Oltre la tracciabilità: XBRL, la rivoluzione informatica che può isolare l’evasore di massa dal contribuente virtuoso

di GIUSEPPE PASQUALE, SABINO PREZIUSO - pubblicato il 17/05/2011 in MERCATO & REGOLE
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Diciamo la verità. Oggi come in passato il fisco non è capace di riconoscere su base certa l’autonomo che ha evaso - poco o tanto - rispetto a chi, spontaneamente, ebbe a comunicare per intero, in corso d’anno, tutti i sui guadagni, pagando fino all’ultimo euro.


L’autonomo in buona fede, vale a dire il virtuoso che nulla evade, è messo in seria difficoltà proprio da questa incapacità del sistema fiscale di riconoscerlo in quanto tale e di tenerlo in disparte rispetto agli altri furbi. Una volta che costui si è messo nelle mani dell’amministrazione finanziaria, confessando sinceramente il cento per cento dei suoi guadagni, mal sopporterà di ritrovarsi per tutto un quinquennio (termine di decadenza dei poteri di accertamento) parimenti confondibile con chi, fra i suoi concorrenti, ha viceversa evaso a piene mani. Il sistema odierno prevede, infatti, che il virtuoso, così come l’evasore, hanno sul piano formale lo stesso grado di vulnerabilità fiscale.


Chi mi garantisce – ragionerà il virtuoso (o l’aspirante tale) – che, nel momento del controllo, il Fisco saprà accorgersi che proprio io sono quello che nulla ha evaso? In questo post è stata ricordata la natura differita e necessariamente presuntiva degli odierni accertamenti per combattere l’evasione di massa.

 


L’autonomo in buona fede che sta alle regole e fa zero di evasione soffre moltissimo questa incapacità del sistema di riconoscerlo e contraddistinguerlo in quanto contribuente totale: una volta che egli si è messo nelle mani dello Stato dichiarando e pagando per intero il carico di tasse dovute, non può tollerare di rimanere confondibile con tutti gli altri furbi-evasori e, rispetto alla macchina fiscale, vulnerabile alla pari di questi ultimo in termini di soggezione agli stessi poteri di accertamento presuntivo postumo.

 


Una strategia possibile, dunque, per rispondere alla legittima domanda di visibilità fiscale del contribuente virtuoso, può essere quella di istituire, nei confronti dei titolari di partita Iva, un regime speciale, cui l’interessato potrà aderire o meno, su base opzionale. E che preveda, da un lato, la disponibilità del contribuente a:


a) comunicare al fisco per via telematica, entro un tempo breve (nell’ordine di qualche settimana), tutti i propri dati contabili via via generati dall’attività gestionale (avvalendosi del nuovo linguaggio info-telematico di cui si dirà più avanti), compresa la emissione/ricezione della singola fattura, del documento di trasporto, gli estratti conto bancari, eccetera;


b) sottostare a nuove e più penetranti forme di controllo di tipo istantaneo ispirati a tutt’altra logica, tesi cioè a verificare su basi oggettive solo la veridicità o meno dei dati precedentemente trasmessi in via telematica. Ciò in quanto essi sarebbero eseguiti a pochi giorni dai fatti di gestione (sulla falsariga delle odierne verifiche sullo scontrino fiscale, in cui l’infrazione o c’è o non c’è).

 


Ovviamente tali controlli, di tipo immediato, sarebbero gli unici previsti, e sarebbero destinati a sostituire tutti gli altri a carattere retrospettivo, oggi consentiti dalla normativa su base presuntiva.


Dall’altro lato, questo regime opzionale dovrà prevedere una serie di premialità incentivanti, prima fra tutte (ma non solo) quella di cancellare in toto i poteri di accertamento presuntivo. Nel senso che al fisco rimarrebbe, nei confronti di questo target di contribuenti, la potestà di recuperare nel quinquennio solo quell’evasione sicura che sarà stata scovata in base a prova certa, e mai più quella addebitabile unilateralmente in base a medie, ricarichi, percentuali, studi di settore, eccetera.

 


Su questa strada, un ruolo decisivo può essere giocato in futuro dalla più recente diffusione delle tecnologie info-telematiche basate sul linguaggio XBRL, proprio quello divenuto obbligatorio di recente per il deposito del bilancio presso il registro delle imprese tenuto presso le camere di commercio.


Questa tecnologia formidabile, se sarà capita dall’amministrazione finanziaria (che tuttavia risulta ad oggi tra i pochi organismi istituzionali non associati all’organizzazione XBRL Italia, clicca qui), e previa elaborazione di una tassonomia ampliata, è in grado per l’avvenire di dare molteplici utilità sia alle imprese sia al fisco. E, infatti, essa porterebbe un’autentica rivoluzione copernicana.


Da una qualunque postazione remota collegata a Internet, infatti, il funzionario del fisco potrà vedere, elaborare, incrociare e confrontare fra loro, in tempo reale - sul proprio monitor e con semplice modalità web - gli stessi dati analitici che sono osservabili da ciascuno dei contribuenti interessati e riferiti all’universo delle proprie informazioni aziendali di tipo contabile. Queste informazioni sono esattamente le stesse, né più né meno, di cui il fisco ha diritto di disporre già oggi, ai sensi della normativa sui controlli (D.P.R. n. 600 del 1973, articoli 31 e seguenti).


