No money? No green
di ALFREDO MACCHIATI - pubblicato il 31/03/2009 in MERCATO & REGOLELa possibilità di avviare in Europa una politica dei trasporti che tenga conto dell’inquinamento si scontra con la crisi finanziaria. Il Parlamento Europeo aveva votato qualche settimana fa una revisione della direttiva sull’Eurobollo, ma il Consiglio Trasporti previsto in questi giorni non si esprimerà sul tema.
Il nuovo segretario di Stato tedesco ai Trasporti, Engelbert Lutke Daldrup, ha dichiarato: “le spese supplementari non sono accettabili (…) concentriamoci su una risposta alla crisi finanziaria” e il Regno Unito si è dichiarato subito d’accordo.
Si registra - e sulle tematiche ambientali non è la prima volta - una divaricazione tra Consiglio e Parlamento: alcune componenti parlamentari avevano tentato senza successo di consentire agli stati (ovviamente nessun obbligo!) di far pagare non solo per il rumore, l’inquinamento e la congestione (quest’ultima a condizione che venisse implementato un piano di sviluppo delle infrastrutture stradali) ma anche per la CO2 e gli incidenti .
Questa ipotesi non era passata, ma il voto del Parlamento aveva esteso la possibilità di far pagare il nuovo Eurobollo anche alle automobili, estensione che la Commissione non aveva proposto. Differenze tra Parlamento e Consiglio erano anche annunciate in merito all’utilizzo dei fondi raccolti con l’Eurobollo.
Ora i rappresentanti dei governi stanno prendendo le distanze e si parla, su proposta della presidenza ceca, di un rinvio di 4 anni. Evidentemente le aspettative sulla durata della crisi sono molto pessimistiche - o la crisi è solo una scusa per non introdurre una misura che certamente non piace alle potenti constituencies elettorali degli autotrasportatori.
Nel frattempo le politiche fiscali sul trasporto continuano a divergere (vedi figura) e le emissioni di CO2 e degli altri gas serra da trasporto su strada - pari al 94% delle emissioni del trasporto su terra e al 70% delle emissioni complessive - continuano ad aumentare.




