Presidente Monti, ci dica cosa vuole fare con il federalismo fiscale

di ETTORE JORIO - pubblicato il 28/11/2011 in BAROMETRO SUL FEDERALISMO
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Il dubbio nutrito all’indomani delle dichiarazioni programmatiche del nuovo Premier era fondato.

Il federalismo fiscale, nonostante gli otto decreti delegati approvati (oltre a quello di Roma Capitale licenziato, in via preliminare, dal Governo in carica sul filo di lana della delega), sembra essere scomparso dall’agenda della politica, tant’è che non si prevedono apposite deleghe sottosegretariali.

 

Eppure figurano nell’Esecutivo ministri (su tutti, Piero Giarda) da tempo molto impegnati in tal senso, che potrebbero dare - se ben collaborati da sottosegretari di riconosciuta capacità ed esperienza - il contributo decisivo per la realizzazione del migliore federalismo fiscale equo e solidale.

 

Sarebbe questo il migliore modo per contribuire al completamento del percorso di consapevolezza delle entrate, di responsabilità e moralizzazione della spesa delle regioni, delle province (sino a quando ci saranno) e dei comuni, nonché quello di garantire ai cittadini prestazioni e servizi di qualità quantomeno più accettabile.

 

Questi ultimi diverranno, infatti, arbitri indiscussi del loro più immediato destino, in applicazione della formula “vedo, pago, voto”, tanto cara al presidente della Copaff, Luca Antonini. Una formula che consentirà loro di scegliere chi si è guadagnato la loro fiducia e di rimandare a casa chi l’ha tradita, perlopiù incidendo sulle loro tasche.

 

E dire che il progetto di riforma e il suo iter legislativo sono stati condivisi da tutti, centrosinistra e centrodestra, dal momento che l’impianto della legge di delegazione 42/09 si è formalmente concretizzato con il DDL licenziato dal governo Prodi il 3 agosto 2007 e conclusosi durante quello appena trascorso, presieduto da Silvio Berlusconi. Un risultato conseguito anche grazie agli sforzi del ministro Calderoli, che ha saputo coniugare politicamente le ipotesi migliorative, via via prodotte dall’opposizione, modificando radicalmente l’originario progetto leghista.

 

Un risultato raggiunto, quindi, con il consenso quasi generale, formatosi attraverso l’astensione negoziata delle minoranze (fatta eccezione che per il decreto legislativo sulla fiscalità municipale), Udc esclusa.

 

Per conseguire il risultato prefisso dalla riforma della finanza pubblica ci sarà, ovviamente, bisogno di implementare l’attuale quadro normativo, invero un po’ carente e, in quanto tale, bisognoso di un maquillage, abbastanza consistente.

Esso è stato infatti sensibilmente adeguato - nelle diverse fasi di mediazione tra maggioranza, opposizioni ed enti territoriali - alle peggiori esigenze difensive della politica, che ha puntato, così com’è suo solito, a non fare del male alle postazioni personali esistenti, specie nella parte in cui si andava a regolare il cosiddetto fallimento politico degli rappresentanti istituzionali (governatori, presidenti di province e sindaci) resisi inadempienti.

 

Le cose da fare, per renderlo funzionale al perseguimento del suo naturale obiettivo e ad assicurare una compatibilità del sistema della finanza pubblica interna con le pretese comunitarie e del mercato?

Andrà rivista la fiscalità municipale, anche in relazione alla certa reintroduzione dell’ICI, seppure altrimenti denominata.

Va rideterminato il fabbisogno degli enti locali. Lo rende ineludibile l’insufficienza dei risultati conseguiti dalla indagine Sose e Ifil, solo perché gli enti locali, sprovvisti di contabilità analitica per centri di costo e responsabilità, erano e sono impossibilitati a fornire correttamente i costi storicamente sostenuti “per funzioni” esercitate. Anche queste ultime da sancire nella Carta delle Autonomie, inconcepibilmente trascurata dal Parlamento.

