Per chi suona la campana

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 Guardando indietro vengono in mente i tre momenti più drammatici della storia economica repubblicana: 1947, 1976, 1992.
Anche se la classe politica e quella di governo sembrano comportarsi come se fossimo di fronte alla solita, perenne emergenza italiana e confidano che, in un modo o nell’altro, lo stellone ci farà passà a’ nuttata, la mia impressione è che invece la situazione è eccezionale, non meno grave delle tre crisi sopra menzionate, dalle quali si uscì con politiche e governi d’emergenza (Luigi Einaudi Ministro del Bilancio nel 1947, Guido Carli e Paolo Baffi governatori nella crisi del 1976; Giuliano Amato Presidente del Consiglio nella crisi del 1992).
 
La gravità della situazione deriva dalla constatazione di due verità: da un lato i problemi strutturali del paese, sia di tipo reale (infrastrutture, ricerca, amministrazioni pubbliche: in una parola, produttività) sia di tipo finanziario (debito pubblico) e dall’altro la constatazione di una classe politica molto al di sotto della situazione.
 
Senza pesanti difficoltà economiche potremmo anche permetterci una classe politica mediocre.
Ma nella situazione attuale, il mix di difficoltà sopra il livello di guardia e governo paralizzato è quanto basta e serve per perdere credibilità su tutti i mercati e avviare l’Italia sulla via del default.

Questo grafico non è un campanello ma una campana d’allarme.
 
Esso rappresenta l’andamento da luglio scorso della quotazione dei CDS (credit default swap) sui titoli governativi a 10 anni (il caso a 5 anni è analogo) e indica quindi quanto il mercato vuole essere pagato, in termini percentuali annui, per coprire il rischio di fallimento dello Stato emittente.
 
Come si vede l’Italia ha raggiunto i 439 punti base (contro i 103 della Germania) e ha appena superato la Spagna, ferma a 413.
Più sopra c’è l’Irlanda, il Portogallo e su livelli stratosferici, la Grecia.
 
Il sorpasso (in negativo) dell’Irlanda, a questi ritmi, è nell’orizzonte del 2012 se non addirittura entro quest’anno.
 
Il messaggio del mercato è, come sempre, semplice e brutale: non potete tenere nello stesso tempo la gravità dei vostri problemi e l’inefficienza del vostro governo.
 
In passato la classe politica seppe reagire o facendo un passo indietro per avviare gli interventi tecnici necessari (peraltro ben noti) o passando la guida alle migliori personalità (nella dimensione socio-politica e morale) presenti in Parlamento.
 
Anche oggi la campana suona per la classe politica, avvertendo che essa è di fronte a tre strade: le due virtuose, appena ricordate, e la terza che porta diretti al disastro del paese.

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