L’Italia al vertice europeo
di MAURO MARÈ - pubblicato il 24/10/2011 in POLITICHE & CONGIUNTURASono offeso come italiano.
Le risatine e gli sguardi ammiccanti e complici di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel al vertice europeo a Bruxelles del 23 ottobre, alla domanda dei giornalisti che chiedevano di sapere quanto fosse credibile il piano italiano sono una ferita dolorosissima. Non solo sono inaccettabili, sono anche molto gravi perché di fronte a una crisi finanziaria come quella che stiamo ancora vivendo, mettono in discussione quello che ha fatto l’Italia – sicuramente troppo poco, sono d’accordo, dobbiamo fare subito e molto di più, sia su disavanzo sia su crescita – e rischiano di aggravare la crisi; che avrebbe, è forse il caso di ribadirlo, conseguenze drammatiche anche per la Francia e la Germania e per il futuro dell’euro. Se siamo, di fatto, commissariati è bene saperlo, lo si può anche accettare; però senza scherno e derisione. Davvero il viso di Sarkozy in quei pochi istanti ci dice come ci vedono all’estero e quale sia il peso dell’Italia sulla scena europea, quanto sia alta l’arroganza francese ma anche quali siano i nostri difetti.
La Grecia, che si trova in una situazione peggiore della nostra, (ma anche la Spagna, che ha fatto di più però) non sono state irrise ma trattate fermamente e con serietà. Siamo arrivati al punto più basso di credibilità dell’Italia. E il punto che qui si solleva non è più una vicenda interna, che riguarda il tipo o la composizione delle misure di finanza pubblica o quelle per stimolare la crescita economica, ma il ruolo internazionale dell’Italia e quindi la sicurezza del nostro paese.
Richiedono una reazione forte e immediata. Berlusconi deve chiedere le scuse ufficiali, dei due leader e della stampa estera. Lo deve fare presentando subito naturalmente un piano di risanamento più deciso, che sia convincente e credibile e che convinca i mercati della nostra determinazione a realizzarlo – oppure dovrebbe avere la lealtà di capire cosa fare.





Commenti:
Sapete come sono i mandarini siciliani di Ciaculli? Come i comportamenti economici dell'Italia : tardivi . Il governo ha perso ogni occasione per riguadagnare credibilità . L'Italia non è la Grecia, sulla crisi dell'Europa e dell'euro è assai peggio perché pesa enormemente di più . Le scuse sono possibili e forse anche necessarie ma le ragioni della crescita italiana non deriveranno da un diverso atteggiamento dei francesi o dei tedeschi . Dica l'Italia e con forza chel'euro così non può andare e si realizzo l'Europa politica, e un luogo di concertazione della politica economica non è rinviabile se vogliamo concertare lo sviluppo .
Ridurre il debito non richiede fantasia ma lacrime e sangue . Il governo ha perso tutte le occasioni . Se ne vada, si dia al paese un governo che sappia affrontare l'emergenza con misure d'emergenza , prima che dia troppo tardi . Forse è già troppo tardi .
Anche io come Italiano mi sento offeso.
Ma da questo governo incompetente e prepotente che ci ha portati a diventare lo zimbello dell'intera Europa.
Berlusconi le scuse dovrebbe farle a noi Italiani, che lo abbiamo o meno votato, più che chiedere a qualsivoglia Francese o Tedesco.
Concordo con il Aparo, che nel commento qui sopra invita il governo a farsi da parte, ma resto perplesso e non capisco quale possibile e credibile alternativa possa sostituirlo.
Io non sono offeso come italiano semplicemente perchè la reazione di Sarkozy e Merkel, se analizzata in dettaglio (risatine + dichiarazioni immediatamente successive), rivelava scarsa fiducia e rispetto per Silvio Berlusconi, non per il sistema Italia nel suo complesso.
Personalmente condivido pienamente questa scarsa fiducia (per usare un eufemismo) e di conseguenza non critico chi la manifesta. Ritengo infatti che il rispetto sia qualcosa che vada meritato: bisogna essere rispettabili per farsi rispettare.
Stiamo attenti a non autoassolverci e consolarci troppo facilmente deprecando l'arroganza francese, etc.... Dobbiamo prima chiederci PERCHE' siamo arrivati a questo punto, e perchè ci siamo ritrovati, unici nel G8, con un presidente del consiglio non rispettabile e non rispettato.