Il caso Santoro e l'”annozero” dell'informazione italiana
di PAOLO GATTARI - pubblicato il 16/10/2010 in MERITO & OPPORTUNITÀ
Per chi non abbia seguito la vicenda, ed è legittimo che siano in molti visto che non si tratta di sicurezza nazionale, Michele Santoro nella puntata di giovedì della sua trasmissione televisiva AnnoZero, in onda su Rai 2 il giovedì sera, rilancia lo scontro con il direttore generale della Rai Mauro Masi. Era di pochi giorni fa infatti il provvedimento di sospensione che avrebbe fatto saltare le prossime due puntate di Annozero, inflitto a Santoro da Masi per aver pronunciato nei suo confronti un "Vaffan... bicchiere" nella puntata dell'esordio di stagione (di ieri invece la notizia che le trasmissioni si faranno aspettando l'arbitrato, il che non cambia la sostanza essendo un atto formale preso una volta ufficializzato da Santoro il ricorso).
Non voglio parlare della capacità diplomatiche di Mauro Masi che ora si trova come l'imperatore Commodo nell'arena con Massimo Decimo Meridio, gladiatore più scaltro di lui nel corpo a corpo, che oltretutto appare vittima agli occhi del pubblico.
Non voglio neanche parlare del fatto che Annozero ieri ha segnato il record di ascolti come era prevedibile (23,47 di share con 6 milioni 283 mila spettatori).
Soprattutto non voglio parlare della banale corsa allo schieramento partigiano di colleghi giornalisti ed esponenti di spicco della sinistra al grido di “E' una vergogna...”, “Assistiamo a una gogna mediatica...” (trovassero almeno espressioni originali).
Voglio parlare dell'informazione italiana, che siamo costretti a subire specialmente negli ultimi anni e che in queste settimane sta dando davvero il meglio di sé.
Dove è finito il giornalismo d'inchiesta, dove è finito l'approfondimento, ma soprattutto dove è finita la notizia?
Negli ultimi giorni già la vicenda che ha coinvolto il giornale di Vittorio Feltri ci ha dimostrato che in queste settimane testate appartenenti a diverse fazioni politiche (ormai è bene cominciare ad appellarle così) hanno rinunciato a parlare di notizie in prima pagina (e ce ne sarebbero da trattare, dall'economia alla cronaca ne stanno succedendo diverse...) per parlare di se stessi, il loro ruolo, gli attacchi che subiscono, le strategie immaginate e i loro nemici. Ma dov'è l'interesse per chi legge?
Ieri però si è raggiunto il massimo. Alla luce della sospensione, Santoro in mattinata ha dichiarato ai giornali che si tratta di un “attentato alla televisione”. La sera, poi, avendo a disposizione una trasmissione nazionale che va in onda una volta a settimana sul servizio pubblico, ha pensato bene di trattare il suo caso personale per un numero di minuti che non ho sprecato tempo a contare. Ha spinto la sua replica fino ad arrivare al punto di lanciare una petizione popolare da portare avanti sul territorio, per ribellarsi alla sospensione del programma, giocando sul banale elemento formale che una sospensione a lui non dovrebbe significare una sospensione dell'intero programma, e rivendicando una delle cose che un giornalista dovrebbe evitare o almeno tenere nascosta, ovvero il fatto che la sua trasmissione è la voce solo di una parte della popolazione, nella fattispecie, nelle sue parole, “della procura di Milano e degli operai FIOM”.
Siamo ormai all'autocelebrazione che prende il posto della notizia, al giornalismo di corporazione, all'uso privato del mezzo pubblico, alla mortificazione del contenuto.
Cerchiamo, almeno noi lettori, ascoltatori e fruitori dell'editoria, di non farci fregare, come è successo ai politici e come è successo ai giornalisti, più che colleghi figure che ricordano ormai i membri di una confraternita (Serena Dandini ha subito fatto in modo di assicurarsi la possibilità di parlare della vicenda nella sua trasmissione Parla con me). Se dobbiamo difendere la libertà di stampa difendiamo la vera libertà, ma soprattutto la vera stampa. Difendiamo la notizia, l'inchiesta e l'approfondimento, ormai in mano a Striscia la notizia e a internet. Ma soprattutto appoggiamo il disegno di legge per la privatizzazione della Rai
sul quale stanno lavorando Benedetto Della Vedova con altri parlamentari.
