Misure antiabuso sulle false compensazioni: deludenti i primi risultati 2014

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Misure antiabuso sulle false compensazioni: deludenti i primi risultati 2014

di Oida

 

Nonostante le misure antiabuso varate con la legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 574 della legge n. 147 del 2013), è  aumentato, anziché diminuire, lo stock  mensile dei crediti (in particolare, ci si riferisce al  comparto delle sole imposte dirette) utilizzati in compensazione relativamente a gennaio 2014. E’ quanto si evince dal rapporto mensile sulle Entrate tributarie e contributive pubblicato dal Ministero dell’economia e delle finanze (vedasi qui, paragrafo 1.4).

Sempre nei giorni scorsi è stato altresì pubblicato il consuntivo relativo all’intero anno 2013 (vedasi qui, sempre al paragrafo 1.4). Questi ultimi dati consentono di monitorare la tendenza del fenomeno illecito sottostante  (pagamento di tasse e contributi tramite crediti fasulli) di cui si è più volte parlato su questo sito (si veda qui e qui), anche alla luce della documentata indagine svolta dalla corte dei Conti con deliberazione n. 10/2013/G del 25 novembre 2013. Diventa così possibile misurare la consistenza degli ammanchi ulteriori ancora in essere, giunti ormai al terzo anno successivo al 2010 (anno i cui consuntivi, secondo fonti istituzionali, rappresentano una cifra standard). Si vedano, a questo riguardo, i dati complessivi relativi al triennio post 2010, sintetizzati nella tabella  pubblicata in pdf, qui in calce (TAB. 1).

Tornando invece al consuntivo relativo al mese di gennaio 2014, il dato costituisce solo indizio della possibile inadeguatezza della più recente misura di contrasto, essendo in verità necessario aspettare il consuntivo per l’intero 2014 per una prima, documentata valutazione.  

Il mese di gennaio, infatti, non è certo quello più indicato per testare l’efficacia di questo tipo di misura antiabuso, dato che le scadenze di pagamento dei contribuenti sono in numero esiguo, tanto che nel corso di questo mese le compensazioni per imposte dirette risultano un quinto rispetto alla media annua. Nel 2013, a esempio, lo stock annuo è stato pari a 10.864 milioni (+1.649 milioni, pari a +17,9 per cento, rispetto al 2013 –  vedasi qui ), con una quota mensile media, dunque, pari a 905 milioni. A gennaio 2013, tuttavia (si veda ancora qui), le compensazioni furono pari a 198 milioni, il 22% della media annua. Contrariamente alle previsioni di diminuzione, tuttavia, a distanza di un anno questa cifra ha registrato, a gennaio 2014, una variazione di +13 milioni (e, precisamente, 211 milioni, pari al + 6,6 per cento).

La Relazione Tecnica al ddl (RT), poi approvato con la legge 147, aveva  quantificato in 1.380 milioni la diminuzione su base annua conseguibile per effetto dei nuovi controlli preventivi affidati al visto. Secondo il (non condivisibile) postulato implicito assunto da quest’ultima RT (come anche da tutte le altre che l’hanno preceduta, in materia di misure antiabuso riguardanti il contrasto ai falsi crediti compensati), ogni euro di compensazioni diminuite equivale, tout court, a false compensazioni intercettate e impedite dalle nuove misure antiabuso (e, dunque, a “dividendo” spendibile ex ante a copertura di nuove spese).  

Per l’intero anno 2014 la RT ha dunque pronosticato una diminuzione media delle compensazioni 2013  che, su base mensile,  risulta  pari a meno 115 milioni. Questo non significa, però, che a gennaio 2014 avremmo dovuto registrare una differenza di 115 milioni in meno rispetto ai 198 del 2013. Come accennato, nel 2013 le compensazioni di gennaio hanno costituito il 22% della media annua mensile. Significa che, mantenendo le debite proporzioni, a gennaio 2014 le compensazioni di questo comparto – anziché salire a 211 milioni – avrebbero dovuto scendere a 173 milioni; riducendosi, cioè, di 25,3 milioni, pari al 22% dei 115 milioni (che, come si diceva, rappresentano la diminuzione media mensile pronosticata dalla RT).

E’ troppo presto, ovviamente, per concludere che il visto di conformità farà registrare un flop in termini di riduzione delle compensazioni. La sensazione, tuttavia, è che – purtroppo – il rischio di un esito siffatto sarà assai elevato.

Va segnalato, anzitutto, che la preventivata riduzione dei 1.380 milioni di compensazioni per il 2014 ha consentito di iscrivere a bilancio, nella legge di stabilità (per effetto di una stima ritenuta “prudenziale”) una futura entrata presunta pari a 460 milioni (un terzo dei 1.380 milioni). Somma, tuttavia, data per incassata già a dicembre 2013, e dunque utilizzata, ex ante, nella legge 147 del 2013, a copertura di nuovi e ulteriori impegni.

