Traduzione dal francese
di GIULIANO FONDERICO - pubblicato il 04/04/2011 in MERCATO & REGOLEQuando i vertici di Lactalis hanno letto le dichiarazioni del Ministro Tremonti sulla “traduzione” della legge francese anti-opa devono avere tirato un respiro di sollievo. Il Ministro aveva annunciato che il Governo, per ostacolare l’acquisizione di Parmalat, si sarebbe limitato a tradurre in italiano la norma francese a protezione dagli investimenti stranieri. Poiché in tale legge non vi è nessun riferimento al settore alimentare questo deve essere suonato come un via libera. I settori strategici che la Francia preferisce conservare francesi sono sette (undici se l’acquirente è extra Ue) e comprendono, tra gli altri, i casinos, la sicurezza, la difesa, alcune biotecnologie “sensibili”, le forniture informatiche allo Stato. Latte e derivati, compresa la lunga schiera di formaggi dei quali i francesi vanno orgogliosi, possono passare di mano salvo che non facciano parte di gruppi attivi nei settori “strategici”.
Negli Usa - dove ci si esprime in un idioma che, pur meno assonante con il nostro, ci è ormai familiare - esistono dagli anni ’70 regulations che si occupano di fissare paletti per gli investimenti stranieri. Più di recente si è cercato di fare un po’ di ordine. Il Foreign Investment and National Security Act (2007) ha previsto una procedura di controllo simile a quella introdotta dallo Hart-Scott-Rodino Act per le concentrazioni. Sembra però che anche negli Usa non vi sia stata una preoccupazione particolare per il settore alimentare. L’Act mette sotto sorveglianza le acquisizioni che coinvolgano la sicurezza nazionale, foreign government-controlled transactions o critical infrastructures. Nient’altro.
Può darsi che l’ispirazione al Governo italiano arrivi da un altro paese “amico”, questa volta con qualche difficoltà in più per la traduzione. Anche la Russia ha introdotto nel 2008 una legge per proteggersi dagli investimenti stranieri. Le attività strategiche sono molte di più - arrivano a quarantadue - ma sfortunatamente anche in questo caso non vi è traccia dell’alimentare. A leggere l’elenco, parrebbe che il Governo russo fosse preoccupato più del controllo sulle armi, sulle televisioni e sugli altri mezzi di comunicazione.
Occorrerebbe allora rinunciare ai salti nello spazio e affidarsi a quelli nel tempo. Circa mezzo secolo fa la nostra Corte costituzionale salvò la legge sulla riserva in favore delle centrali del latte sostenendo che “la pastorizzazione e la distribuzione del latte [fosse] un servizio pubblico con i caratteri di servizio essenziale di preminente interesse generale” (sentenza n. 11/1960). Insomma, qualcuno che ha considerato “strategici” il latte e i formaggi lo si potrebbe anche trovare, basterebbe poi convincere la Corte di giustizia Ue che questa lettura - che apparve traballante già all’epoca - sia tuttora valida.
Tutto ciò per dire che il protezionismo, come la si pensi sui suoi meriti e sulle sue colpe (e a chi scrive vengono in mente più le seconde che i primi), può essere una cosa seria o può essere la continuazione di una politica di breve respiro, fatta di piccoli interventi scomposti mossi dagli umori del momento. Per affrontare Colbert, a Turgot toccò ragionare e scrivere molto. Stavolta basterebbe un buon traduttore universale del tipo che circola gratuitamente sulla rete.