Solo che, all’attualità, il fisco è costretto a procurarsele sormontando mille e mille difficoltà pratiche. Al punto che esse costituiscono quasi un miraggio per gli uffici finanziari, mentre al tempo stesso funzionano da gigantesca barriera di fatto (non scritta), a favore del contribuente.


L’esperienza giornaliera insegna, infatti, che tali informazioni per la quasi totalità dei casi sono destinate a rimanere occultate al fisco. Ciò in quanto – per evidenti difficoltà di tipo pratico - esse restano sepolte per sempre nei cassetti delle aziende potendo essere acquisite solo a campione e a distanza di anni, a valle di una dispendiosa indagine che comporta l’accesso in azienda di funzionari in sede di verifica fiscale: parliamo di libri contabili, registri, schede, fatture, annotazioni, eccetera. Documenti tutti, questi ultimi, dai quali le cifre ancora oggi vengono estrapolate manualmente e messe in relazione fra loro (cioè, sommate) con la calcolatrice. Mentre, in futuro, il Fisco potrebbe da subito disporre universalmente verso tutti di questi dati, estrarne elaborazioni di ogni tipo, eseguibili d’ufficio e in via preventiva, con un semplice click.


Se il vincolo del formato XBRL, dunque, venisse reso praticabile - dapprima ovviamente sotto forma opzionale - sarebbe possibile per il fisco intercettare, e cominciare a tenere in disparte, una nicchia di contribuenti virtuosi, iniziando da coloro che – non avendo nulla da perdere poiché già oggi sono (per scelta o per forza di cose) contribuenti totali - avranno deciso di sottomettersi a questo regime.

 


In un secondo momento, con una serie di incentivi ulteriori, sarebbe altresì possibile traghettare un numero sempre crescente di soggetti, favorendo la definitiva messa al bando dei doppi giochi contabili e delle altre furberie similari, artifizi tuttora diffusi (con la specifica modalità, di norma consistente nella semplice dimenticanza di registrazione contabile di una parte del ricavo annuo). Ciò soprattutto nella tradizione delle micro-aziende italiane a vocazione familiare, per una serie di ragioni storiche molto precise (sono oltre il 90 per cento i soggetti Iva con volume d’affari sotto i 500mila euro).


Dopo l’evoluzione travolgente imposta negli ultimi anni dalla globalizzazione dei mercati, da un lato, e dallo sviluppo delle tecnologie web, dall’altro, tuttavia, la inaffidabilità intrinseca dei dati aziendali di facciata (fino a ieri tendenzialmente predisposti a mo’ di camicia di forza da talune fasce di contribuente, e solo per finalità fiscali) comincia ad avere un costo (la definitiva marginalizzazione dell’azienda rispetto alla rete e al contesto globale) che è via via destinato a diventare comparativamente sempre più alto. E a soppiantare sempre più i limitati vantaggi insiti nella doppia contabilità, vantaggi obiettivamente confinati in un ambito che non potrà mai superare la dimensione domestica.

 


Si pensi al diffondersi sempre più di nuovi bisogni aziendali, quali a esempio la necessità di analisi finanziaria finalizzata a ottenere un fido bancario o, anche, più banalmente, a garantire il fornitore che pretende la fideiussione prima della consegna merci. In altre parole, la possibilità che l’impresa avrebbe di rendere osservabile, previa abilitazione, il proprio bilancio e persino i propri dati interni di gestione da un’elite di soggetti esterni qualificati, può diventare una grossa opportunità, piuttosto che un limite, anche per finalità extra-fiscali: ci si riferisce a soggetti terzi quali banche, assicurazioni, fornitori, eccetera. 


Commenti:

  1. L'uovo di Colombo indigesto?:inviato da Maurizio la Cecilia il 28/06/2011

    Ottimo intervento, che mette a nudo quanto a volte le soluzioni siano vicine e, purtroppo, quanto vengano, incomprensibilmente, ignorate.
    Non comprendo, infatti, come l'amministrazione finanziaria possa porre in secondo piano la rivoluzione copernicana operata da XML (e sfruttata col massimo profitto da XBRL). Il far viaggiare i dati insieme alla loro chiara definizione consente di avere certezza e velocità nell'elaborazione e, soprattutto, di poter controllare la congruenza del dato stesso quando viene trasmesso da un soggetto all'altro.
    Un facile e quasi immediato risultato si potrebbe ottenere obbligando (o incentivando a farlo) il contribuente a trasmettere in sede di dichiarazione periodica IVA anche la movimentazione che l'ha generata, acquisti e vendite, ovviamente in formato XML. Con XBRL sarebbe uno scherzo refertare le fatture non congruenti tra quanto dichiarato dal soggetto emittente e ricevente.
    Per passare ad un controllo in tempo reale, in futuro si potrebbe ipotizzare la centralizzazione e la certificazione delle operazioni contabili tramite il Fisco, che potrebbe ricevere e protocollare i movimenti (come avviene per la PEC) acquisendoli al momento dell'emissione, autorizzandoli e preparando preventivamente l'accertamento sul soggetto ricevente.
    Di strategie ce ne potrebbero essere molte altre, ma che terreno possono trovare se ancora oggi continuiamo ad inviare deleghe, dichiarazioni, ecc. secondo tracciati record posizionali, non univoci, non leggibili?

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