La cosiddetta tracciabilità: è utile per contrastare l'evasione di massa?
di GIUSEPPE PASQUALE - pubblicato il 21/11/2011 in MERCATO & REGOLEPersonalmente sono favorevole alla tracciabilità. A patto, però, che di vera tracciabilità si tratti. Per funzionare in chiave antievasione, infatti, una tale misura dovrebbe in teoria applicarsi nella sua forma perfetta, cioè con automatismo e quale unica modalità di pagamento consentita, in alternativa alla carta moneta.
Solo in questo modo, infatti, l'universo delle movimentazioni tracciate nei conti correnti bancari può assumere, a livello di massa, un peso significativo ai fini tributari. Consegnando al fisco la certezza di rappresentare senza ammanchi lo stock totale delle transazioni effettuate dalla totalità dei contribuenti (e da ciascuno di essi). Il valore aggiunto della tracciabilità, intesa in senso proprio, sarebbe dunque nel fatto che per questa via ci verrebbe risparmiato di dover approntare la solita architettura di adempimenti ispirata al gioco di "guardie e ladri", con la consueta introduzione di inutili obblighi e improbabili sanzioni. Inutili obblighi perché poi di fatto nessuno è in grado di controllare, data la sproporzione delle forze in campo. Ciò che poi é quello che alimenta il circolo vizioso tipico di tutti fenomeni distorsivi diffusi a livello di massa, costituendone al tempo stesso la causa e l'effetto.
Al di fuori di questo modello, infatti, e cioè senza un sistema che sia a priori chiuso verso i pagamenti con carta moneta, si finisce per spacciare come tracciabilità una versione del tutto annacquata di essa (potremmo chiamarla mini-tracciabilità). È come intervenire sotto la chiglia di una nave e limitarsi a tappare solo per metà una grossa falla. Ci vorrà più tempo, ma alla fine la nave affonderà lo stesso.
Per questo sono piuttosto sorpreso per il consenso unanime che sta raccogliendo la proposta di ridurre drasticamente il limite di utilizzo del contante, proposta che, probabilmente, potrebbe entrare a breve nella operatività concreta tramite un provvedimento di legge. Nessuno precisa, peraltro, se la nuova tracciabilità auspicata deve ispirarsi al modello della legge n. 248 del 2006 (cosiddetta "Visco-Bersani"), ovvero allo schema di cui al decreto legislativo n. 231 del 2007 ("versione Tremonti"). Le due misure - nessuna delle quali é in effetti configurabile in termini di tracciabilità-perfetta - sono tutt'altro che comparabili fra loro, avendo un impianto e delle finalità fortemente divergenti l'una dall'altra.
La mini-tracciabilità, d'altronde, dal momento in cui non é più tracciabilità-perfetta, diventa un concetto vuoto, al tempo stesso elastico e indefinito. Può significare tutto e nulla, essere più utile o meno utile. E ciò dipende non dalla tracciabilità in sé (il cui effetto-primo risulta in tal modo evaporato), ma piuttosto da come esso viene declinato. E, cioè, da come risponde ad alcune domande, quali a esempio:
- l'obbligo sarà vincolante verso tutti (come prevede la "versione Tremonti") o invece sarà mirato verso talune categorie di soggetti (solo i professionisti, come nella "versione Visco-Bersani")?
- ci saranno sanzioni proprie ("versione Tremonti")?
- saranno proporzionate alle nuove finalità?
- a carico di chi saranno previste: del solo cliente-consumatore che paga, del solo fornitore che incassa, o di tutti e due ("versione Tremonti")?
- oppure non ci sarà nessuna sanzione propria ("versione Visco-Bersani")?
- quali e quanti saranno i controlli, eseguibili nella immediatezza dei singoli pagamenti?
- la misura sarà bilanciata o no dalla riduzione in via compensativa degli altri preesistenti adempimenti aventi analoga funzione?
