Nel mezzogiorno i conti dei comuni più in rosso che altrove

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Dall’elenco dei comuni che hanno fatto ricorso al c.d. predissesto emerge un dato allarmante. Sono tantissimi ad essere endemicamente afflitti dai conti in rosso a tal punto da manifestare i chiari sintomi del fallimento.

 

Una considerazione che sollecita un’ulteriore accorta riflessione, dal momento che un tale fenomeno sembra tuttavia non essere frequente nelle aree del nord e in una gran parte dell’Italia centrale. I comuni che vi hanno fatto ricorso, fatta eccezione per Campione d’Italia (CO) e Porto Azzurro (LI), sono infatti quasi tutti meridionali.

 

Tutto questo suggerisce un approfondimento sul tema del Mezzogiorno e sul ruolo dei suoi comuni, ai quali la Costituzione assegna un ruolo primario. Quello di esercitare, tendenzialmente in esclusiva, le funzioni amministrative necessarie alla vita dei cittadini, in quanto rappresentano l’istituzione cui le collettività locali fanno quotidianamente riferimento.

 

Occorre, dunque, una rinnovata attenzione al Mezzogiorno perché esso possa diventare il laboratorio sperimentale della nuova Repubblica, messa in difficoltà dagli esiti elettorali. Nella realizzazione di una tale aspirazione risiede la capacità reale del cambiamento. Un progetto che dovrà essere ritenuto prioritario nella formazione del nuovo Governo.

 

E’ ovvio che toccherà ai partiti e ai cittadini-elettori contribuire, rispettivamente, a proporre e scegliere il migliore ceto dirigente, che sappia rendersi interprete dei bisogni da soddisfare e della migliore pratica amministrativa locale, anche in termini di risanamento dei conti pubblici. Quanto al Mezzogiorno, deve divenire il soggetto intorno al quale va disegnato il nuovo Paese.

 

Solo così potrà verosimilmente iniziare un reale processo di crescita, atteso che esso include il 40% della popolazione nazionale. In quanto tale, dovrà assumere centralità nell’agenda della revisione istituzionale, quella che dovrà ridare ai comuni, previa scomparsa delle province, il protagonismo necessario a rendersi espressione concreta della soddisfazione delle esigenze sociali.

 

Un ruolo vigilato nei conti per come il “pareggio di bilancio”, recentemente costituzionalizzato, pretende. Ciò allo scopo di non consentire l’emersione nel Paese di quelle diversità territoriali negative che anche la recente opzione di ricorrere al predissesto ha sottolineato. Quanto al ricorrente ricorso a quest’ultimo, il sud Italia corre il rischio di dare di sé un’immagine ulteriormente negativa.

 

Il suo capitale fisico e umano ha bisogno di investitori stranieri che, francamente, saranno ancora di più scoraggiati a posizionarsi in un tale territorio, già offeso da una sicurezza pubblica che non c’è, ove si è amministrato il denaro pubblico peggio che ovunque e ove il fisco locale incide più che altrove. Va pertanto dissuasa ogni facile corsa all’acquisizione di quote del fondo di rotazione, allorquando le stesse siano funzionali a perseguire meri tentativi di risanamento dall’esito verosimilmente impossibile.

 

Anche perché c’è il d.lgs. n. 149/2011 che lo sconsiglia e una Corte dei Conti a vigilare.

 

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