Vanno rivisti i criteri per la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard in materia sanitaria, specie nella parte che si pretenderebbe di rettificare i fabbisogni regionali esclusivamente sulla base dell’età dei cittadini, destinatari finali.

Andranno sancite le regole per la valorizzazione ottimale (costi standard) delle risorse da destinare all’assistenza sociale e all’istruzione.

Dovranno essere perfezionati (molto a breve) i quasi 100 provvedimenti applicativi di competenza ministeriale. Primi fra tutti quei due “atti non regolamentari” (decreti del ministro dell’interno) che licenzieranno gli schemi di relazione di fine mandato (uno per i comuni superiori ai 5 mila abitanti e un altro per quelli più piccoli) per i sindaci prossimi uscenti. Questi ultimi saranno, infatti, in tantissimi ad essere prossimi a doversi impegnare nelle campagne elettorali del 2012.

Allo stesso modo dovrà provvedersi alla predisposizione dell’altro omologo provvedimento interministeriale che riguarderà lo schema di relazione di fine mandato cui saranno tenuti i presidenti di regione uscenti.

Ancora, come non sollecitare una soluzione per la rideterminazione delle risorse afferenti il trasporto pubblico locale, ovunque in crisi?

Su tutto, dovrà minuziosamente regolarsi la perequazione nei suoi diversi livelli istituzionali. In difetto, ci saranno una valanga di disfunzioni nell’esigibilità dei diritti sociali e una inarrestabile crisi per l’unità sostanziale della Repubblica.

 

A ben vedere, bisognerà capire l’intenzione del Governo e il peso che l’attuazione del federalismo fiscale avrà nei rapporti con l’UE. Soprattutto, quando e come esso sarà preteso dagli organi comunitari quale strumento di bonifica della futura spesa corrente.

 

Dunque, vi è bisogno di conoscere, rapidamente, la volontà del Premier e, pertanto, il grado di priorità che sarà riconosciuto alla riforma della finanza pubblica.

Si stanno altresì avvicinando gli appuntamenti, fissati nei decreti attuativi della legge 42/09, oramai imminenti.

Con questo, crescerà l’onere dei governatori regionali e degli amministratori locali di far proprio il cambiamento, invero un po’ troppo trascurato.

In caso contrario, bisognerà ricominciare tutto da capo!

 

Un’assurdità, che comporterà tra l’altro la riscrittura dell’art. 119 della Costituzione, attraverso il percorso di revisione di cui all’art. 138 .

Commenti:

  1. Non si capisce ancora nulla:inviato da Armando Tocci il 01/12/2011

    E' vero quello che dice l'autore che conosco per avere letto il suo libro sul federalismo fiscale. Prima, tutti i partiti, compresa la Lega, sono d'accordo per mettere in piedi il federalismo, poi una dimenticanza generale. Come sarà quindi organizzata la finanza pubblica? Decentrata oppure accentrata. Comunque non è vero che non ci sia nessuno tra i nominati: c'è un sottosegretario Vieri Ceriani che è un grande esperto. Vedremo

  2. un grande burla:inviato da Armando Tocci il 01/12/2011

    Io spero proprio che venga messo da parte definitivamente, perchè se realizzato distruggerebbe del tutto il mio sud
    saluti
    Gisella

  3. è venuta fuori una baraonda:inviato da Francesco il 01/12/2011

    Nel nostro ufficio è venuta fuori una baraonda. Armando vuole il federalismo fiscale, sostenendo di essere un tecnico. Gisella, da buona napoletana, ha paura. Io sono neutrale, ma credo che faccia bene ai citatdini così capiranno per chi votare, pena il prelivo fiscale a loro carico.
    Comunque grazie per aver mosso le acque del confronto in un uffici (pubblico) che inaridisce tutti
    ciao

  4. sanzine ai sindaci:inviato da Franco Montesanti il 01/12/2011

    Condivido l'articolo, ma come mai non sollecita il fallimento dei sindaci incapaci?

