Ci salverà il “compromesso storico” 2.0?

di RICCARDO CESARI - pubblicato il 11/11/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURA
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Non è più l’eurocomunismo ma l’europeismo a suggerire al Centro-Sinistra un governo di unità nazionale, finalizzato a fronteggiare la gravissima emergenza economica in cui si trova la nazione italiana.

 

Il tentativo, messo in campo con forza del Presidente Napolitano, rappresenta una scelta molto rischiosa, che ha dalla sua parte quasi solo la grande serietà, l’estremo rigore, l’ampia credibilità internazionale del Professor Mario Monti.

 

E’ chiaro che un fallimento di tale tentativo sarebbe visto dai mercati a cui chiediamo credito (in tutti i sensi) come un risultato ben peggiore di un immediato passaggio, come in Spagna, alle elezioni anticipate.

 

L’unica possibilità che ha il Professore (pardon, Senatore) Monti di riuscire nell’impresa è presentarsi con un’agenda per 12 mesi di governo all’insegna del massimo equilibrio nel far gravare i pesi del riequilibrio su tutti gli italiani e non solo sui soliti noti.

 

Questo chiede la logica economica, per massimizzare i risultati, l’equità sociale, per non far pagare i meno colpevoli, la logica politica, per avere e mantenere il consenso parlamentare.

 

Dal punto di vista economico, può sembrare un paradosso ma sebbene la situazione sia ingarbugliata, la soluzione è decisamente facile.

Molti elementi sono nella famosa lettera Draghi-Trichet, molti nel manifesto di Confindustria e Sindacati.

 

Ecco a mio avviso un mix di rigore, efficienza ed equità che potrebbe realizzare, trent’anni dopo il fallimento della vecchia idea di Enrico Berlinguer, una sorta di nuovo “compromesso storico” capace di salvare l’Italia dal fallimento.

 

RISANAMENTO
EFFICIENZA
EQUITA

Ripristino dell’ICI sulla prima casa con soglia di esenzione

Liberalizzazione delle professioni

Tracciabilità dei pagamenti oltre 500 euro

Ricchezza mobiliare in Dichiarazione con deduzioni e detrazioni legate a ricchezza e reddito

Snellimento delle procedure di assunzione e licenziamento

Incentivi all’occupazione giovanile e femminile a tempo indeterminati

Imposta patrimoniale sulla ricchezza mobiliare

Azzeramento in 5 anni degli arretrati della Giustizia Civile

Aliquota minima sui redditi dal 23% al 20%

Passaggio al sistema contributivo pro quota di tutte le pensioni pubbliche e abolizione graduale delle pensioni di anzianità

Piano di informatizzazione del territorio e delle procedure amministrative

Tassazione al 20% anche per i titoli di Stato

Innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia con allineamento uomini-donne

Snellimento delle procedure burocratiche per le imprese

Tagli sule spese di funzionamento degli enti locali e centrali (Parlamento incluso) secondo la regola degli 8 euro pro capite

Assorbimento delle Province nell’Ente Regione

Piano di riqualificazione della manodopera disoccupata

Abolizione dei vitalizi per il personale politico


Tags: mario monti, governo transitorio, crisi finanziaria, economia

Commenti:

  1. Analisi corretta, però:inviato da sergio candore il 12/11/2011

    Al di là dei singoli punti elencati, che in buona parte condivido, credo che l'analisi fatta dall'autore sia corretta.
    La domanda che mi pongo però è come si fa a far approvare cose come l'abolizione dei vitalizi del personale politico o i tagli ai costi dei parlamentari, chiedendo voto favorevole agli stessi.
    Non più in là della scorsa estate un parlamentare dell'IDV, che io NON sostengo, aveva presentato un emendamento su questo tema che è stato bocciato con più di 500 voti sfavorevoli contro poco più di 20 favorevoli, astenuti una manciata.
    Forse per ottenere queste cose, che sì non sono prioritarie per il risanamento del paese, ma lo sono di certo per la credibilità della classe politica che lo doverebbe atttuare, si dovrebbero usare altri strumenti.
    Dei referendum, forse?

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