Mario Draghi e 1 punto di Pil
di RICCARDO CESARI - pubblicato il 14/06/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURAIl Governatore della Banca d’Italia, nelle sue ultime Considerazioni finali, non si è limitato a ratificare con numeri inequivocabili la crescita asfittica dell’economia italiana ma ha anche indicato dove sono i problemi e dove le leve per “tornare alla crescita”.
Quando assunse l’incarico, alla fine del 2005, mostrò subito grande consapevolezza dei ritardi strutturali del paese e, dal tono risoluto dei suoi rari ma incisivi interventi, seppe mostrarsi sensibile “al grido di dolore” lanciato dai cittadini italiani alle istituzioni di salvaguardia.
Rileggiamo quanto con costante, documentata e ostinata attenzione il Governatore ha scritto in tema di giustizia civile.
“Le riforme attuate negli ultimi quindici anni per accelerare i tempi della giustizia civile non hanno prodotto i risultati attesi. La lunghezza dei procedimenti civili è ancora assai maggiore che negli altri paesi europei; la durata di una procedura di recupero crediti è in Italia cinque volte quella media dell’OCSE. Confronti internazionali mostrano che in Italia il numero di magistrati e funzionari amministrativi e la spesa pubblica per la giustizia sono paragonabili, in rapporto alla popolazione, a quelli di paesi simili al nostro per dimensione e tradizione giuridica.” (31 maggio 2006)
”Le manchevolezze della nostra giustizia civile sono segnalate da studi internazionali, testimoniate dal disagio dei cittadini e delle imprese. Nella durata dei processi il confronto internazionale è impietoso. Un esempio fra tutti: i procedimenti di lavoro nel primo grado di giudizio durano da noi in media oltre due anni, un anno in Francia, meno di sei mesi in Germania. I tempi lunghi della giustizia non dipendono tanto da una carenza relativa di risorse, quanto da difetti nell’organizzazione e nel sistema degli incentivi. Emerge anche in questo campo uno specifico problema meridionale: la durata media di un processo civile ordinario di primo grado si triplica passando dal distretto di Torino a quello di Messina, da 500 a 1.500 giorni. Un pieno utilizzo dell’informatica renderebbe i procedimenti più rapidi ed efficienti, trasparente l’operato dei diversi uffici; fornirebbe la base conoscitiva indispensabile per incisivi interventi di riorganizzazione.” (31 maggio 2007)
“Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nel funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale.” (31 maggio 2010)
Ecco dunque dove sono le catene che bloccano la crescita economica.
Un punto di Pil vorrebbe dire più che dimezzare il divario di crescita con la Germania, prevista nel 2011 al +2.8% contro il +1% dell’Italia.
La diagnosi c’è, i rimedi sono noti (http://www.crusoe.it/mercato-regole/la-vera-riforma-della-giustizia-in-italia/787/) . Ma la storia recente può indurre anche un ottimista come Mario Draghi a un momento di sconforto:
“Tante volte abbiamo indicato obiettivi, linee di azione, aree di intervento. A distanza di cinque anni, quando si guarda a quanto poco di tutto ciò si sia tradotto in realtà, viene in mente l’inutilità delle prediche di un mio ben più illustre predecessore.”
Si avrà risorgimento economico, ha concluso Mario Draghi citando Cavour, quando anche quello politico avrà fatto la sua parte. Gli italiani sono stati avvertiti.