  5. Scuola, quale futuro:inviato da PATRIZIA il 02/12/2011

    E' il primo articolo che leggo sul federalismo fiscale e ho capito qualcosa. Da dirigente scolastica non ho ben compreso cosa c'entra con l'istruzione. Come si farebbero questi costi standards? Dateci una mano a capire. Grazie
    Patrizia Lama

  6. Risposta a Patrizia:inviato da Ettore Jorio il 02/12/2011

    Gentile Patrizia,
    mi fa piacere esserti stato utile.
    Quanto alla tua richiesta, provo a risponderti.
    Il federalismo fiscale consente la copertura di salute, assistenza sociale, istruzione e trasporto pubblico locale attraverso la fiscalità propria della regione di riferimento (tributi propri + compartecipazioni al prelievo erariale) integrata dalla perequazione.
    In buona sostanza, copre le spese relative, valorizzate ad un costo giusto (i cd costi standard), a prescindere da quanto l'ente regionale riesce a riscuotere in termini di gettito proprio.
    Ebbene, per quanto riguarda l'istruzione, essa è finanziata solo per la parte relativa alle spese amministrative perchè, come bem sai, la didattica è sopportata dallo Stato.
    Spero di essere stato chiaro ed esauriente.
    Alla prossima
    ettore jorio

  7. E' quasi un forum:inviato da Giovanni Martini il 02/12/2011

    Ho trovato per caso questo sito leggendo l'artcolo che ho rintracciato con Virgilio. Ho letto i commenti che ho trovato simpatici, soprattuttto il botta e risposta con l'autore.
    Vorrei fare anche io una richiesta da amministratore pubblico (faccio l'assessore in un piccolo paese delle Marche). Chi ci insegnerà il nuovo modo di amministrare?

  8. Rsposta a Giovanni Martini:inviato da Ettore Jorio il 04/12/2011

    La sua è davvero una bella domanda.
    Nessuno insegnerà il "nuovo" modo di amministrare, che peraltro dovrebbe essere quello solito con qualche accortezza in più, attesa l'introduzione della metodologia dei costi standard.
    L'unica forma di intervento didattico è previsto dalla riforma Gelmini (legge 240/10) che, all'art. 28, istituisce un Fondo per la formazione e l'aggiornamento della dirigenza pubblica. Un percorso didattico rimesso a due poli universitari ancora da individuare e da costituire attraverso due apposite fondazioni, una per il centro-sud e l'altra per il nord.
    Questa è benitenso un'occasione formativa per la dirigenza pubblica.
    Gli amministratori elettivi sono un'altra cosa.
    Quindi, avanti i migliori!

  9. Grazie!:inviato da Giovanni Martini il 05/12/2011

    Gentile Jorio
    grazie per la risposta che ho trovato esauriente. Certo che ci sarà un bel problema. Dovremo ipotizzare una scuola per sindaci.
    Saluti
    Giovanni Martini

  10. Che ne sarà?:inviato da Armando Tocci il 07/12/2011

    Sono l'unico ad avere avuto una risposta. Mi dice cosa succederà secondo Lei al sud Italia con il federalismo fiscale?

  11. Risposta ad Armando Tocci:inviato da Armando Tocci il 07/12/2011

    Ben lungi da me volere eludere alla sua domanda. Provo a risponderla, consapevole che ci vorrebbe qualche pagina per farlo (forse) esaurientemente.
    L'esito del federalismo fiscale sarà, specie al sud, condizionato da ciò che i pubblici aministratori e la coleltività riusciranno a mettere in piedi, quanto - rispettivamente - a capacità di governo della spesa e a voto consapevole.

  12. Allora sarà la nostra rovina:inviato da Armando Tocci il 09/12/2011

    Se è così saremo rovinati. I nostri governanti saranno sempre uguali così come saranno dei pecoroni gli elettpri.
    Grazie comunque e molti auguri

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