“Caro Santoro, stai tranquillo e sereno. Io non mi sento derubato del mio diritto di vedere Annozero e nei prossimi due giovedì sera farò altro, senza nessun problema per la mia cultura e per la qualità della mia informazione”. Questa è la lettera che io scriverei, “atro che chiacchere”, come diceva un mio vecchio amico foggiano.





Commenti:
Premesso che se un qualsiasi lavoratore si permette, in pubblico, di insultare il proprio BOSS viene probabilmente licenziato in tronco, è altrettanto vero che nessun BOSS sano di mente farebbe "ostruzionismo" (per usare un termine pacato) nei confronti del lavoratore che porta introiti all'azienda, perchè in quel caso la proprietà licenzierebbe il BOSS, e non il lavoratore. E qui arriviamo al punto: la proprietà della RAI è la politica, quindi non si muove nulla: rimane il BOSS e rimane il lavoratore. Ma siamo sicuri che la soluzione sia sempre e comunque privatizzare? Perchè dal punto di vista economico l'impresa pubblica deve solo perseguire il pareggio, mentre quella privata deve ottenere il profitto: e allora se il privato investe nella RAI per ottenere profitti, perchè noi non possiamo pretendere che la RAI pubblica raggiunga il pareggio? Privatizzare, a mio avviso, significherebbe alzare bandiera bianca, e sarebbe un pò come dire che dal momento che il parlamento è un troiaio dovremmo privatizzare anche quello. Ma c'è un problema che secondo me è ancor più importante: ditemi voi oggi chi avrebbe i soldi per comprare la RAI, trovatemi l'acquirente. Perchè non vorrei che la RAI facesse la stessa fine dell'Alitalia, solo per citare il caso più eclatante di "pastetta all'italiana". Fatemi un nome credibile (magari che non sia il presidente del consiglio eh?!?) e cominceremo a parlarne seriamente.
abbracci
Carlo
Per concludere infine (e per dare un senso al titolo del mio commento), credo che Annozero faccia parte di quella minoranza di programmi che fanno ancora giornalismo vero, non tanto come Striscia la notizia (che forse fa più "sensazionalismo" sterile che non inchieste), ma per esempio come Report, trasmissione che nell'articolo non viene, inspiegabilmente, citata.
Trovo un pò forzato il paragone fra la trasmissione di Santoro (che personalmente peraltro stimo fino ad un certo punto) e il Giornale, che è solo carta igienica.
giusto, report è giornalismo d'inchiesta. su annozero invece penso proprio che stiamo nella categoria della pura fazione pagata con i nostri soldi.
Gent. Paolo,
ma se lei fosse un giornalista si farebbe veramente un mazzo tanto per il giornalismo d'inchiesta? Io forse no.
Perchè indagare per mesi, raccogliere prove e testimonianze, farsi anche alcuni nemici, in un'attività comunque che non le dà notorietà?
Vuole mettere come sia più semplice, ma soprattutto più "notiziabile", scrivere e descrivere la FUFFA? Alla fuffa puoi dare la forma che vuoi, la puoi impastare, manipolare, cambiare e stravolgere senza che nessuno ti dica nulla. La puoi gonfiare, girare, strizzare a tuo piacimento. E la cosa più fantastica è che la fuffa la puoi far sparire nel nulla quando vuoi!!!
Un fatto di "fuffa" è quanto di più lontano ci sia dalla "verità", ma d'altro canto a chi interessa? E allora largo alla "fuffa" che può assumere forme "verosimili" !!!
Con della buona fuffa si posono ottenere inviti a serate e ospitate, avere spunti per libri e addirittura film! E più diventi famoso e visibile più ti diventa facile generare fuffa di interesse nazionale.
E' questo il punto. Con la cronaca di fuffa l'attenzione si sposta dal fatto allo scritto. Dallo scritto al detto in tv. E allora l'autore divente il fulcro di tutto.
Lo spazio sta terminando, quindi in sintesi: il giornalismo è morto.
E' rimasto solo il desiderio - molto contemporaneo - di apparire, avere successo.
in definitiva è una questione di marketing, di commercio.
