarebbe sottoposto sia alle check list, sia agli studi di settore. Questi ultimi con forza probatoria privilegiata.

Per converso, il contribuente virtuoso si impegnerebbe a rispettare un patto di lealtà con il fisco, patto che però non avrebbe senso se non poggiato sul pilastro fondativo dei più solidi valori etici. E che pertanto deve essere al tempo stesso serio, condiviso e reciproco. Con sanzioni severe accettate ex ante, anche di natura penale, ma applicabili solo se è provata la intenzione di trasgredire il “patto”.  

Certo, è vero, è un’utopia immaginare che possa esistere un sistema di controlli capace di intercettare a fini di tassazione il cento per cento delle transazioni, soprattutto  quelle facilmente occultabili al fisco. Ma proprio per questo l’unico modo per venirne fuori è di coinvolgere la figura dello stesso controllato includendolo nella catena del valore. Tenendo conto che questo soggetto va trattato diversamente dal delinquente fiscale poiché ha un tasso di reazione a ogni mossa del Fisco che è mille volte superiore.

Ecco perché è fondamentale che un patto in tal senso sia costantemente supportato nel tempo da un marketing istituzionale del prodotto “compliance”. In un tale contesto, chi sceglierà di essere virtuoso sa che i veri controlli diventeranno molto più numerosi di quelli attuali. É “convinto” che aumenteranno le verifiche su scontrini e ricevute fiscali. Si è “impegnato” a comunicare in tempo reale al Fisco tutti i dati contabili che le tecnologie consentono di trasmettere, compresa – a esempio – la notifica via mail alla GdF della bolla d’accompagnamento per i beni viaggianti.



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