Questa previsione, in effetti, trova fondamento logico negli esiti più che incoraggianti registrati in passato sul versante dei recuperi delle compensazioni Iva (all’indomani di misure antiabuso analoghe: dl 78/2009 e dl 16 del 2012).

Solo che, a ben guardare, c’è un piccolo particolare che rende non comparabili i due meccanismi antiabuso. A differenza di quanto previsto in precedenza per il comparto delle compensazioni Iva, infatti, nel caso delle compensazioni per imposte dirette (articolo 1, comma 574 della legge n. 147 del 2013) è stato previsto come obbligatorio il “visto di conformità”, senza il contestuale l’obbligo di presentazione telematica dell’istanza di compensazione – cosiddetto “varco telematico” (non è stato modificato il comma 49-bis dell’articolo 37 del decreto legge 223, convertito nella legge 248 del 2006).

Come già osservato su stampa specializzata, infatti, trattasi di un presidio antiabuso più soft, rispetto a quelli in funzione dal 2010 in avanti, relativamente ai crediti Iva. Per le imposte dirette, inoltre, il comma 574 della legge 147 del 2013 consente l’utilizzo del credito, anche senza la previa dichiarazione “vistata” dal professionista abilitato. In altre parole, la normativa permette di  effettuare compensazioni “allo scoperto”, e cioè in corso d’anno e prima della dichiarazione, facendo sì che il modello Unico vistato sopraggiunga, a cose fatte, dopo che il richiedente avrà già fruito del credito (a fugare un dubbio interpretativo, in tal senso si è espressa l’Agenzia delle Entrate, in data 30 gennaio 2014, in occasione di un incontro organizzato con la stampa specializzata: si veda la risposta al secondo quesito qui).

E invece è proprio questo il tallone d’Achille annidato dentro i meccanismi delle più recenti misure antiabuso, che ne rende probabile l’insuccesso. Nel 2010, è vero, il comparto Iva ha registrato, da un anno all’altro, minori compensazioni Iva per 5,7 miliardi. Ma, in quel caso, i frutti positivi, così improvvisi e inaspettati, sono derivati dal “combinato disposto” di entrambi gli obblighi (varco telematico più visto). Ciò che ha generato fisicamente una funzione bloccante in entrata delle istanze di compensazione, tramite la cosiddetta operazione telematica di “scarto preventivo”. Che ha avuto l’effetto di espellere automaticamente in fase d’ingresso tutti i crediti superiori alla disponibilità, disponibilità che è stata ritenuta legittima entro i limiti, e non oltre, la cifra solennemente dichiarata in precedenza dall’interessato medesimo (all’interno del modello Unico/Iva dichiarazione autonoma, debitamente vistata dal consulente).

L’importanza decisiva di questo meccanismo congiunto si desume dalle dimensioni insospettabili di un singolare fenomeno che, sottotraccia, ha continuato a verificarsi in forma massiva, come ha svelato puntualmente la corte dei Conti: sia nel 2010 sia nel 2011 decine di migliaia di contribuenti hanno continuato a presentare istanze di falsa compensazione. Nel corso del solo 2011, in particolare, circa 60mila modelli F24 (per un valore complessivo pari a oltre 600milioni di euro) sono stati scartati all’ingresso dalla procedura telematica, a fronte di altrettante richieste indebite di compensazione Iva, richieste sfrontatamente presentate in frode alla legge da altrettanti contribuenti (!?).

La procedura Entratel, infatti, questa volta ha potuto impedire a monte che andasse a buon fine il disegno illecito, dato che in tempo reale la cifra del credito (asserita come tale) è risultata “incongruente” con la “provvista”, “provvista” a sua volta costituita dalla cifra risultante dalla previa dichiarazione, se e in quanto anteriormente presentata e debitamente vistata dal professionista abilitato. Il dato è facilmente desumibile dalla tabella 20 pubblicata a pagina 92 della deliberazione 10/2013/G del 25 novembre 2013 a cura della corte dei Conti.

Se si mette a confronto tutto questo con le recenti misure antiabuso della legge di stabilità 2014, si deve prendere atto che un meccanismo siffatto questa volta non esiste.  Ma, senza un analogo filtro automatico avente funzioni di blocco preventivo, è assai difficile che in futuro si possa registrare un calo davvero significativo delle compensazioni indebite. Come l’esperienza testimoniata dalla corte dei Conti dimostra, è lecito aspettarsi che una quota massiva di richiedenti false compensazioni seguiterà a compensare a piacimento, limitandosi a presentare una dichiarazione non vistata, magari previa ostentazione al suo interno di dati di facciata fasulli, benché contenenti la evidenziazione di una (fittizia) cifra di credito, perfettamente coerente con il quantum compensato.

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