Il mio nome è Bond, Risky Bond

di RICCARDO CESARI - pubblicato il 14/12/2011 in MERCATO & REGOLE
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Parafrasando George Bernard Shaw, si potrebbe dire che le cose utili o sono difficili da capire o sono introvabili o le vogliono eliminare.

 

E’ il caso del prospetto che la Consob, fino allo scorso anno, faceva elaborare agli emittenti per la trasparenza dei costi e dei rischi presenti nei titoli offerti ai normali risparmiatori (retail investors).

Un prospetto che, solo per citare un caso, indicava con largo anticipo che il famoso titolo “Convertendo BPM 2009-2013” aveva una probabilità del 68.5% di dare un rendimento negativo, dell’ordine del -40%, cosa che si è purtroppo realizzata in meno di un anno dall’emissione.

Di tale prospetto non c’è più traccia nelle nuove emissioni, proprio ora che, con le tempeste finanziarie in corso, sarebbe quanto mai utile sia ai risparmiatori sia, in una visione lungimirante, alle stesse banche internazionali, che tuttavia continuano a contrastarlo a tutti i livelli, a quanto pare con un certo successo. 
 
Per sfatare la maledizione delle cose utili, mostrando che non sono difficili, non sono introvabili e non vanno soppresse, abbiamo elaborato un’analisi tipo-Consob su 10 titoli, tra i tanti attualmente “sul banco” (over the counter) delle banche.

I titoli sono tutti venduti al valore facciale (prezzo di emissione 100) ma sono diversi tra loro per emittente, durata, clausole, cedole. Tuttavia un altro pregio dell’approccio probabilistico di Consob era (è) la sua capacità di renderli direttamente comparabili sotto tre importanti profili (c.d. tre pilastri): la scomposizione del prezzo di emissione (unbundling) con l’esplicitazione dei costi; la valutazione dei rischi con l’indicazione delle probabilità di perdita; l’indicazione dell’orizzonte minimo di investimento (qui equiparato con la durata del titolo).

 

L’approccio, oltre ad essere di facile lettura anche per il comune risparmiatore, ha l’ulteriore pregio di essere solido dal punto di vista della teoria finanziaria e pienamente coerente con i sistemi di pricing e di risk management utilizzati internamente dalle banche emittenti in tutto il mondo.

Se una banca in proposito fa orecchie da mercante (e qui l’espressione è appropriata) o non la racconta giusta o si limita a fare da sportello distributore di un produttore a monte (originator).

 

La tab. 1 contiene le informazioni ricavate con l’approccio probabilistico.

 

Come si vede è uno strumento di grande utilità e chiarezza. Un primo risultato (primo pilastro) è la presenza di costi effettivi elevati, tutti sensibilmente superiori ai costi dichiarati nel prospetto. Al riguardo, la più “virtuosa” appare BPM che, forse memore del Convertendo, segnala costi “quasi” allineati agli oneri effettivi che deve sopportare l’investitore (7.92 euro contro effettivi 10.92 euro su 100 investiti).

Un secondo risultato (il secondo pilastro) è la misura del rischio, data dalla probabilità di perdita e dalla perdita attesa (downside risk). Da questo punto di vista, il titolo meno rischioso risulta UBS 2016 (probabilità di perdita 9.9%), seguito da Barcalys 2016 (14.1%). Naturalmente la probabilità mancante (complemento a 1) è quella di risultati positivi e un principio fondamentale in finanza afferma che basso rischio significa basso rendimento atteso e alto rischio alto rendimento. Chi acquista un titolo a basso rischio deve sapere che anche i possibili guadagni saranno bassi mentre chi si aspetta elevati guadagni deve sapere che correrà anche forti rischi. La conferma per i 10 casi esaminati si coglie immediatamente in Fig. 1.
 
 
TAB. 1 La trasparenza dei costi e dei rischi
 
Titolo
Costi dichiarati
Costi effettivi
Scenari con rendimento negativo
Probabilità
Perdita attesa

UBI 2018 subordinato tasso misto

3.91
18.10
43.0%
-57.8%
IMI 2017 basket barrier
6.56
11.28
34.7%
-47.5%

Popolare 2017 cap e floor con spread

3.65
17.29
41.5%
-46.1%
BPM 2014 step-up
7.92
10.92
23.5%
-56.2%
Unicredit 2017 cap e floor
3.79
12.93
30.9%
-45.5%
Morgan Stanley 2016 double inflation linked
0.00
5.07
21.2%
-49.5%
RBS 2016 floor inflation linked
6.00
12.22
26.0%
-52.3%
Macquarie 2017 basket worst barrier
2.50
15.30
23.7%
-58.9%
UBS 2016 fixed Mib index linked
0.00
8.71
9.9%
-53.4%
Barclays 2016 cap index linked
5.00
10.72
14.1%
-58.2%
 
 

Dopo decenni di prospetti informativi prolissi, illeggibili e inutili e dopo una crisi finanziaria mondiale con le radici ben piantate nell’opacità dei prodotti, speriamo che non si voglia sopprimere l’unico strumento efficace di trasparenza messo in campo negli ultimi anni a favore del comune risparmiatore che, per chi lo avesse dimenticato, resta sempre il lato debole di ogni contratto finanziario.

 
FIG. 1
 

 
 

 


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