Pensione a scuola: un ossimoro o l’uovo di Colombo?
di ANDREA MARIANI, PAOLO PELLEGRINI - pubblicato il 27/05/2011 in MERCATO & REGOLE
Associare i termini “pensione” e “scuola” sembrerebbe uno scherzo o un non senso considerando la distanza logica e temporale che corre fra questi due termini, tuttavia diversi importanti attori istituzionali, dal Ministero del Lavoro fino alla Covip, a più riprese hanno individuato nella scuola il soggetto atto a creare una cultura previdenziale che permetta di mitigare gli effetti negativi della scarsa adesione delle fasce più giovani della popolazione al sistema volontario dei fondi pensione.
A tale fine l’iniziativa “Un giorno per il futuro”, organizzata dal Ministero del Lavoro il 25 maggio 2011, prevedere un momento dedicato alla previdenza in tutte le scuole italiane.
A questo punto può essere comprensibile domandarsi in che maniera rendere utile questa opportunità di dialogo con gli studenti delle scuole superiori? Che faccia faranno quando gli saranno spiegati gli aspetti essenziali del proprio futuro pensionistico? Come rendere efficace questa azione di alfabetizzazione?
Questa domanda ce la siamo posta qualche settimana fa quando siamo stati coinvolti in un’interessante attività seminariale presso l’Istituto di Istruzione Superiore Statale Federico Caffè di Roma (www.federicocaffe.com/), attività organizzata dall’AICP (Associazione italiana per la cultura previdenziale, www.aicp.it) e in particolare grazie al prezioso contributo delle colleghe Maria Rosaria Camponeschi, Anna Ilaria Orlando e Anna Ruggiero.
Pur avendo entrambi esperienza di incontri pubblici sui temi della previdenza complementare, l’occasione di parlare con studenti di età compresa fra i 16 e i 18 anni ha costituito una sfida indubbiamente affascinante e ricca di spunti che vorremmo condividere.
Il primo ostacolo è stato rappresentato dal fatto che, rispetto alla situazione a noi nota di parlare con lavoratori attivi, è cosa ben più complessa parlare di previdenza a chi ancora non conosce il mondo del lavoro, non conosce come sono strutturati i rapporti contrattuali, non ha mai visto una busta paga e non conosce l’arcano significato di acronimi quali Tfr e Inps.
Inoltre esisteva anche il fondato rischio che, tralasciando il gap informativo, poteva esserci scarsa curiosità da parte della platea rispetto a un tema che poteva apparire molto distante da quelle che possono essere considerate le priorità e le aree di interesse.
Tuttavia l’esperienza diretta ha superato alcuni dei nostri dubbi della vigilia e ci ha fatto sentire un po’ meno dei marziani appena atterrati sul pianeta Terra.
Gli incontri svolti sono stati contraddistinti da una buona partecipazione degli studenti, che hanno posto numerose domande e hanno interagito su diversi degli argomenti proposti.
L’apertura dell’incontro con la proiezione di alcuni video da Youtube ha consentito di “rompere il ghiaccio” introducendo gli argomenti che avremmo trattato con una modalità familiare per i ragazzi. In particolare, molto utile è stata la visione del video “Jubilados” (http://www.youtube.com/watch?v=5xDsNDXfJkI, commentato su Crusoe e su Previnforma), nel quale viene illustrato in modo ironico il fatto che il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è in continuo peggioramento. Grazie a questa proiezione, è stato dunque facile illustrare concetti complessi, quali l’invecchiamento della popolazione, il rovesciamento della piramide demografica e la conseguente spiegazione delle ragioni che hanno imposto l’introduzione del sistema contributivo. È anche passato facilmente il concetto che il sistema di calcolo contributivo comporterà prestazioni pensionistiche sensibilmente più contenute rispetto a quelle ottenute dai nostri genitori e che è necessario verificare il percorso previdenziale tempo per tempo mediante stime e simulazioni, nonché affiancandovi dell’altro risparmio previdenziale complementare.
È apparso evidente che gli studenti dell’ultimo anno sono generalmente più consapevoli e più interessati dal momento che sono maggiormente prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro. Inoltre proprio questi studenti in molti casi avevano avuto l’occasione di svolgere durante l’attività scolastica un’esperienza di tirocinio presso diverse società e studi professionali.
Nel confronto diretto è emerso come un’educazione previdenziale non possa prescindere da una trattazione più ampia dei temi riconducibili al mondo del lavoro e delle diverse tipologie di rapporti contrattuali che possono essere proposti ai futuri lavoratori. Quindi si potrebbe ipotizzare questo come il passaggio conclusivo di un corso di “educazione civica”, finalizzato a rendere gli studenti cittadini maggiormente consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Il tema della previdenza, in effetti, si presta molto bene per la conclusione di un percorso di maturazione, poiché evidenzia le responsabilità che le giovani generazioni hanno verso se stesse (pianificazione e risparmio previdenziale) e verso la società (nel video, ad un certo punto, gli anziani dicono al “loro” lavoratore: “La nostra pensione dipende da te!”). Da quest’ultimo punto di vista, poi, il messaggio è che le generazioni più anziane hanno puntato tutto sui giovani, sul loro buon lavoro futuro, sulla loro salute. Ciò in forte contrasto con il senso comune per il quale i giovani sono fannulloni e bamboccioni.
Va detto anche che parlare di previdenza alla fascia giovane della popolazione significa più in generale contrapporre una cultura del risparmio a quella dell’indebitamento (sebbene un’analisi più approfondita può dimostrare come siano molto più vicine di quanto sembrino, visto che chi non può risparmiare, ossia rinunciare a una parte del reddito corrente, non è nemmeno in grado di indebitarsi).
Se alcune decine di anni fa il termine “risparmio” era connotato da molti aspetti virtuosi, oggi sembra costituire un termine antiquato dal momento che le molteplici opportunità di finanziamento, rateizzazione o acquisto a credito fanno apparire inutile preoccuparsi di accantonare prima quanto necessario per raggiungere i propri obiettivi.
Questo ostacolo culturale è più difficile da superare perché non dipende soltanto da un problema di mancanza di informazioni e di conoscenze, ma può essere ricondotto a un sistema valoriale che caratterizza in profondità la nostra società e a una tendenza che non è affatto semplice invertire (in ambito finanziario, a livello macroeconomico, si parla di “deleveraging” o riduzione dell’indebitamento come di un passaggio necessario e doloroso che può avere seri impatti sulla crescita globale).
Inoltre è necessario considerare la maggiore precarizzazione dei rapporti di lavoro che, soprattutto nella prima parte della carriera dei giovani lavoratori, rende piuttosto difficile soltanto pensare di “risparmiare”.
In definitiva, nonostante abbiamo incontrato soltanto un piccolo campione non rappresentativo della popolazione degli studenti (e se avessimo parlato alle classi più giovani? E se fossimo stati in altre città?), l’interesse e la partecipazione che hanno caratterizzato l’incontro fanno ben sperare e ci inducono a ritenere essenziale trasmettere istituzionalmente e sistematicamente una formazione previdenziale di base ai cittadini di domani, in modo da consentire loro di conseguire una maturità anche da questo punto di vista. Va da sé che non è affatto detto che un progetto di alfabetizzazione previdenziale su larga scala possa avere una reale e concreta efficacia in termini di future adesioni ai fondi pensione, dato il tempo che manca all’ingresso nel mondo del lavoro. Ciò nonostante, a nostro avviso, questi argomenti non possono mancare in un percorso formativo scolastico che possa definirsi veramente completo e al passo con i tempi.




