A proposito di sud (e non solo) - Una storia di ordinaria follia: i mosaici della villa romana del casale di Piazza Armerina
di ALFREDO MACCHIATI - pubblicato il 10/09/2010 in MERITO & OPPORTUNITÀ
La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è considerata un capolavoro dei mosaici pavimentali dell’epoca romana. È inclusa dall’Unesco tra i patrimoni dell’Umanità dal 1991.
Consultato anche il sito della Villa, ho deciso di fare una escursione in quella località, durante una mia breve vacanza in Sicilia. Si è trattato di una esperienza rappresentativa di alcune patologie delle nostre politiche pubbliche e puramente depressiva sui destini del nostro paese. Un case study da proporre anche nelle aule universitarie.
Raggiungere la Villa Romana richiede tempo, essendo la località nel centro della Sicilia a circa 40 km dall’autostrada Palermo Catania. Questo solo per rimarcare che il turista che, o sulla base della proposta del tour operator (numerosi erano i pullman) o sua sponte, decide di effettuare la visita, arriva con la legittima aspettativa che “sia valso il viaggio”. Invece è destinato ad assistere a uno spettacolo desolante.
Appena arrivato, all’ingresso del parcheggio viene richiesto “one euro” da un parcheggiatore che riterrei abusivo (non viene rilasciata ricevuta e alla richiesta, mi risponde che le ha finite: ho fatto bene forse a non insistere visto che “sono state indicate infiltrazioni mafiose nella gestione del parcheggio” Dichiarazione dell’Alto Commissario per la Villa). Chi sa se c’è una concessione e a quale titolo.
Dopo aver percorso un viale sudicio dove si affacciano circa una trentina di bancarelle (molte oramai chiuse, a causa del calo dei visitatori), si devono percorrere sotto il sole una ventina di scalini a scendere a e salire per acquistare il biglietto, che viene poi “strappato” in cima alle scale da un altro addetto. Un terzo addetto compulsava il computer: chi sa a che serve ? Tre persone, dunque, per l’operazione di emissione e verifica biglietti.
Poi inizia la visita (si fa per dire) dei 63 ambienti: solo 5-6 sono accessibili e a una temperatura di circa 50 gradi essendo coperti da strutture di plastica - realizzate ai tempi della Cassa del Mezzogiorno (!) - e non essendovi alcun sistema di aria condizionata. Di questa limitata fruibilità non c’è traccia al momento del pagamento del biglietto (che comunque costa 5 € rispetto ai 6,5 € del Louvre per le collezioni permanenti, accesso pomeridiano); è difficile, ma non impossibile, rintracciare sul sito web della Villa tale ridotta fruibilità.
Sconfortato da questa visita ho cercato di documentarmi ed è emersa le seguente vicenda, di cui non mi risulta abbia parlato la stampa nazionale.
-
Secondo una puntuale ricostruzione, anche se ferma al 2006, disponibile sul sito dell'Università di Palermo, l’Assessore ai Beni Culturali e Ambientali della Regione firma, nel gennaio 2003, il decreto con il quale vengono destinati alla Villa del Casale fondi POR dell’UE per 18 milioni di €.
-
Nel luglio del 2004 viene nominato l’on Vittorio Sgarbi Coordinatore generale di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione del Casale e, dopo qualche mese, lo stesso Sgarbi viene nominato Alto Commissario (una apposita Convenzione ne stabilisce i poteri ma non si riesce a remunerarne l’attività).
-
Iniziano una serie di litigi tra il Sovrintendente di Enna e i tecnici nominati da Sgarbi; il progetto presentato non ottiene l’approvazione della Commissione regionale; si arriva così all’agosto del 2006 (cioè tre anni e mezzo dopo la firma originaria) quando il progetto viene finalmente approvato, il decreto di finanziamento da inviare alla Corte dei Conti firmato, il bando di gara pubblicato.
-
Nel novembre del 2006 l’Ufficio Regionale per le gare d’appalto sospende l’affidamento in quanto due delle cinque imprese non presentano i requisiti tecnici necessari e altre due hanno offerto un ribasso troppo elevato (fino al 38%). L’opera viene poi assegnata e nel febbraio 2007 viene posta la prima pietra dal Presidente della Regione, on Salvatore Cuffaro, accompagnato dall’Alto Commissario Sgarbi.
-
Per il completamento dei lavori erano stati previsti 22 mesi dal Consorzio Stabile Operatori Beni Culturali di Firenze risultato aggiudicatario finale della gara. Secondo Sgarbi la villa riaprirà completamente nella primavera del 2011, quindi a 50 mesi circa dal febbraio 2007.
Inoltre.
-
Non è disponibile un bilancio del Consorzio, né su Internet né per gli organi che sono chiamati ad approvarlo, come risulta da questa notizia di stampa.
