Chi ha pagato di più la crisi, gli uomini o le donne?

di MARCO DE ANDREIS - pubblicato il 24/05/2011 in MERITO & OPPORTUNITÀ
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Il 23 maggio scorso, il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ha presentato alla camera dei deputati il Rapporto annuale 2010 sulla situazione dell’Italia, presente il capo dello stato.


Molti giornali, tra cui Il Corriere della Sera, hanno dato rilievo a tre cose: all’alta quota di italiani a rischio povertà; alla nostra bassa crescita economica, la più bassa dell’UE, che ha caratterizzato l’ultimo decennio; e all’affermazione, contenuta nel rapporto, che “i giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi”.
 
“Più elevata” di chi?
 
Il termine di paragone dei giovani non possono che essere gli anziani – e il rapporto afferma il vero perché sui 532 mila posti di lavoro persi nel biennio 2009-2010, 482 mila erano giovani tra i 18 e i 29 anni.
 
Il termine di paragone delle donne non possono che essere gli uomini. E qui c’è un problema, perché sui 532 mila posti di lavoro persi nel biennio 2009-2010, 430 mila erano uomini e 102 mila erano donne.
 
Tradotto in percentuale, l’occupazione maschile si è contratta del 3,0%, quella femminile dell’1,1%.
 
Se, come si dice, la matematica non è un’opinione io direi semmai che “gli uomini hanno pagato in misura più elevata la crisi”.
 
Poi, per carità, il tasso d’occupazione femminile in Italia continua a essere troppo basso rispetto al resto dell’Unione europea, i servizi sociali che sostengono l’occupazione femminile in Italia scarseggiano, le retribuzioni medie delle donne sono più basse, l’accesso alle carriere dirigenziali più difficile.
 
Però i numeri sono numeri. E sono il pane degli istituti di statistica. 
 
Qui e là il rapporto cita altri numeri interessanti sulle cosiddette questioni di gender. Tra i 30-34enni, le donne laureate sono il 24,2%, gli uomini il 15,5%. Gli abbandoni scolastici prematuri sono il 16,3% tra gli uomini e il 12,5% tra le donne.
 
E naturalmente, lo sanno anche i sassi, in Italia l’aspettativa di vita alla nascita delle donne (nel 2008, ultimo anno disponibile su Eurostat) è più lunga di 5.4 anni, 84,5 anni contro 79,1.
 
Quando si smetterà di ritenere politicamente scorretta l’esistenza di una questione maschile?

Commenti:

  1. I settori colpiti dalla crisi sono maschili:inviato da azzurro10 il 29/09/2011

    Gli uomini hanno perso il lavoro più delle donne perchè i settori più colpiti dalla crisi sono il metalmeccanico, le costruzioni edili, l'artigianato e le aziende di progettazione impiantistica (tutti settori tipicamente maschili). Anche negli USA si è verificato lo stesso fenomeno (80% posti persi apparteneva a uomini, vedi www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:bufale). Alcuni potrebbero obiettare che la popolazione attiva femminile
    in Italia è del 50%, contro il 75% di quella maschile. Anche tenendo conto di questo dato, si nota che: 1) la popolazione attiva femminile è di 15 milioni, quella maschile di 22,5 milioni. 2) Sulla popolazione attiva femminile, la perdita di posti di lavoro è stata del 0,68%, su quella maschile dell' 1,91%.

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