La privatizzazione dell'acqua e lo Stato esorbitante

di GIANLUCA SGUEO - pubblicato il 20/05/2011 in MERCATO & REGOLE
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Quando nel 1888 l'economista francese Paul Leroy-Beaulieu si chiedeva quale fosse il livello ottimale di intervento pubblico – il limite cioè oltre il quale la presenza dello Stato nella vita dei cittadini sarebbe stata inutile, sconveniente, o addirittura controproducente – rispondeva individuandolo da qualche parte a metà strada tra l'8% e il 10% del Prodotto Interno Lordo. Secondo Leroy-Beaulieu numeri inferiori all'8% denotavano un approccio moderato. Invece, una presenza pubblica superiore al 12% rappresentava un'anomalia dannosa, e meritava l'appellativo di "esorbitante".

Previsioni affascinanti, ma poco realistiche. Non solo negli ultimi cento anni la presenza dello Stato è cresciuta progressivamente, superando di gran lunga il 12%, ma si è trattato di una crescita esponenziale. Oggi la spesa pubblica delle economie occidentali gravita intorno al 40% del PIL, raggiungendo punte del 60% (è accaduto in Svezia tra il 1980 e il 1990). La crescita dello Stato è dovuta in parte a ragioni fisiologiche – l'aumento della popolazione e, contestualmente, dell'età media hanno inciso pesantemente sulla domanda di servizi – e in parte ideologiche. Il binomio Stato interventista–benessere della collettività ha rappresentato per molti anni una suggestione invincibile agli occhi della politica e della scienza politica. Solamente in anni a noi più vicini è prevalsa l'idea opposta: che cioè troppo Stato fosse nocivo, perché non più capace di produrre efficienza, e dunque andasse ridimensionato. Ecco allora le privatizzazioni e le partnership pubblico-privato.

La rincorsa al ridimensionamento degli apparati pubblici non è affatto terminata. Gli esempi sono tanti. Quando, con la globalizzazione, gli Stati hanno delegato alle organizzazioni sopranazionali la gestione di settori importanti (il commercio, la finanza, la sicurezza, l'ambiente), in molti hanno celebrato il tramonto dello Stato-nazione, auspicando una nuova contrazione nella crescita degli apparati governativi. Il Premier inglese David Cameron oggi ipotizza una Big Society in grado di scalzare l'amministrazione, assecondando la crescita del terzo settore (la società civile) e facendo dei cittadini gli amministratori di sé stessi.

È anche per questo motivo che le strumentalizzazioni sul prossimo referendum dell'acqua, e la contro-proposta del governo di istituire un'autorità indipendente, appaiono, se non immotivate, quantomeno illogiche. Chi si oppone alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici ignora, o finge di ignorare, i fatti. La gestione pubblica delle risorse idriche in Italia è altamente disfunzionale, preda di apparati pubblici incapaci di garantire l'allocazione efficiente delle risorse.

Spostare l'oggetto del quesito dalla gestione del bene al bene stesso rappresenta un'operazione demagogica e fuorviante, che non prova a risolvere ma, al contrario, nasconde il problema. Come anche lo nasconde la proposta di governo di creare una nuova autorità garante. Non che le authority rappresentino un modello di amministrazione sbagliato in sé. Tutt'altro. Né, del resto, si sostiene che le risorse idriche non possano beneficiare di una regolazione indipendente, come è accaduto per l'energia e il gas. La proposta governativa è però doppiamente inopportuna. Anzitutto, perché presentata prima del voto popolare; inoltre, perché delegittima implicitamente la privatizzazione, spostando il baricentro decisionale dal privato al pubblico.

Questo il clima. Non ci stupiremmo, allora, se la campagna di disinformazione sortisse gli effetti sperati e il referendum sull'acqua producesse un risultato che, come lo Stato esorbitante di Leroy-Beaulieu, non può che far male a tutti.


Commenti:

  1. Servizi idrici :inviato da Cesari il 20/05/2011

    Gent.mo Sgueo,
    nella sua nota leggo che "La gestione pubblica delle risorse idriche in Italia è altamente disfunzionale, preda di apparati pubblici incapaci di garantire l'allocazione efficiente delle risorse.".
    Sarebbe quanto mai utile un confronto puntuale tra i dati di prezzi, costi e quantità nei servizi idrici pubblici e quelli nei servizi gestiti dai privati (mi pare ce ne siano in Italia).
    Questo per uscire dalla posizioni ideologiche e ragionare sui fatti.
    Grazie.
    Riccardo Cesari


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