- e, sopratutto, ci sarà o no l'innesco del terzo estraneo in funzione di guardiano, come previsto dalla disciplina antiriciclaggio, e dunque solo dalla "versione Tremonti" (mi riferisco al professionista contabile, nella veste di soggetto obbligato in proprio alle comunicazioni di infrazione ai sensi dell'articolo 51, comma 1 del decreto legislativo n. 231 del 2007)?
Una misura, quest'ultima, che, se ben studiata, potrebbe in effetti risultare di efficacia davvero straordinaria (come dimostrano esperienze analoghe di successo, e in particolare il fenomeno del contrasto alle compensazioni abusive mediante il cosiddetto visto pesante, vedi qui). Ma che invece, se resa applicabile pedissequamente a cascata, per semplice ricaduta in base allo schema oggi in vigore, avrebbe una efficacia limitata. Un tale filtro, in particolare, sarebbe scansabile con facilità dal popolo delle imprese meno strutturate (parliamo di una platea di soggetti oltre i tre milioni).
Le quali fin dove possibile (i limiti sono stati elevati da ultimo fino a 700mila euro di ricavo annuo) migrerebbero tutte verso il regime naturale della contabilità semplificata (in quanto tale regime consentirebbe loro di mantenere disattivata la funzione di guardiano), piuttosto che rimanere irretiti nei vincoli della cosiddetta contabilità ordinaria per opzione, le cui regole in effetti, incrociate sagacemente con quelle antiriciclaggio, sarebbero in grado di assoggettare tutti i pagamenti in contanti dell'impresa al filtro di un controllo penetrante, capillare ed ineludibile.
Questi brevi cenni su ciò che si muove sottotraccia al modificarsi di un istituto, confermano che nel concreto i problemi della fiscalità di massa sono di una complessità senza pari. Per questo, limitarsi ad auspicare genericamente l'introduzione della "tracciabilità" (in realtà, mini-tracciabilità), vuol dire fare un ragionamento da tifoso al bar dello sport (se non si precisa in che modo s'intende declinare l'istituto proposto). Con la differenza che il tifoso sa che quando esprime una preferenza (ad esempio per Totti in nazionale) deve indicare il nome dell'altro giocatore da sacrificare per fargli posto; mentre, nel caso della tracciabilità, si finisce per parlarne con superficialità come toccasana, e quindi in termini di misura aggiuntiva destinata distrattamente a sommarsi al pregresso, sulle spalle del medesimo contribuente di sempre. Salvo poi ad accorgersi, magari a fasi alterne, che di questo passo abbiamo costruito un sistema in cui il contribuente è ostaggio di una vera e propria "oppressione fiscale" che ostacola non poco lo sviluppo e la crescita.
Chiarito questo, passerei a indicare molto sommariamente quale può essere l'efficacia antievasione della mini-tracciabilità. Portare a 500 euro la soglia dei pagamenti in contanti - come proposto il 30 settembre 2011 da Abi (in primis), Ania, Alleanza delle cooperative italiane, Confindustria e Rete impresa Italia, sicuramente è misura che rende più complicato evadere il fisco. Non v'é alcun dubbio. Ma il punto é: di quanto lo rende più complicato? E a quale prezzo? Siamo sicuri che questo gioco è a somma positiva per cittadini, operatori e sistema Paese?
Io ho qualche perplessità, come ho già detto a suo tempo su questo sito nella parte conclusiva, al punto 5, di questo post. Da cittadino non sono in grado di stimare l'impatto e il tasso di sostenibilità sociale di una tale misura. Da esperto in materia di strumenti di contrasto alla evasione di massa, tuttavia, sottolineo che sarebbe sbagliato aspettarsi vantaggi decisivi su questo fronte. Per una ragione molto semplice: si tratta infatti di una misura che, nella sua impostazione, ricalca, né più né meno, analoghi meccanismi già vigenti da decenni, quali l'obbligo sanzionato di emettere lo scontrino o la ricevuta fiscale.
