Calo della domanda mondiale e guadagno delle economie asiatiche: una via per la jobless recovery
di STEFANO FANTACONE - pubblicato il 26/02/2010 in POLITICHE & CONGIUNTURA
La stima preliminare del Pil diffusa dall’Istat registra, per il quarto trimestre 2009, una flessione congiunturale del PIl dello 0,2%. In termini tendenziali, si tratta della settima contrazione consecutiva (il calo del prodotto è iniziato nel secondo trimestre 2008), mentre per i primi tre mesi del 2010 è al momento prefigurabile un aumento nell’ordine dello 0,2-0,3% (grafico 1). Se la fase acuta della recessione sembra alle spalle, l’intensità della ripresa è dunque debole.
Questi risultati modesti riflettono uno scenario post-recessivo caratterizzato, fra l’altro, da due elementi:
- il permanere di un vuoto di domanda mondiale, per cui i livelli di produzione persi nel passato biennio non verranno recuperati se non in un orizzonte di medio periodo;
- l’ulteriore guadagno di quote di commercio da parte delle economie asiatiche, che hanno registrato una caduta dei livelli di attività produttiva di gran lunga meno accentuata di quella osservata nei paesi di più antica industrializzazione.
Il combinato disposto di tali fattori definisce, per le imprese italiane, un ambiente esterno dai forti tratti deflazionistici. Alla perdita di domanda si aggiunge infatti la pressione al ribasso esercitata dai paesi emergenti sui prezzi industriali. Ciò sembra delineare il venir meno di alcuni dei fattori che nel recente passato hanno sostenuto la poca crescita dell’economia italiana.
Per comprendere questa evoluzione, consideriamo l’andamento in quantità e prezzi delle esportazioni, così come emerge dai più recenti esercizi di previsione. Nella tabella 1 è riportata a tal fine la media delle stime elaborate per il triennio 2010-2012, oltre che dal Governo nell’Aggiornamento del Programma di stabilità, da Cer, Prometeia e Ref nei loro ultimi rapporti. Questo dato di previsione è posto a confronto con i risultati effettivi conseguiti nel 2004-2007, ossia nel periodo precedente la recessione.
Come si osserva, nel triennio 2004-2007 il valore delle esportazioni italiane è aumentato in media annua dell’8,1%, con una suddivisione piuttosto equilibrata fra le due componenti di quantità (+4,2%) e prezzi (+3,8%). Va ricordato che in questo stesso periodo l’aumento medio del deflatore dei consumi delle famiglie è stato invece del 2.4%. Il mutamento dei prezzi relativi è stato cioè favorevole all’attività di esportazione.

Un fenomeno, quest’ultimo, illustrato compiutamente dal grafico 2, che mostra come tra il 2004 e il 2008 il prezzo relativo delle esportazioni abbia cumulato un aumento di dieci punti. Un altro modo per rappresentare lo spostamento della nostra industria esportatrice su segmenti ad elevato valore aggiunto, caratterizzati da una crescita dei prezzi superiore al tasso medio di inflazione (1) . Anche in virtù del favorevole andamento dei prezzi relativi, nel periodo pre-recessivo il contributo alla crescita fornito dalle esportazioni è giunto a eguagliare quello dei consumi delle famiglie. Un’evoluzione non trascurabile considerando che nella media 1990-2003 questo contributo era stato invece pari alla metà.

Secondo le previsioni riportate nella tabella 1, la situazione potrebbe mutare sostanzialmente nel prossimo triennio. Nel triennio 2010-2012, le esportazioni italiane perderebbero in media quasi due punti e mezzo rispetto al periodo pre-recessivo. L’elemento di rilievo in questa previsione è che a determinare la perdita sono gli andamenti attesi dei prezzi assai più che non quelli delle quantità: i primi registrerebbero un arretramento di quasi due punti dalla media del 2004-2007, mentre le seconde conterrebbero lo scostamento appena al di sopra del mezzo punto percentuale. E infatti, in previsione (vedi ancora il grafico 2) il prezzo relativo esportazioni/consumi è atteso registrare una riduzione complessiva di circa il due per cento.
Tutto ciò significa che per conservare i precedenti livelli di vendita sui mercati esteri, le imprese italiane saranno costrette a una politica di forte contenimento dei prezzi. Di conseguenza, le imprese esportatrici saranno costrette ad adottare misure di ristrutturazione con cui garantire la continuità dei margini di profitto, in presenza di una più lenta dinamica dei prezzi e di un’inalterata dinamica delle quantità. E’ questo uno dei fattori alla base della jobless recovery attesa per i prossimi anni, a cui a cui il mercato sta già rispondendo accentuando la pressione al ribasso sulle retribuzioni. Approfondendo così ulteriormente le tendenze deflazionistiche che caratterizzano lo scenario post-recessivo.
1 - Su questo punto il riferimento restano le analisi svolte in De Nardis S., F. Trau, IL modello che non c’era. l’Italia e la divisione internazionale del lavoro industriale, Rubbettino Editore, Cosenza, 2005.



