Regolazione europea per la rete d’interconnessione elettrica italiana
di VALERIA DI COSMO - pubblicato il 18/07/2011 in MERCATO & REGOLELa necessità di instaurare interconnettori1 sempre più efficienti ed in grado di realizzare l’unificazione del mercato elettrico europeo è ampiamente dibattuta e risponde ad una domanda crescente di alcuni operatori. Per i paesi ad alti prezzi dell’energia si verifica una riduzione del prezzo tramite aumento delle importazioni mentre per i paesi con bassi prezzi dell’energia un buon meccanismo di compensazione puo’ portare ad un aumento di investimenti e a guadagni per la collettivita’. Inoltre, l’interconnessione con l’estero implica un aumento della concorrenza fra i gestori del mercato, che entrano in competizione diretta con i gestori esteri, riducendo cosi’ il ruolo degli attori dominanti a favore di nuove imprese.
Anche se l’obiettivo di un mercato unico europeo è stato perseguito fin dal 1996 dalla Comunità Europea (Direttiva 96/92), a tutt’oggi un livello di interconnessione adeguato tra diversi paesi per quanto riguarda l’elettricità sembra un obiettivo ancora lontano da raggiungere, come evidenziato nel recente “terzo pacchetto” proposto dalla Comunità Europea sull’energia. Infatti, la necessita’ di ampliare la rete di interconnettori è stata ampiamente riconosciuta.
In Italia le aste per l’uso della capacità di interconnessione che si sono svolte lo scorso autunno hanno evidenziato una richiesta elevata . Il nostro paese resta tuttavia tra quelli a tutt’oggi meno integrati con l’estero anche se potenzialmente è uno dei maggiori beneficiari dell’ampliamento delle interconnessioni, a causa dei prezzi relativamente alti dell’elettricità rispetto ai paesi confinanti, come dimostrato nella tabella seguente:

Fonte: mie elaborazioni da dati Eurostat. I prezzi dell’elettricità qui considerati sono al netto delle tasse.
Allo stato attuale, come evidenziato nella figura sottostante, l’Italia importa circa il 15% della sua produzione, per un totale di circa 50 mila GWh l’anno.

FIGURA 1. PRODUZIONE, IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI DI ELETTRICITA’ IN ITALIA (2003-2009)
Fonte: mie elaborazioni dal bilancio energetico italiano
Al momento, ci sono diversi progetti per ampliare la rete di interconnettori: sono allo studio nuove tratte verso Francia, Austria, Slovenia, Croazia, Tunisia, Malta e Turchia, mentre la costruzione di un nuovo interconnettore verso la Francia e’ stata avviata. La proprietà degli interconnettori è affidata a Terna, mentre i diritti di scambio dell’elettricità fra paesi vengono allocati tramite un meccanismo di asta esplicita. Secondo questo meccanismo i partecipanti alla gara dichiarano al banditore le quantità e i prezzi che vogliono scambiare; alla fine del processo il banditore seleziona il minore prezzo emerso dalla contrattazione e dispone a quel prezzo l’intero volume dichiarato dai partecipanti.
Il rischio di questo tipo d’asta è che il prezzo non sia effettivamente il minore possibile visto che l’asta si svolge prima della formazione oraria dei prezzi. Di conseguenza, per quanto riguarda gli interconnettori che sono già operativi nel sistema, sarebbe auspicabile un passaggio ad un meccanismo di asta implicita secondo cui il banditore, ricevute le domande e le offerte dagli operatori sul mercato del giorno prima, stabilisce la quantità ottimale da importare ed esportare sul mercato estero favorendo così la convergenza dei prezzi tra differenti paesi.
Il meccanismo di asta esplicita è stato finora impiegato in tutte le aste italiane, mentre nel 2011 si dovrebbe adottare un meccanismo di asta implicita per l’interconnettore con la Slovenia.
Per quanto riguarda invece i nuovi interconnettori occorre affrontare il problema di sottoinvestimento che caratterizza questo tipo di opera. Infatti, la presenza di un nuovo interconnettore genera esternalita’ positive, non adeguatamente interiorizzate dal gestore della rete, che può sottostimare l’entità dell’investimento necessario.
Un primo tipo di fallimento di mercato che richiede l’intervento della regolazione è la differenza esistente tra la massimizzazione del benessere sociale e la massimizzazione del profitto del singolo investitore. Infatti, il welfare complessivo di un paese risulta massimizzato quando l’investimento in interconnessioni è abbastanza grande da garantire la convergenza dei prezzi con il paese limitrofo. In questo caso il gestore del servizio di interconnessione non puo’ avere extra profitti. Ovviamente al singolo investitore conviene programmare una quantità di interconnessione minore rispetto a quella ottimale per la società nel suo complesso, in modo da poter beneficiare dell’extra rendita derivante dal differenziale di prezzi tra paesi.
Un secondo tipo di fallimento di mercato emerge quando i paesi che devono sostenere l’interconnessione non sono direttamente beneficiari del cambiamento dei prezzi. Ad esempio, se tre paesi fossero coinvolti nell’interconnessione e uno di essi avesse un prezzo dell’elettricità medio, non avrebbe alcuna convenienza a sostenere il costo dell’interconnessione, dato che non potrebbe beneficiarne direttamente.
Entrambi i fallimenti di mercato esaminati portano a distorsioni più o meno accentuate nel livello di investimenti. Di fronte all’esigenza di diversi paesi di ampliare la propria rete di interconnessione con l’estero sarebbe da un lato auspicabile un cofinanziamento europeo, dall’altro la volontà soprattutto politica a livello europeo per creare di un mercato unico dell’energia, grazie al coordinamento di progetti su base transnazionale.
La scarsità di fondi e la presenza di fallimenti di mercato possono infatti portare ad un livello inadeguato di investimenti infrastrutturali, con la conseguente penalizzazione dei consumatori.
1 Gli interconnettori sono i cavi con cui si "trasporta" l'elettricità; possono passare sotto terra o sotto il mare e variano tra di loro per capacità, intesa come la quantita' massima di elettricità che possono trasmettere.