Se queste ultime misure non hanno funzionato granché fino ad ora, in che modo la mini-tracciabilità potrà funzionare meglio in futuro? E, in particolare, in che modo si potrà impedire alle controparti di una transazione, di fare ciò che fino a oggi é avvenuto regolarmente e senza problemi in violazione delle norme sullo scontrino fiscale? Davvero che, una volta varata la nuova norma, sarebbe così difficile, in avvenire, fra venditore e compratore, scambiarsi mille, due mila, dieci mila euro in contanti, in spregio a questo nuovo obbligo? Bisogna anzi considerare che mentre scontrino e ricevuta fiscale si prestano quantomeno a un controllo fisico all'esterno dell'esercizio commerciale, il mero scambio di danaro avviene per definizione a porte chiuse, e dunque a insaputa di chiunque.
Se tutto questo è vero, la strada da percorrere, a mio parere, non è più quella di arrischiarsi per l'ennesima volta in una battaglia persa in partenza. Piuttosto che sprecare energie con nuovi tentativi dall'esito scontato, infatti, sarebbe auspicabile mettere allo studio la fattibilità di soluzioni alternative radicalmente diverse. Magari puntando su una task force di uomini saggi e competenti in grado di riflettere sulle cause di 40 anni di fallimenti, e sulla necessità di una netta inversione di marcia che sia auspicabilmente basata sui progressi rivenienti dalla diffusione a costo zero delle infotecnologie. Un tema su cui mi sono soffermato altre volte, vedi qui e qui, e che intendo meglio approfondire con un nuovo post, sempre su questo sito.





Commenti:
Concordo con l'autore.
In questi ultimi tempi, si fantastica e si invoca da più parti (da ultimo, Galbanelli a LA7) la totale scomparsa della carta moneta.
Si tratta di una misura velleitaria e sostanzialmente inattuabile.
Oltretutto, l'uso della "moneta di plastica" non è alla portata di tutti. L'ottenimento di una carta di credito è subordinata a requisiti patriomoniali e di certa solvibilità; altrettanto dicasi per l'apertura di un conto corrente bancario (necessario per l'ottenimento di un bancomat). Come potrebbe ragionevolmente vivere chi non può di sporre di una carta di credito o di un bancomat? E si può obbligare un cittadino ad essere titolare di tali rapporti bancari?
Quanto alla soglia di 300 euro, si tratterebbe di mettere fuori corso la banconota da 500, e non credo che gli accordi dell'eurosistema lo consentano.
Indubbiamente, una soglia bassa creerebbe difficoltà ad evasori e riciclatori, ma nulla impedirebbe, soprattutto nell'ultimo anello della catena (fornitore-consumatore) o tra persone che non agiscono nell'esercizio di impresa o di lavoro autonomo di regolare le loro transazioni in contanti (per esempio.
In definitiva. si otturerebbe una falla grossa, ma la nave affonderebbe (più lentamente) usa delle restanti piccole falle.
Io posseggo circa 30 milioni di € in nero. Tutti in banconote da 500€. Naturalmente non li posso depositare in conto corrente perchè il fisco me ne chiederebbe conto. Non posso neppure aquistare immobili, perchè il fisco me ne chiederebbe conto. Li spendo un po' alla volta. Ma se oggi mettessero fuori corso le banconote da 500 € io rimarrei fregato. Sarei costretto a recami presso uno sportello bancario per farmeli scambiare con un assegno circolare ma allora verrei tracciato e il fisco me ne chiderebbe conto. Non posso spenderli tutti in una volta per lo stesso motivo. Per fortuna non c'è nessuno che ci pensa a mettere in atto questo semplicissimo provvedimento, così io mi godo il mio nero alla faccia di tutti voi. Ho solo difficoltà ad andare in Inghilterra, perchè li la 500 € non viene accettata, pazienza, non mi sono mai stati simpatici gli inglesi, sono troppo furbi.