Evasione di massa: invincibile senza un vero marketing del prodotto "compliance"

di GIUSEPPE PASQUALE - pubblicato il 27/12/2011 in MERCATO & REGOLE
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Si può risolvere nel giro di pochi giorni il contrasto alla evasione di massa? Forse ė giunto il momento di fermarsi e affidare a persone di buon senso, esperte e senza opinioni preconcette, l'analisi delle radici vere del problema.

Uno studio imparziale degli esiti più recenti dell'azione di contrasto confermerebbe che l'effetto deterrenza è quasi nullo quando il contribuente vive nella prospettiva di futuri accertamenti presuntivi.

E che tale effetto, inoltre, si satura assai presto, essendo del tutto irragionevole aspettarsi che esso aumenti all'infinito in proporzione all'aumentare di ogni nuova sanzione per il solo fatto che questa viene annunciata in Gazzetta Ufficiale.

 

Ci sono due novità nel decreto salva Italia che richiamano alcune misure che avevo proposto in passato su www.crusoe.it. Pare opportuno rilevarlo anche perché trattasi di soluzioni inedite su cui è mancato qualunque discussione in ambito specialistico, per quanto mi consti, sia sulla carta stampata sia sul web.

 

La prima riguarda il divieto di mentire quando si viene interpellati dal fisco (articolo 11, comma 1 del decreto legge n. 201 del 2011). Era così anche in precedenza, solo che fino lo 5 dicembre scorso la falsità era sanzionabile in via amministrativa, e quindi uno se la cavava con importi modesti. Mentre d'ora in poi violare il dovere di lealtà verso il fisco sarà reato, presidiato autonomamente con la minaccia del carcere (articoli 482 e 483 del codice penale), quando la falsità s'inserisce in un procedimento che dà luogo ad accertamento di reati tributari. Di una misura del genere avevo parlato qui, punto 4, parte finale di questo post, auspicando successivamente analoga misura anche a supporto dell'operazione "cedolare secca", all'interno della dichiarazione dei redditi, qui.

 

La seconda novità riguarda la opportunità riservata all'impresa o al professionista che optano per un regime premiale dedicato ai virtuosi (articolo 10 del decreto salva Italia). Un regime che promette minori poteri presuntivi in capo al fisco, compreso l'accorciamento dei termini di accertamento. Tutto questo a favore di chi, dal 2013 in avanti, sceglierà di farsi assistere dal fisco accettando, fra l'altro, di trasmettergli in via telematica i corrispettivi e gli importi delle fatture.

Proprio nel senso da me auspicato su questo sito, a cominciare da un post del 2 marzo 2010 (punto 5, parte finale qui), oltre che più diffusamente qui insieme a Sabino Preziuso).

 

Si tratta indubbiamente di un primo passo verso soluzioni più eque e più efficaci.

 

Non posso far a meno di sottolineare, però, che nella sostanza cambierà poco o nulla dato che poi - come purtroppo é avvenuto anche con il decreto legge n. 201 del 2011 - tali misure sono state buttate sbrigativamente nella mischia senza inserirle dentro un contesto organico di profonda riforma del contrasto all'evasione. Un contesto che, al contrario, merita un'attenzione di studio e riflessione assai approfonditi, ben oltre quella che il nuovo governo Monti gli ha potuto riservare nel giro di poche settimane.

Se l'obiettivo è convincere il contribuente a rendersi visibile al fisco, bisogna che le leve motivazionali in grado di traghettare la massa degli autonomi verso questo approdo siano più solide.

Non a caso il 2 marzo 2010 collocavo gradatamente agli ultimi posti (n. 4 e n. 5) le due mini-proposte oggi tornate d'attualità. Significando, evidentemente, che a mio parere tali soluzioni vanno raccordate con altre misure più radicali, da assumere in via pregiudiziale, misure che riporto nuovamente qui di seguito, così come da me auspicate, dato che nel frattempo non si sono verificati fatti che mi inducono a modificare la mia opinione, resa all'epoca a margine di alcune proposte di dettaglio autorevolmente avanzate da Massimo Romano e Vincenzo Visco.

 

<<Ovviamente, in termini propositivi, pochissimi sarebbero oggi nelle condizioni di contrapporre una proposta organica alternativa (bisognerebbe aver lavorato per lungo tempo intorno a un serio studio di fattibilità). Mi limito pertanto a far cenno qui, in cinque punti, su ciò che a mio parere sarebbe utile approfondire nella sede di unauspicabile riforma dei sistemi di contrasto oggi vigenti.

 

1.- Fare leva su una risorsa strategica fondamentale, peculiare solo al popolo delle partite Iva (e non certo al delinquente fiscale che vive di illegalità): mi riferisco alla forte propensione avvertita di sentirsi a posto a ogni costo nei riguardi dellordinamento. Sarebbe a mio parere opportuno, pertanto, canalizzare il cospicuo patrimonio di valori positivi sottostante a questo diffuso bisogno di regolarità, in funzione di un sistema che faccia percepire ai destinatari la inevitabilità (ed effettiva controllabilità verso tutti) delladempimento di pagamento che viene loro imposto;

  

2.- Assegnare un ruolo nuovo e preminente alle politiche di comunicazione pubblica riguardo alla fiscalità di massa: vale a dire costruire un sistema di regole che siano co-decise, già in fase di progettazione, dalla stessa struttura tecnica di gestione posta al servizio della loro divulgazione (compresa la comunicazione di tutte le conseguenze per il trasgressore). Sarebbe come mettere in campo una sorta di marketing istituzionale del prodotto compliance, finalizzato a far sì che la massa dei destinatari percepisca tali regole in modo corretto, così che ne resti facilitato il pagamento spontaneo, in conformità ai giusti principi di capacità contributiva;

 

3.- Studiare la fattibilità di sistemi alternativi quali a esempio quelli che privilegiano fin dove è tecnicamente fattibile, metodi di calcolo predeterminato delle imposte (a forfait), o ancora, sistemi basati sul cosiddetto grattino fiscale, vale a dire su un congegno nel quale la ricevuta fiscale incorpora una lotteria capace di generare una vincita (ne ho scritto, con Mauro Marè, in altro articolo). >>

 


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