L'informazione parziale: Obama e Il Foglio
di LORENZO ROMANI - pubblicato il 28/07/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURAIl Foglio del 27 luglio presenta, in prima pagina, un riquadro in cui viene trascritto un intervento di Barack Obama al Senato, risalente al 2006.
In quella circostanza l'attuale Presidente degli Stati Uniti si dichiarò contrario ad innalzare il tetto del debito, e votò contro il provvedimento richiesto dai Repubblicani, necessario a finanziare la spesa pubblica.
Questa la dichiarazione: "Il fatto che ci ritroviamo qui, oggi, per discutere dell'innalzamento del limite debitorio dell'America, è un segno di fallimento della leadership. È segno che il Governo degli Stati Uniti non può pagare i conti. È un segno che noi ora dipendiamo dalla continua assistenza di paesi esteri, per finanziare le imprudenti politiche fiscali del nostro Governo...Aumentare il debito dell'America ci indebolisce internamente e internazionalmente...Washington sta spostando il peso delle cattive scelte di oggi sulla schiena dei nostri figli e nipoti".
Facile dire quanto l'aver ripescato questo intervento faccia oggi comodo a chi, senza avere il minimo riguardo per la correttezza dell'informazione, gongola nel poter additare l'incongruenza di un Presidente che da senatore diceva una cosa, e da Presidente ne chiede un'altra.
Ma come spesso accade (Il Foglio non è certo la pecora nera) i media confrontano le mele con le pere con il risultato di produrre un’informazione che non informa.
Veniamo ai fatti. È vero, Obama votò No all'innalzamento del tetto del debito nel 2006, ed è altrettanto vero che oggi ne richiede l'aumento, ma il contesto è completamente diverso. In primo luogo, nel 2006 il Senato era a maggioranza repubblicana, e alla Casa Bianca sedeva un repubblicano, George W. Bush, che aveva appesantito notevolmente i bilanci statali con sgravi fiscali (anche a beneficio dei ricchissimi) e missioni di guerra. La Grande Recessione era di là da venire, e l'economia era ancora dinamica: la bolla immobiliare non era ancora scoppiata, la disoccupazione si attestava intorno al 4%, rispetto al 9,2% attuale. Aspetto, questo, tutt'altro che marginale: manovre di tagli alla spesa possono essere ben assorbite da un'economia in cui il settore privato crea nuova occupazione, mentre allo stato attuale i tagli richiesti a gran voce dai conservatori rischiano di far recedere ulteriormente il tasso di occupazione e la crescita del Pil americano.
La dichiarazione di Obama, scaturiva soprattutto dalla critica alla crescita della spesa militare (“le cattive scelte di oggi”). E oggi non è un singolo senatore o un gruppo ristretto di parlamentari a rappresentare una voce fuori dal coro; è bensì un'intera maggioranza che ricatta la presidenza, facendo leva sullo spettro del fallimento per ottenere nel brevissimo termine lo smantellamento della riforma sanitaria, del welfare, perché si oppone a qualsiasi pur minimo sacrificio per le elite finanziarie e le classi più ricche del paese.
A partire dal 1962, il tetto del debito è stato rivisto verso l'alto per ben 72 volte, a dimostrazione del fatto che storicamente tale evenienza sia sempre stata considerata un atto amministrativo più che politico.
Il Foglio non ha minimamente contestualizzato e spiegato al lettore l'origine e la circostanza della dichiarazione del 2006. La citazione delle sole parole di Obama, collocata in prima pagina, è una trappola per i lettori a cadere nel solito e facile qualunquismo del "sono tutti uguali", "predicano bene e razzolano male", e via seguitando.