Per questo non abbiamo giornalisti. Ma solo giornalai.
caro enrico,
non avrei saputo dirlo meglio.
paolo gattari
Caro Paolo,
Se l'Italia di oggi fosse un paese occidentale/normale, mi sentirei di condividere largamente le tue posizioni. Tuttavia, penso che in questo momento storico sia ingenuo e/o ipocrita analizzare la linea editoriale di Annozero e i comportamenti personali di Santoro come se ci trovassimo oltreManica....
Viviamo in un paese nel quale una persona oggettivamente ignobile sta costruendo da 16 anni, mattone dopo mattone, tramite il suo controllo anomalo dei media, la Repubblica del Grande Fratello, cioe' un paese in cui la cultura e' irrisa, la "furbizia" esaltata, e la mignottocrazia e' eletta a sistema.
Io condividero' le tue critiche a Santoro il giorno in cui l'Italia avra' le stesse regole sul confillto di interessi, antitrust, etc del Regno Unito. Ci stai?
P.S. Io apprezzo Crusoe, pero' mi aspetterei che non vi rinchiudeste nel tecnicismo dell'analisi economica e vi posizionaste anche da un punto di vista "politico" in senso lato. Basterebbe aggiungere ai vostri articoli le risposte all'antica domanda: "Cui prodest?"...
Con affetto e stima
caro claudiop63,
intanto grazie mille per l'ottimo commento. sono costretto però a chiederti una cosa: ma cosa c'entra berlusconi? posso essere in parte d'accordo con il ritratto che hai fatto del nostro paese, ma non era quello l'argomento del contendere. penso che sia questo atteggiamento, ovvero contestualizzare troppo le vicende all'interno di un sistema che qualche cavaliere oscuro ha ormai corrotto e immiserito, a portarci fuori strada e a immiserire ulteriormente il confronto, la politica, l'informazione. santoro è un giornalista che ha un enorme spazio nell'informazione italiana e dovrebbe usarlo nel modo migliore. l'alibi di essere inserito in un contesto misero non lo giustifica, anzi, lo rende complice, soprattutto se si comporta come sta facendo da qualche anno a questa parte.
con altrettanta stima
paolo gattari
Caro Paolo,
Grazie per la tua replica. Provo a spiegarmi meglio: per me Berlusconi porta (una larga parte del)la "responsabilita' oggettiva" dell'imbarbarimento della vita politica e dei rapporti fra media e politica in Italia. Questo livello di imbarbarimento, unico in Europa Occidentale, e' chiaramente percepito dai media stranieri che ne identificano senza ambiguita' il responsabile. In questo clima, i continui tentativi di questo governo di proporre leggi ad personam e/o limitanti la liberta' di stampa spiegano (e giustificano) ai miei occhi la salita sulle barricate di Santoro, Travaglio & C.
Ancora una volta: prima di criticare Santoro riterrei importante (e mi piacerebbe leggere su Crusoe) che si esprimesse un giudizio chiaro sui comportamenti illiberali, spesso illegali e di vilipendio dell'unita' nazionale di cui si rendono protagonisti quasi quotidianamente ministri e affini dell'attuale governo. Fatto questo, potremo tutti cominciare a sperare in un futuro di ragionevolezza, pacatezza e ritorno alla politica ed al giornalismo veri.
Saluti,
Claudio
Ho letto il suo nome in calce all'articolo di "Controluce" (ottobre).
Da lì ho cercato in rete e ho letto altri suoi pezzi sull'informazione in Italia.
Ho potuto vedere il suo nutrito curriculum.
Sarò sintetico: mi sembra che nonostante ci sia "la luna" da mirare, lei si fermi al dito.
Di fronte all'editto di Sofia che caccia dalla RAI uno dei migliorri giornalisti (Biagi), Santoro e Luttazzi lei si sofferma sulla faziosità di Santoro, vale a dire "il dito" .
Non è che Michele per me sia il massimo (la Gabanelli sì), spesso non lo condivido, ma "la luna" è un dittatorello piduista con il suo editto.
La sostanza è questa, niente altro.
Grazie
intanto la ringrazio di avermi letto.
penso la sua posizione sia legittimissima: c'è chi preferisce concentrarsi sul dito e chi preferisce continuare ad abbaiare alla luna. non vuole essere ironia offensiva, ma credo non sia possibile parlare solo di berlusconi, al punto che i pochi che non ne parlano dovrebbero farlo anche loro.
a presto
paolo