Un “gratta e vinci” fiscale per la riduzione dell’evasione
di MAURO MARÈ, GIUSEPPE PASQUALE - pubblicato il 09/10/2009 in POLITICHE & CONGIUNTURA
L’idea è molto semplice ma presenta al tempo stesso grandi potenzialità per la lotta all’evasione. Essa è circolata ma in modo ancora esoterico e non si è aperta su di essa una vera discussione. Invece secondo noi essa merita una riflessione seria e convinta in sede tecnica e una giusta considerazione all’interno degli strumenti operativi per la lotta all’evasione.
Eccola: prevedere l’obbligo di rilasciare, a favore del cliente, anziché lo scontrino o la ricevuta fiscale, uno scontrino speciale, un “gratta e vinci”. Esso può avere diverse applicazioni concrete: ad esempio, un “gratta e vinci” avente valore nominale di giocata corrispondente a quanto speso – cosa che potrebbe permettere di incorporare, a sua volta, la valenza fiscale dello scontrino. Oppure uno scontrino con un numero seriale, al quale abbinare lotterie settimanali, quindicinali o mensili di importo variabile.
Questo strumento potrebbe avere un ruolo particolare nel nostro paese, data la diffusa propensione, nella cultura collettiva, al gioco, alle scommesse, a partecipare a lotterie e a tutto ciò che sfida la buona sorte – i dati sullo scommesse legate al calcio o il boom del recente win for life lo confermano. Esso potrebbe arrecare un contributo concreto a risolvere uno dei problemi più gravi, quello dell’evasione diffusa dei ricavi e compensi, in particolare da parte dei professionisti e delle imprese con volume d’affari sotto i 5 milioni di euro.
L’Irpef è ormai un’imposta sul lavoro dipendente e il numero risibile di persone che dichiara più di 100 mila euro di per sé rappresenta uno scandalo, soprattutto se lo si confronta con i numeri di individui che hanno comprato auto di valore, Suv, oppure altri beni di lusso, come motoscafi, case, eccetera.
Chi, fra la massa dei clienti, si priverebbe una sola volta di questa chance? Chi più rimarrebbe indifferente di fronte a colui che si rifiuta di consegnare il grattino fiscale in misura pari a quanto speso? Potrebbe nascere davvero un conflitto di interessi basato sull’alea e sul gioco. Si potrebbe sostenere ottimisticamente che questo sistema possa anche invogliare i consumatori a preferire chi commercia nella legalità, rispetto all’operatore abusivo, che potrebbe subire invece una condanna “economica” e quindi implicitamente anche una sociale.
Vanno naturalmente studiati i dettagli tecnici e operativi e meglio comprese le reali potenzialità di questo strumento; ma a noi sembra che una riflessione seria sia giustificata.
Un primo punto di grande valore da sottolineare è che con questo sistema verrebbe meno l’obiezione che si è sempre fatta alla vecchia idea del conflitto di interessi, della deducibilità parziale o totale degli scontrini fiscali. Quella cioè che l’agenzia delle Entrate si troverebbe poi a dover controllare una mole ciclopica di scontrini fiscali che oltre a far esplodere i costi dei controlli e della compliance, non garantirebbe la fedeltà degli stessi scontrini, vanificando la stessa attività di controllo. Infatti, nel momento in cui venisse riconosciuta la deducibilità delle ricevute fiscali, è ovvio che verrebbero avviate attività di vere e proprie tipografie illegali di scontrini, da scambiare poi in un secondo momento, sul “mercato secondario” degli scontrini a un prezzo di favore – come già accade in parte in sede di Iva con le “cartiere”.
D’altro canto le esperienze concrete in tal senso – permettere ai consumatori/contribuenti di dedurre dalla loro dichiarazione dei redditi una parte degli scontrini relativi ai loro acquisti in alcuni settori – in alcuni paesi come Cipro Nord e la Bolivia non hanno dati risultati esaltanti. Anzi hanno messo in evidenza frodi, falsificazioni, la raccolta per strada degli scontrini gettati via nei supermercati (ad esempio, da chi non può beneficiare dello sconto, come turisti e studenti), un recupero di gettito molto contenuto e soprattutto un aumento vertiginoso dei costi di compliance per il contribuente e di controllo per l’amministrazione.
Il sistema andrebbe naturalmente studiato a fondo e introdotto con una ovvia gradualità, ponderando preventivamente anche qui i rischi inevitabili di truffe e contraffazioni. Le tecnologie informatiche ormai disponibili legate ai giochi e alle lotterie fanno però ben sperare al riguardo. Si pensi alle varie lotterie italiane e al fatto che le frodi e le contraffazioni sono molto difficili e appaiono molto limitate. Esse sembrano garantire almeno un unico vincitore. Il punto di forza della lotteria, per applicare il conflitto di interessi, sarà anche sicuramente un’azione di comunicazione diffusa al grande pubblico dei nuovi meccanismi, da attuare con campagne mirate di informazione e di illustrazione dei vantaggi potenziali del grattino fiscale. Il sistema va progettato, considerando anche i possibili riflessi sociali dell’operazione. Andrebbero ovviamente scongiurati meccanismi invasivi e pervasivi che favoriscano l’insorgere fra la gente degli intuibili rischi di condizionamento psicologico, compresi quelli di dipendenza morbosa dal miraggio della vincita promessa, che una diffusione eccessiva di lotterie potrebbe indubbiamente provocare. Ma ciò se pure in parte già accade e se vale l’obiezione morale di riscuotere entrate tributarie dal gioco e dalle scommesse, allora essa vale sempre…
Quanto alle possibili resistenze da parte dei molteplici protagonisti coinvolti, esse appaiono prima facie alquanto deboli. A noi sembra, anzi, che addirittura in questo caso il congegno sia in grado di mettere d’accordo tutti: cliente, commerciante, consulente fiscale e anche Amministrazione finanziaria.
Dal punto di vista del cliente, perché egli sarà quasi sempre più che interessato, per tornaconto personale, a entrare in possesso del grattino fiscale, almeno per un numero assolutamente preponderante di situazioni. Per l’artigiano-commerciante, poiché soprattutto quelli onesti, possono dare un colpo forte alla concorrenza sleale che oggi è operata dalle imprese concorrenti che riescono ad evadere: sia quelle dotate di partita Iva, le quali in futuro sarebbero costrette tutte a “scontrinare” fino all’ultimo euro, sia quelle totalmente abusive, le quali in futuro sarebbero facilmente riconoscibili, e quasi sempre scartate dal cliente, in quanto ovviamente non in grado di offrire la ghiotta chance della vincita fiscale. Per il consulente fiscale, poiché questi vedrà a sua volta aumentare i volumi ufficiali dell’attività di gestione aziendale da assistere professionalmente – anche se questa crescita potrebbe trovare una compensazione nelle minori richieste di escogitare pratiche elusive e di riduzione della base imponibile. Il sistema del grattino fiscale, infatti, è in grado di realizzare una emersione spontanea dei corrispettivi, senza necessità di modificare l’architettura attuale dei principali adempimenti fiscali. Anzi si verrebbe a generare, a catena, un trascinamento ulteriore in termini di emersione, con riferimento a tutti i componenti di reddito. Infine, dal punto di vista dell’Amministrazione finanziaria, perché finalmente essa potrà limitare gli accertamenti su base indiziaria e concentrarsi nella ricerca delle vere e proprie frodi in ambito fiscale.