-
Lo scorso giugno la Prefettura di Enna ha disposto una ispezione a cui hanno partecipato la Direzione Investigativa Antimafia di Caltanisetta, la Polizia, i comandi provinciali di Carabinieri e Guardia Di Finanza, il provveditorato Interregionale delle Opere Pubbliche. L’Alto Commissario Sgarbi ha definito qui “suggestioni” le infiltrazioni mafiose
-
Il Comune di Enna (che ha attualmente un’amministrazione di centro-sinistra) e che partecipa al Consorzio Villa Romana del Casale finanzia con 5000 € all’anno il Consorzio della Villa Romana, ma eroga 103292 € al Consorzio Ente Autodromo di Pergusa, come risulta da qui .
Conclusioni (tutto deja vu, per carità): il sito sta perdendo visitatori e la sua reputazione peggiora rapidamente; il turista incauto, come chi scrive, rimane comunque vittima di una “pubblicità ingannevole”; i politici continuano a posare le prime pietre (raramente le ultime) e non amano amministrare; il riparto di responsabilità tra le amministrazioni non è chiaro; la politica, che non governa la burocrazia, al centro come in periferia, cerca di risolvere i problemi come se la macchina amministrativa fosse un’azienda, cioè chiamando l’equivalente del grande manager (in questo caso il grande esperto di arte); la burocrazia si ribella e gli mette i bastoni fra le ruote; le procedure di gara non funzionano; i ritardi e le lungaggini aprono spazio per intermediazioni improprie che in Sicilia assume, ovviamente, un colore particolare e funesto, genera l’opportuna allerta dell’Antimafia che verosimilmente genera ulteriori ritardi; il livello di trasparenza su spese e fondi è nullo. In più, ciliegina finale, i fondi del Comune capoluogo, che sono dei soli cittadini italiani e non di quelli europei (UE), finiscono a finanziare l’autodromo invece di tenere pulito almeno l’accesso a un monumento patrimonio dell’Umanità.
Non sono a conoscenza di quali siano gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione Centrale per porre riparo a simile sfacelo ma intanto il ministro Brunetta, che nel suo libro “Sud” (Donzelli, 2009) propone “l’immissione di alcune decine di migliaia di medio alti funzionari pubblici opportunamente selezionati” (pag, 209) - una vera e propria deportazione da rivoluzione culturale! – Qui ne basterebbe uno che conosca la normativa del settore e abbia a mente che i soldi dei cittadini servono per mantenere il patrimonio pubblico e offrire servizi (in questo caso turistici).





Commenti:
caro Alfredo, ho visitato la villa l'anno scorso e, oltre ad aver avuto un'esperienza simile alla tua, sono stato testimone anche del fatto che i mosaici delle sale accessibili erano resi quasi invisibili dalla polvere: i colori vivissimi delle tessere erano tutti di un beige smunto ed uniforme. Le guide autorizzate, alla testa di plotoni di giapponesi e altri turisti stranieri, si adoperavano come potevano per far venire fuori questi colori, per esempio gettandovi dall'alto dei camminamenti acqua minerale dalle loro bottiglie. Cadendo l'acqua umidificava, a chiazze irregolari, le maioliche, evidenziandone per alcuni secondi i colori... Uno spettacolo patetico.
Finita la visita mi recai alla vicina Morgantina. Eravamo in quattro-turisti-quattro nel sito archeologico. Due impiegati. Sul sito trovasi una camera con reperti chiusi a chiave. Alla richiesta di noi 4 di aprire la camera, ci è stato risposto dai due impiegati che bisognava fare domanda scritta al comune. Nulla da fare.
Per finire, visita al museo della città. Lì eravamo in due turisti. Nessuna guida, nessun materiale illustrativo, nessun sistema interattivo o multimediale. Ma quattro persone a chiacchierare in biglietteria.
Leggo che la Venere di Morgantina, che ebbi la fortuna di ammirare al Getty Museum di Los Angeles tre anni fa (gratis, con video, foto, cataloghi, gadgets, audiovisivi, audioguida, visita guidata in varie lingue ecc ecc) sarà restituita all'Italia. Speriamo in un miracolo, e che resti dov'è!
Caro Alfredo,
mi sono angosciato a leggere il tuo articolo.
Il nostro Meridione è un cancro quasi senza speranza e anche le usuali categorie del pubblico-privato a me tanto care perdono senso. Provviamo a fare una denuncia pubblica, na servirà a poco.
Alessandro
Sono del parere che la visita descritta sia davvero priva Di un elemento: la straordinarietà dei mosaici é tale che francamente l'euro al parcheggiatore a me sembra una sciocchezza.La polvere mi pare francamente ineliminabile a meno Di non rendere il tutto un'americanata. la bellezza della cosa sta grandemente proprio nella sensazione che tutto quel che si vede sembra appena scoperto. Che poi costi quanto un ingresso al Louvre scusate ma che razza di paragone è mai: sempre quattro baiocchi sono! E scusate se i romani non hanno costruito il sito in posizione maggiormente prossima alle odierne autostrade, evidentemente non traguardavano adeguatamente il futuro. Faceva troppo caldo? Per la plastica? Ma stiamo scherzando? Quanto a Sgarbi evidentemente non lo conoscete quanto me...
http://www.corriere.it/editoriali/10_ottobre_05/rizzo-pompei_66762f30-d03f-11df-9b01-00144f02aabc.shtml