Il Giappone e la fine dell’energia nucleare

di MAURO MARÈ - pubblicato il 16/03/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURA
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 Si può pensare tutto ciò che si vuole in materia di energia, ma quello che è successo in Giappone determinerà la fine del nucleare. C’è poco da fare.


Naturalmente, si dice che una valutazione attenta dovrebbe considerare gli aspetti tecnici ed economici della produzione di energia per il tramite delle altre fonti di energia, tradizionali ed alternative. Si può essere d’accordo sul fatto che queste fonti di energia potrebbero essere meno convenienti del nucleare e forse ugualmente rischiose – si pensi alle centrali a petrolio che hanno bruciato per giorni in Giappone con un impatto ambientale fortissimo. E con danni per le persone forse meno evidenti ma importanti.


Ma in questo caso si tratta della paura dell’apocalisse che la componente nucleare inevitabilmente solleva. Si diceva che il rischio fosse bassissimo e che in fondo le centrali fossero sicure e comunque la tecnologia disponeva di diversi meccanismi di protezione e di garanzia in caso di danneggiamento ai reattori. Però poi si è verificato lo scenario peggiore, che aveva una bassissima probabilità di accadere. Il terremoto ha danneggiato la struttura delle centrali e il sistema di raffreddamento e poi lo tsunami ha danneggiato quest’ultimo in modo irreparabile determinando, per quello che è possibile capire in queste ore, una situazione vicina al meltdown.


Si può ammettere che lo scenario peggiore si verifica se si è molto sfortunati, anche se resta altamente improbabile – ma in queste ore molte convinzioni sulla probabilità dei fenomeni sono state riviste. E tanto basta. La Merkel ha deciso di fermare alcune centrali nucleari e un mood simile serpeggia in alcune capitali europee, forse solo con l’eccezione della fortissima convinzione galloise.

 


Non solo le rassicurazioni che le centrali odierne di terza generazione siano sicurissime, appaiono in queste ore imprudenti e un po’ ridicole. È la paura dell’apocalisse nucleare che ha preso forma concreta nell’immaginario collettivo, già descritta bene in film famosi – es. sindrome cinese. Questa convinzione, come una nuvola radioattiva, si sta imprimendo nella mente delle popolazioni e come la radioattività delle scorie durerà moltissimi anni e sarà difficile da rimuovere. Si è ormai al di là del punto di dibattito se il nucleare sia una scelta giusta o sbagliata.


Per cui appare opportuno riflettere, prendersi una pausa di riflessione e capire che il balance sta girando in modo definitivo contro l’opzione nucleare. 


Commenti:

  1. appunto, riflettiamo...:inviato da Carno Polo il 16/03/2011

    prima di arrivare a conclusioni affrettate. A Fukushima non è ancora morto nessuno per radiazioni nucleari. Ogni anno muoiono più persone nelle miniere di carbone di quante potranno perderla a causa di Chernobyl nel worst case scenario di lungo termine. E chissà quanti miliioni si ammalano mortalmente per inquinamento da idrocarburi.

    Quanto accaduto in Giappone per me è un'ulteriore prova della sicurezza del nucleare se paragonato alle alternative realistiche: pur essendo avvenuta una catastrofe naturale altamente improbabile i danni imputabili alla centrale sono stati (il FINORA è d'obbligo) contenuti.

    Sono sicuro che il Giappone, dove i politici riflettono più dei nostri prima di parlare, non abbandonerà il nucleare. E speriamo che la Merkel decida che vuol fare da grande, in economia come nella sua politica verso l'Europa. In Italia ho apprezzato il sangue freddo del ministro Prestigiacomo.

    Intanto, vive la France!

  2. ok, riflettiamo:inviato da marco de andreis il 16/03/2011

    Dalla voce “Fissione nucleare” di Wikipedia: “In un comune processo di combustione, l'ossidazione di un atomo di carbonio fornisce un'energia di circa 4 eV, un'energia che è meno di cinquanta milionesimi di quella prodotta nella reazione nucleare di fissione”.

    È per questo che trovo i paragoni tra il nucleare e i combustibili fossili, ecco, non molto intelligenti.

    Siccome i morti causati dall’energia da combustibili fossili sono molti di più di quelli causati dall'energia nucleare possiamo stare tranquilli col nucleare e anzi dobbiamo ricorrervi vieppiù.

    Ma che argomento convincente! Le bombe nucleari su Hiroschima e Nagasaki hanno fatto circa 200.000 morti, mentre le armi convenzionali e i campi di concentramento hanno fatto più di 50 milioni di morti nella seconda guerra mondiale. Perciò facciamo tutti come Stranamore: let’s stop worrying and let’s learn to love the bomb.

    Poi la fissione nucleare ha qualche problemuccio aggiuntivo ma, per carità, sono inezie. Come il fatto che i tempi di dimezzamento di alcuni dei radionuclidi prodotti dalla fissione si misurano in decine di migliaia e persino in milioni di anni. Che le centrali nucleari in funzione producono 70 tonnellate di plutonio l’anno – per fare una bomba bastano dieci chili. Che nessun paese al mondo ha ancora trovato un posto dove mettere definitivamente le scorie prodotte dalla fissione. Ma sono inezie. Va tutto bene, è tutto sotto controllo. Eppure, non so perché, spero che Mauro Maré abbia ragione.

  3. Il decadimento e i cretesi:inviato da cartesiano il 16/03/2011

    Perdonatemi l'eccessiva fantasia, ma sono sempre stato impressionato dal tempo di decadimento delle scorie prodotte in centrali nucleari (alcune decine di migliaia di anni).
    Riflettevo: oggi metto le mie belle scorie in un sito sicuro, sigillo tutto e lascio un cartello "Nucleare - Non aprire". Ho fatto il mio dovere?
    Una delle civiltà più antiche del mediterraneo, quella cretese, dista da noi temporalmente circa 4000 anni o giù di lì. Ad oggi non siamo in grado di decifrarne la scrittura.
    Penso dunque: tra 4000 anni sono proprio sicuro che l'archeologo che studierà la nostra civiltà sarà in grado di decifrare il mio cartello? Cosa sto lasciando in eredità all'umanità? Un bell'enigma? Una maledizione di Tutankhamon?
    E se i cretesi avessero fatto lo stesso con noi?!

  4. Il nucleare invasivo Giappone-Francia-Italia:inviato da Marval il 12/05/2011

    Il balance non soltanto gira, ormai, contro l'opzione nucleare, ma investe pericolosamente e subito anche il ciclo agrialimentare europeo ed italiano in particolare. Basta considerare quello che avverrà con l'acquisto da parte di Lactalis della Parmalat. Il latte e i suoi derivati provenienti dal ciclo agroalimentare non soltanto francese (con tutte le sue sessanta centrali nucleari capaci di inquinare con cesio e altri isotopi dell'U238, con il plutonio soprattutto delle centrali autofertilizzanti di Francia), ma anche dalla Slovacchia, Bielorussia, Slovenia, etc., secondo i collaudati meccanismi di mercato, alieni da qualsiasi remora di salvaguardia della salute umana, saranno distribuiti e venduti in Italia. Quali controlli sono stati predisposti in sede UE per salvaguardare la salute dei cittadini italiani e dell'Europa?

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