No we can't. Perché la ripresa italiana non può essere trainata dalle esportazioni
di MARCO MONTANARI - pubblicato il 21/09/2009 in POLITICHE & CONGIUNTURAL’Italia possiede un settore manifatturiero a forte vocazione esportatrice ed è quindi stata severamente colpita dal pesante calo della domanda a livello mondiale nell’ultimo anno. Forse, però, i mesi peggiori per l’export italiano sono ormai alle spalle. Come ha recentemente comunicato l’Istat, in luglio le esportazioni verso i paesi extra-UE sono cresciute del 5% rispetto al mese di giugno (anche se la diminuzione su base annua rimane del 17,1%). Questi timidi segnali di inversione di rotta sono stati salutati positivamente sulla stampa.1
Possiamo allora aspettarci che le esportazioni guidino la ripresa dell’economia italiana? La risposta è: “No, we can’t”. La spiegazione si trova nella distribuzione geografica dell’export italiano. La Tabella 1 mostra che nel triennio precedente la crisi (2005-2007), il 71% delle esportazioni italiane era diretto verso i paesi che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) definisce “avanzati”, mentre il restante 29% andava verso i paesi “emergenti”.2 Tra i paesi avanzati, le maggiori destinazioni erano le principali economie dell’area euro, cioè la Germania (13,1%), la Francia (11,8%) e la Spagna (7,5%), seguite dagli USA (7,3%) e dal Regno Unito (6,1%). Tra gli emergenti, l’area più importante per le nostre esportazioni era rappresentata dall’Europa Centro-Orientale (8,8%), mentre i quattro grandi paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) restavano destinazioni secondarie, con percentuali che variavano dal 2,7% della Cina3 fino allo 0,7% di Brasile e India, per non parlare delle cinque nuove Tigri asiatiche (0,8%).
Tutto ciò implica che la debolezza dei nostri principali partners non permetterà una forte crescita delle esportazioni, tale da trascinare la ripresa della nostra economia, che dovrà necessariamente essere sostenuta soprattutto dalla domanda interna. Tuttavia, se nel breve periodo l’Italia non potrà beneficiare in modo significativo della robusta crescita dei maggiori paesi emergenti, soprattutto asiatici, il potenziamento dei legami commerciali con questi paesi dovrebbe comunque diventare la priorità della nostra politica economica estera in un’ottica di medio-lungo periodo.
1 Vedi, ad esempio, Il Sole24Ore, ‘Segnali di recupero per l’export italiano’ (11 settembre) e ‘Traino estero per l’industria’ (19 settembre).
2 Per l’elenco completo dei paesi avanzati o emergenti, vedi FMI (2009), World Economic Outlook. April 2009.
3 Questo dato include per completezza anche Hong Kong, che continua ad essere trattata come un’entità economica indipendente nelle statistiche commerciali internazionali. Al netto di Hong Kong, il dato relativo alla Cina sarebbe 1,7%.
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% export Italia |
crescita PIL prevista |
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media 2005-07 |
2009 |
2010 |
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Paesi avanzati, tra cui |
71.3% |
-3.8% |
0.6% |
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Area Euro |
46.4% |
-4.8% |
-0.3% |
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Germania |
13.1% |
-6.2% |
-0.6% |
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Francia |
11.8% |
-3.0% |
0.4% |
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Spagna |
7.5% |
-4.0% |
-0.8% |
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USA |
7.3% |
-2.6% |
0.8% |
|
Regno Unito |
6.1% |
-4.2% |
0.2% |
|
Giappone |
1.3% |
-6.0% |
1.7% |
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Paesi emergenti, tra cui |
28.7% |
1.5% |
4.7% |
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Europa Centro-Orientale* |
8.8% |
-5.0% |
1.0% |
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Cina |
2.7% |
7.5% |
8.5% |
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Russia |
2.3% |
-6.5% |
1.5% |
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Brasile |
0.7% |
-1.3% |
2.5% |
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India |
0.7% |
5.4% |
6.5% |
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Asean-5** |
0.8% |
-0.3% |
3.7% |




