Tracciabilità a mille euro. Monti parte col piede giusto

di GIUSEPPE PASQUALE - pubblicato il 05/12/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURA
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Ricordate l'urlo contro la "oppressione fiscale" lanciato dall'ex ministro dell'economia e delle finanze? Era solo aprile di quest'anno. Purtroppo esso è caduto nel vuoto e nessun provvedimento serio ha fatto seguito all'enfasi mediatica di quelle due settimane. Ed ora? Siamo nel pieno di un’ondata comunicazionale di segno opposto.

Il rischio - che però il Governo Monti sembrerebbe aver tenuto a mente (questo emergerebbe da una primissima lettura a caldo del provvedimento varato nel consiglio dei ministri di ieri) - è che si possa seguitare ancora una volta sulla vecchia impostazione: aggiungere nuovi adempimenti, senza sostituire. Complice l'imperversare dell'approccio moralistico che, come dicevo nella prima parte del post, nel corso di questi ultimi lustri ha quasi sempre suggestionato e mandato fuori strada il decisore pubblico.

 

È il caso delle misure volte a ridurre la soglia del divieto dei pagamenti in contanti. Al riguardo è bene sgombrare il campo da aspettative miracolistiche. Ridurre la soglia, poniamo a 100-300 euro certo che ostacola l'evasione di massa, ma non dà un contributo di rilievo alla sua riduzione: si limita a renderla più fastidiosa, e per questo un pochetto più costosa, senza peró che ciò possa risultare decisivo per una sua riduzione sensibile. Una misura in questi termini, infatti, avrebbe senso, e in questa direzione anzi sarebbe persino auspicabile, solo all'interno del preciso disegno di puntare alla vera tracciabilità. La quale si concretizza nel momento in cui dovesse venire in teoria azzerato del tutto il contante in circolazione, come è stato spiegato in altro post qui.

 

Nessuno in questo momento è in grado di dire se, grazie all'evolversi delle nuove tecnologie (a esempio, si pensi ai nuovi sistemi paybyphone), un traguardo così estremo comincia a essere praticabile, magari nel giro di uno, due lustri. Per cui, la cosa più ragionevole da fare in questo momento, a mio parere, è non tanto di affrettarsi a mettere in campo soluzioni poco ponderate, ma piuttosto fermarsi un attimo e dedicare alla riflessione un minimo di risorse professionali, dotate di equilibrio e buon senso. Onde verificare, dati alla mano, se cominciano a intravedersi o meno margini di fattibilità concreta per uno scenario del genere, sul piano sia tecnologico, sia, soprattutto, della sostenibilità sociale.

 

E infatti, solo dopo che sarà stato possibile raggiungere una tale meta (zero contante), il problema della evasione fiscale sarebbe risolto alla radice, nella sua dimensione di massa. Questo risultato, infatti, consentirebbe di rivoluzionare l'architettura del sistema di contrasto rendendo di colpo inutile la maggior parte degli attuali adempimenti: a cosa servirebbe più l'obbligo di scontrino fiscale, l'accertamento presuntivo, lo studio di settore, la efficacia probatoria privilegiata delle movimentazioni finanziarie, lo spesometro, il redditometro, eccetera eccetera?

 

Attenzione, però a non confondere. Una cosa è lavorare (e studiarne quanto prima la fattibilità) perchè si possa eventualmente arrivare alla tracciabilità totale dei pagamenti. Altra cosa è imporre per legge sacrifici immediati, di tipo pervasivo, in nome di una ipotesi di tracciabilità che nella sua forma totale, l'unica che sarebbe di aiuto ai fini antievasione, è rinviata a chissà quando. Nel frattempo, infatti, spacciare per tracciabilità un sistema in cui coesiste a piene mani la circolazione della carta moneta, significa confondere la parte per il tutto. E' come versare l'acqua in un secchio bucato. Quando mai potrà essere riempito?

 

La tassa sul contante, applicabile a fronte di ogni prelievo o deposito (secondo quanto auspicato il 14 novembre scorso, sulle pagine del Corriere ella sera, dalla giornalista Rai Milena Gabanelli), renderebbe ancor più marcata la fuga del "nero" dalle banche, attualmente già in fase avanzata di attuazione, promettendo quindi di incassare una cifra prossima allo zero. Ma sopratutto sarebbe una duplicazione della tracciabilità bancaria, già vigente ai sensi dell'articolo 7, comma 6 del D.P.R. n. 605 del 1973 (anche con comunicazioni telematiche, e quindi, dal 2007, con riverberi tangibili a livello di massa).

 

In altre parole, essa già funziona a dovere come trappola potenziale a fronte di qualunque versamento o prelevamento non giustificabile dall'interessato tramite prova documentale. E grazie alla minaccia di recupero automatico, con l'aggravio di pesanti sanzioni, per qualunque movimentazione sospetta. Recupero reso possibile da parte del fisco ai sensi dell'articolo 32 del D.P.R. n. 600 del 1973, e senza concedere a nessuno la prospettiva di farla franca, in caso di impugnativa presso la commissione tributaria.

 

Tutto questo gli evasori lo sanno e il loro consulente ha già avvisato che bisogna tenere lontano dalle banche gli scambi di danaro extra contabili, per cui questi ultimi già ora sono segregati quasi del tutto all'esterno del sistema bancario nazionale (sportelli postali compresi). A tali fini, pertanto, la stretta in arrivo - se si limiterà ad abbassare tout court la soglia senza aver studiato apposite misure-filtro da affidare, a esempio, a una figura terza nelle vestiti guardiano (come é stato auspicato qui) - sembra destinata a rimanere priva di effetti antievasione. Non diversamente da ciò che accade da decenni su fronti analoghi, a esempio, con la sanzionabilità degli scontrini fiscali non emessi. 

 

E infatti, una volta che si è fissata la soglia, poniamo a 100-300 euro, in che modo può essere possibile presidiarne la osservanza verso tutti coloro che dovessero trasgredire? Neanche un servizio di pedinamento full time, che in ipotesi fosse istituito teoricamente nei riguardi di tutti, sarebbe in grado di riconoscere e scovare all'interno della massa, quali sono quelle controparti commerciali che, nel chiuso della loro privacy, decidono di scambiarsi lo stesso i mille, due mila o dieci mila euro, facendosi beffe dei nuovi obblighi (e di tutti noi).

 

Bene ha fatto quindi il Governo Monti a contenere in qualche modo la spinta mediatica massimalista di segno opposto, fissando la nuova soglia a mille euro. Una cifra che, quanto meno, concede il tempo per riflettere e magari anche di rivedere in un secondo momento la soglia, ma solo dopo attenta ponderazione in sede tecnica. Per intanto, comunque, si è saggiamente evitato di entrare a gamba tesa nel quotidiano di decine di milioni di ignari cittadini, che a priori non c'entrano nulla coi problemi dell'evasione. I quali viceversa sarebbero stati coinvolti a vuoto con ingombranti fastidi giornalieri.

 


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