Re Psammenito e i futuri pensionandi

di RICCARDO CESARI - pubblicato il 15/09/2011 in MERCATO & REGOLE
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 Nel III libro delle Storie, Erodoto narra la vicenda di Psammenito.

“Quando il re egizio Psammenito fu sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, questi fece in modo di umiliare il prigioniero. Comandò di mettere Psammenito sulla strada lungo la quale avrebbe dovuto muovere la processione trionfale dei Persiani e fece in modo che il prigioniero vedesse passare sua figlia che andava con l’anfora alla fonte come serva. Mentre tutti gli egizi si lamentavano levando alte grida a questo spettacolo, solo Psammenito restò muto e immobile, con gli occhi fissi a terra; e quando poco dopo vide passare suo figlio portato in processione al patibolo, anche allora restò immoto. Ma quando poi scorse nelle fila dei prigionieri uno dei suoi servitori, un vecchio caduto in povertà, allora si percosse il capo con i pugni e diede tutti i segni di una profonda tristezza.”

Molti si sono interrogati sul perché di questo atteggiamento.

Secondo Michel de Montaigne (Essais) , Psammenito era già traboccante di tristezza e bastò una minima aggiunta perché questa abbattesse gli argini.

Secondo Walter Benjamin (Der Erzähler, trad. it. Il narratore, Einaudi, a cura di A. Baricco) a commuovere il re non è il destino dei reali che è il loro proprio.

Tuttavia lo stesso Erodoto svela il mistero.

“C’erano lì delle guardie che segnalavano a Cambise tutto quel che veniva fatto da Psammenito ad ogni passaggio e Cambise, meravigliato per quella condotta, mandò un messaggero a interrogarlo: << Il re Cambise ti chiede, o Psammenito, perché vedendo la tua figlia maltrattata e il figlio che andava a morte né hai gridato né hai pianto e invece a un accattone che, a quanto da altri ho saputo, non ti è affatto parente facesti questo onore>>. A questa domanda, quello così rispondeva: << O figlio di Ciro, i miei mali domestici erano troppo grandi perché io potessi piangere, mentre era degna di lacrime la sventura dell’amico che, giunto alla soglia della vecchiaia, è caduto, dalla ricchezza e dalla felicità, nella miseria>> “

Re Psammenito aveva capito che non c’è strazio peggiore che, giunti alla soglia della vecchiaia, quando le nostre forze non sono più in grado di sostenerci, perdere ogni sicurezza, finendo in miseria senza una pensione dignitosa.

 

Commenti:

  1. altre lacrime:inviato da Paolo Gattari il 15/09/2011

    Si può piangere per mancanza di solidarietà, come nel caso di Psammenito, ma anche per mancanza di giustizia.
    Una versione moderna della favola potrebbe vedere qualcuno piangere assistendo a un'intera generazione che, per finanziare ai propri genitori (cresciuti nel periodo del boom economico e quindi senza nessun problema nella ricerca del lavoro e negli avanzamenti di carriera) pensioni abbondanti, pensioni per falsi invalidi, bebypensioni, si ritrova ad avere non solo gravi difficoltà nella riceraca del lavoro, nessuna sicurezza di mantenerlo, ma anche probabilità di usufruire delle pensioni in maniera a dir poco incerta e quantitativamente irrisoria.
    Per questo personalmete invito i “bamboccioni” a non sentirsi mai in colpa se si trovano nel corso della vita a usufruire personalmente dei beni dei loro padri, perché in realtà appartengono loro a pieno titolo.

  2. triste interpretazione:inviato da Senofonte il 15/09/2011

    Psammenito aveva capito che il vincolo dell'amicizia fedele, anche con un vecchio ubriacone, è più intenso di quello della parentela, tanto da preoccuparsi più delle sorti di un amico che di quelle dei parenti.
    Questo è il messaggio erodoteo.
    La dignità della vecchiaia non è misurabile solo in "denaro garantito" ma anche in riferimento all'idea classica di declino felice tra le braccia di figli, nipoti e amici fedeli (Ciro di Persia nell'Anabasi per rimanere in tema), i veri beni da procurarsi.
    Quali figli e quali nipoti (se ci saranno, si vedano i recenti dati ISTAT sulla natalità) saranno disposti ad abbracciare una generazione che li affama e li denigra come "bamboccioni"? E quali amici fedeli?
    Non usiamo un'interpretazione del mondo classico per legittimare le storture sociali dell' Italia del 2011.
    Un appunto al post precedente: Erodoto era uno storico e aveva la presunzione di non scrivere "favole".

  3. Erodoto:inviato da Paolo Gattari il 15/09/2011

    Non era un errore, ma una versione moderna di quella storia non potrebbe che essere una favola.
    A presto

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