Per le “Cittadelle dello Sport” mancano fondi, volontà o capacità imprenditoriale?

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L’ammodernamento degli stadi deve essere un’occasione per mettere al centro del progetto il tifoso – praticante sportivo – cittadino.
Come rileva un lettore in risposta al mio articolo uscito su Crusoe il 13 ottobre scorso, l’obiettivo auspicabile sarebbe quello di migliorare la fruibilità dell’evento, sia in termini di accesso e sicurezza dello stadio, sia come visione della partita. Basta con gli stadi per il calcio con la pista di atletica leggera; basta con la paura di essere coinvolti in una carica della polizia per i disordini creati dai teppisti di turno; basta con le gabbie per i sostenitori che si recano in trasferta a vedere la propria squadra del cuore. Il pericolo è di vedere stadi sempre più vuoti e arrivare al paradosso visto qualche tempo fa a Trieste dove sugli spalti sono stati messi dei finti tifosi (nella foto).
Questa assenza di spettatori paganti nel lungo periodo non gioverebbe neanche alle pay-tv perché finirebbero per vendere un prodotto privo di significato e di coinvolgimento pubblico. La linea da seguire dovrebbe essere quella di eliminare completamente le barriere e le recinzioni all’interno degli impianti e di sostituire le forze dell’ordine con steward professionali. L’utilizzo di questi ultimi permetterebbe inoltre un notevole risparmio per la collettività.
Con strutture sportive di qualità e una politica di marketing mirata ai prezzi dei biglietti (è troppo ampio il divario tra costo della singola partita in TV e allo stadio) e al riempimento dello stadio (ad esempio con promozioni speciali per giovani, gruppi sportivi, famiglie e scolaresche), anche la domanda farebbe un salto di qualità e gli stadi tornerebbero a popolarsi.
Lo stadio deve quindi diventare un luogo di aggregazione sociale e non di divisione, aperto al numero più vasto possibile di persone di diversi strati sociali. Gli unici gruppi da tenere lontani sono quelli violenti che non rispettano le regole. A causa di una minoranza organizzata, che sceglie il calcio e lo stadio come palcoscenico, troppo spesso si limita la libertà della maggioranza dei cittadinidi assistere a un evento sportivo, come, purtroppo, è accaduto fino allo scorso anno per chi voleva seguire la propria squadra in trasferta. Quindi, qualsiasi iniziativa volta a risolvere il problema della violenza e della sicurezza all’interno dello stadio sarà ben accolta: la palla è nel campo del Governo e delle Istituzioni competenti.
Il caso dell’O2 Arena è utile per chiarire meglio ciò che intendevo esprimere nell’articolo del 13 ottobre scorso sul “ripensare in termini strategici al tema delle infrastrutture nel nostro paese”.
Questa struttura, inserita all’interno del Millennium Dome, è la dimostrazione di un edificio capace di ospitare pubblico di ogni tipo per eventi di natura estremamente diversa. Il Millennium Dome fu costruito in un’area degradata all’interno di un ex porto industriale, per le celebrazioni del nuovo millennio. L’idea fu del partito dei conservatori, ma sviluppata dai laburisti. Il Dome era stato concepito per ospitare 14 aree espositive che illustravano la vita dell’uomo nel XXI secolo: come vivremo, come mangeremo, come ci vestiremo.
Fu inaugurato nel 1999 e dei 12 milioni di spettatori che ci si attendeva ne ha accolti appena la metà, per questo motivo si pensò di abbatterlo. Essendo per la sua grandezza una delle tre sole strutture costruite dall’uomo visibili dallo spazio, attirò l’attenzione del gruppo AEG (Anschutz Entertainment Group) e della compagnia telefonica inglese O2, già sponsor dell’Arsenal e attualmente della nazionale inglese di rugby. Le due società, riconosciuto il potenziale della struttura, hanno effettuato ingenti investimenti facendo diventare il Dome uno dei principali luoghi d’intrattenimento del Regno Unito.
È strutturato come un villaggio del divertimento, completo di sale da concerto di alta qualità, un casinò, cinema, bar e ristoranti, tutti sotto un unico tetto conosciuto in tutto il mondo. Il vanto dell’O2 è la sala da concerto da 23.000 posti a sedere; uno spazio per la musica che nel 2008 ha battuto l’Arena di Manchester con più di 2 milioni di biglietti venduti. Per le prossime Olimpiadi estive, che si svolgeranno a Londra nel 2012, sarà invece il palcoscenico delle finali di basket e delle gare di ginnastica. Quindi un impianto polivalente in grado di ospitare ogni disciplina sportiva e qualsiasi spettacolo.
Ma perché in Italia non si riescono a concepire questi “templi del divertimento”? Spesso si ritiene che la risposta a questa domanda sia nelle scarse risorse economiche di cui si dispone. A volte infatti è così, ma le cose più difficili da reperire sul mercato sono, molto più spesso, la competenza manageriale, la professionalità e la capacità di programmazione che nel caso del Dome, con l’ingresso del gruppo AEG, hanno fatto la differenza.
Per concludere, se l’operazione di ammodernamento degli stadi porterà alla costruzione di cittadelle sportive o spazi per l’entertainment, dei quali possano beneficiare tutti i cittadini, anche se non tifosi di una squadra di calcio, l’operazione sarà perfettamente riuscita. Ma l’esperienza del Dome serva da esempio: è necessario intervenire con adeguati piani economico-gestionali, professionalità e senso di responsabilità per evitare sprechi di denaro e speculazioni di vario tipo.

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