Le regioni di fronte alla crisi: la dinamica delle spese di amministrazione generale
di ENRICO BUGLIONE - pubblicato il 23/11/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURA
La crisi economica e finanziaria che il Paese sta attraversando e la connessa esigenza di azzerare il deficit entro il 2013 si sta traducendo, per la pubblica amministrazione, in un generale ristagno degli investimenti pubblici, in una riduzione delle spese per gli interventi in campo sociale e - nei servizi in cui ciò è possibile, come in sanità e trasporti – in un incremento delle tariffe a carico degli utenti.
C’è però un settore, oggettivamente di ridotto interesse diretto per i cittadini, che sembra resistere a qualsiasi tentativo di un serio ridimensionamento: quello dell’amministrazione generale intesa in senso lato, cioè come spese per gli organi istituzionali, per il personale, per l’acquisto di beni e servizi, per l’affitto, la manutenzione ed il rinnovo delle sedi.
Utilizzando i dati dell’Osservatorio finanziario regionale recentemente pubblicato dall’ISSiRFA-CNR (Franco Angeli editore, 2011) è possibile verificare cosa sta avvenendo a questo riguardo in un importante comparto della pubblica amministrazione: quello delle regioni e delle province autonome.
Le leggi finanziarie delle regioni già da diversi anni contengono disposizioni – in parte prese autonomamente e in parte (maggiore) per ottemperare al Patto di stabilità interno – che incidono su una o più delle voci di spesa afferenti all’amministrazione generale[1]. Ciò nonostante, confrontando gli stanziamenti per il 2009 con quelli del 2010, si rileva ancora un incremento delle uscite, sia pure contenuto al + 1,4% (rispettivamente 12.262 e 12.436 miliardi).
Questo dato, relativo al complesso delle regioni, è tuttavia poco rappresentativo di quanto si è verificato in ciascuna di esse. Nel grafico 1, in base alla dinamica delle spese di amministrazione generale tra 2009 ed il 2010, le regioni sono state distinte in tre gruppi: il verde comprende le 6 in cui le spese sono diminuite (anche del 13%, in Friuli Venezia Giulia); il bianco le 8 con incrementi compresi entro il 5%; il rosso le 8 con incrementi oltre questo limite e, quindi, particolarmente consistenti (anche di circa il 18%, in Sardegna). Il gruppo verde è composto da 4 regioni del nord e due del centro. Quello rosso, da 5 regioni del sud e da 3 del centro.
Grafico 1 - Tasso di variazione 2009-2010 delle spese delle regioni per amministrazione generale


Fonte: elaborazione su dati dell'Osservatorio finanziario regionale - ISSiRFA-CNR
Oltre alla collocazione geografica, è interessante verificare se le variazioni in diminuzione introdotte con i bilanci per il 2010 siano state adottate dalle regioni con una spesa pro capite 2009 per l’amministrazione generale superiore alla media e se quelle in aumento, comunque preoccupanti se non motivate da fattori specifici, siano state almeno adottate da regioni con una spesa procapite inferiore alla media.
Per valutare in modo corretto tale aspetto, è necessario distinguere tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale (comprese le due province autonome di Trento e Bolzano). Ciò in quanto, tra i due gruppi, il valore medio per abitante delle spese per amministrazione generale è molto diverso: 104 euro nelle regioni ordinarie e 762 euro nelle altre, a causa sia del più ampio ventaglio di funzioni esercitate (soprattutto in Valle d’Aosta, in Friuli e nelle due province autonome di Trento e Bolzano), delle particolari caratteristiche geografiche del territorio amministrato (soprattutto in Valle d’Aosta e nelle due province autonome), ma anche della maggiore generosità dei compensi erogati al personale e ai componenti degli organi istituzionali (soprattutto in Sicilia).
I grafici 2a e 2b indicano, rispettivamente per le regioni speciali e per le regioni ordinarie, la spesa per abitante 2009 relativa all’amministrazione generale e quella media per l’insieme delle regioni comprese in ognuno dei due gruppi. Inoltre, la colorazione delle colonne relative alle singole regioni riproduce quella del grafico 1, permettendo così di leggere insieme il dato sulla spesa pro capite e quello sulle variazioni di spesa introdotte nel 2010.
Per quanto riguarda le regioni speciali e le due province autonome di Trento e Bolzano, dal grafico 2a un risultato emerge in modo evidente: con l’eccezione della provincia di Trento, tutte quelle con un livello di spesa superiore alla media di questo gruppo hanno effettivamente applicato politiche di contenimento. Nelle due regioni insulari, invece, le spese pro capite di amministrazione generale, tra il 2009 ed il 2010, sono aumentate e questo appare un dato particolarmente preoccupante nonostante si tratti delle uniche due sotto media in termini di spesa per abitante: nell’ambito delle regioni speciali, infatti, il ventaglio di competenze esercitate dalla Sicilia e dalla Sardegna è quello meno esteso.
Tra le ordinarie , come risulta dal grafico 2b, le uniche tre regioni che tra il 2009 ed il 2010 hanno ridotto le spese di amministrazione generale, erano già apparentemente virtuose, avendo, nell’anno base, spese inferiori alla media del gruppo (la Liguria) o comunque di poco superiori a tale valore (Marche e Lazio). Tutte le altre hanno fatto registrare incrementi di spesa. Le variazioni in aumento entro il limite del 5% si verificano in regioni con una spesa pro capite, nel 2009, inferiore alla media del gruppo (Lombardia e Veneto) o di poco superiore (Piemonte, Abruzzo e Campania), con l’unica eccezione della Basilicata la cui spesa pro capite (195 euro) è nettamente superiore alla media. Ma il dato più preoccupante è che dei 6 casi in cui l’incremento di spesa è superiore al 5%, 3 si verificano in regioni con una spesa pro capite già nel 2009 particolarmente elevata (Umbria, Molise e Calabria).
Grafico 2a - Regioni Speciali - Spese pro capite per Amministrazione generale - Anno 2009

Grafico 2b - Regioni Ordinarie - Spese pro capite per Amministrazione generale - Anno 2009

Leggenda: vedi grafico 1
Fonte: elaborazione su dati dell'Osservatorio finanziario regionale - ISSiRFA-CNR
[1] Cfr., ad esempio, E. Buglione, “Le leggi finanziarie regionali”, in Camera dei deputati, Rapporto sulla legislazione, anni vari.




